Quanto adoriamo Zara Larsson e il suo sostegno alle donne, prima degli Mtv Ema 2020 leggi l'intervista

Di Maria Elena Barnabi
·4 minuto per la lettura
Photo credit: Erik-Henriksson
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From Cosmopolitan

Cantante, ballerina, autrice: Zara Larsson non ha ancora 23 anni, ma quando parla di donne e di sesso sembra una femminista degli Anni Settanta. Famosissima, per esempio, la foto che nel 2015 Zara Larsson postò su Instagram, con il suo piede infilato dentro un preservativo per incoraggiarne l’uso (la caption era: “Nessun uomo è troppo grande”). Quando poi la vedi sul palco (io l’ho vista per la prima volta quando di anni ne aveva 18) ti rendi conto che ha una presenza scenica pazzesca. Nata il 16 dicembre del 1997, Zara ha vinto a 10 anni la versione svedese di Got Talent e da allora non si è mai fermata: nel 2013 il primo singolo Uncover, nel 2014 il suo primo album, nel 2016 la collaborazione con David Guetta in This One’s for You, inno degli Europei di calcio del 2016, e nel 2017 il suo secondo album So Good, mentre l'anno prossimo dovrebbe arrivare Poster Girl, il nuovo lavoro. Ha vinto tre MTV Europe Music Awards, quattro Grammy svedesi e tre Nickelodeon Kids’ Choice Awards e domenica 8 novembre canterà agli Mtv Emas 2020, che questa volta saranno interamente digitali. Zara Larsson è candidata come Best Nordic Act.

Questa è la seconda volta agli Mtv Emas. Quanto sei cambiata?

«Tantissimo. Quella del 2016, agli Mtv Emas di Rotterdam, è stato la mia primo volta su un palco così grande e importante. Ero così nervosa…. Quando ho cantato l’ultima nota, mi sono girata verso le ballerine e ho detto: “We did it”. Non ci potevo credere».

A questo giro lo show è registrato. Meglio o peggio?

«È diverso. Quando sei live, devi fare tutto giusto. Invece quest’anno abbiamo avuto il lusso di poter rifare quando non eravamo soddisfatti del risultato. Abbiamo registrato a Londra e per me è stato rendermi conto di quanto le cose fossero davvero difficili per via del Covid».

In Svezia non avete avuto il lockdown. Com’è stato?

«A Londra è stato terribile: ho fatto la quarantena, e mi son sentita così sola. Avevo voglia di uscire di casa e abbracciare sconosciuti. Ho toccato con mano quanto deve essere stata dura, e ancora lo è, per le persone malate, le persone anziane e tutte quelle che sono sole per davvero».

Hai iniziato da giovanissima: quando hai capito che esibirti era la tua vita?

«L’ho sempre saputo, ed è una cosa strana perché i miei genitori non sono per niente coinvolti nell’ambiente della musica o dello spettacolo. È sempre e solo stata una cosa mia. Ricordo ancora la mia prima esibizione davanti a un pubblico: avevo 9 anni, era un concorso all’interno di un centro commerciale, lo vinsi e dissi a mia mamma: “Voglio fare questo per il resto della mia vita”».

È stato difficile farsi largo nello showbiz?

«Sì, anche perché la diseguaglianza tra i due sessi è stridente. Io non ho mai lavorato con produttrici, per esempio. Ecco perché appena ne ho la possibilità, favorisco sempre le donne: se devo entrare in studio a registrare e ho bisogno di due musicisti, voglio che siano ragazze. È una cosa che dovremo fare tutte: a parità di bravura, scegliamo sempre le donne. Così dopo un po’ un po’ le diseguaglianze spariranno. Dobbiamo sostenerci a vicenda».

Photo credit: Bryan Bedder
Photo credit: Bryan Bedder

Cosa significa per te sostenere le donne?

«Intanto bisogna dare credito a quello che dicono. Il Metoo è nato perché nessuno ha mai creduto alle denunce di quelle che hanno subito una violenza. Di fronte a una denuncia, spesso la prima reazione è: “Sarà vero? Forse si è inventata tutto”. E poi bisogna assolutamente cambiare la narrativa e dire basta a frasi come: “Quella ha fatto carriere perché è andata a letto con il capo”. Ci danneggiamo a vicenda se ripetiamo queste storie».

Sei una che parla esplicitamente di sesso. Quando sono avanti le ragazze di oggi?

«Io sul mio comodino tengo sempre il Satisfyer, un sex toy che funziona benissimo. Ma purtroppo vedo che l’idea della purezza e della verginità fa ancora troppi danni. Sento molte ragazze usare frasi come: “È carino, ma non credo che si meriti di venire a letto con me”, come se fare sesso significhi dare via una parte di se stesse. Vorrei che tutte capissero che il sesso non è una cosa che ti fanno, ma una cosa che tu fai, attivamente e con piacere. Purtroppo ancora molti uomini sono complici di questi pensieri».

Il machismo tossico fa ancora tanti danni nei giovani ?

«Troppi. Ancora troppi ragazzi pensano che l’emotività voglia dire essere deboli. Dobbiamo insegnargli che possono essere uomini onorevoli, coraggiosi e sensibili. Se imparano a essere sensibili con se stessi, poi lo saranno con tutti».

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