A quanto pare un tempo gli esseri umani potevano entrare in letargo (e nel 2020 sarebbe stato utile)

Di Redazione
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Photo credit: Steven Ritzer / EyeEm - Getty Images
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Da qualche parte, circa 300 mila anni fa, compare l'Homo sapiens (cioè noi). Studiando i fossili e i resti dei nostri antenati abbiamo tentato di ricostruire le loro abitudini, i loro spostamenti e soprattutto il modo in cui riuscivano a sopravvivere in un ambiente totalmente avverso. Attraverso le ossa e la loro crescita nel tempo, ad esempio, si potrebbe dire come un umano cambiava durante un ciclo stagionale, dalla calda estate al rigido inverno.

Un luogo prezioso per questi studi sono le grotte, rifugi naturali e imprescindibili per sopravvivere. Nello specifico le grotte di Atapuerca, in Spagna, sono un un sito archeologico di immenso valore dove sono stati trovati oltre 1.600 fossili umani.

Photo credit: JMN - Getty Images
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Alcuni studiosi sono convinti che durante la lunga permanenza nella profondità delle grotte per resistere all'inverso l'Homo sapiens entrasse in letargo. Sappiamo che gli animali che attivano questa condizione biologica si preparano accumulando depositi di grasso e abbassano la temperatura corporea, riducendo anche il battito cardiaco. L'uomo è diverso.

Gli indizi che hanno trovato gli studiosi sono segni molto visibili sugli scheletri e una serie di altre deformazioni come tumori e in generale tendenze al rachitismo. Ogni anno questi uomini soffrivano di osteodistrofia e malattie simili come se si accettasse un compromesso tra lo stanziamento per lungo tempo sotto terra ma allo stesso tempo scarsa nutrizione e assenza di vitamina D data dalla luce del sole.

Se queste teorie fossero confermate avremmo scoperto un tassello enorme riguardo alla nostra evoluzione e forse ci spiegheremmo meglio il fatto che dopo così tanti anni siamo ancora qui.