Quel livido per sempre. "Il tempo reale di un abuso, anche se breve, è eterno per chi lo subisce"

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Photo credit: courtesy
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Nadia ha 16 anni, «quasi 17». Un pomeriggio qualunque subisce un abuso insopportabile, poi si guarda allo specchio: fuori sembra la stessa di prima, ma dentro di lei è cambiato tutto. Nadia è La ragazza ha volato, interpretata da Alma Noce nel film di Wilma Labate (Orizzonti extra). La sceneggiatura è scritta dai fratelli D’Innocenzo, «io ci ho messo lo sguardo femminile», dice la regista.

Photo credit: Camilla Morandi - Corbis - Getty Images
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Nadia è una ragazza come tante, non vive in un contesto degradato, eppure nessuno si accorge del suo dramma.

La sua è una famiglia monoreddito, alla quale non manca il necessario, che vive in un quartiere dignitoso. Appartiene a quella che, una volta, si sarebbe chiamata “middle class povera”, ora ancora più povera e dall’identità confusa. I genitori e la sorella si occupano di lei per le necessità di base, però non comunicano, nemmeno tra di loro. Ma in quante famiglie c’è il tempo di comunicare in profondità? Nadia invece vuole acchiappare la sua identità, per sentirsi meno sola.

Perché ha deciso di raccontare lo stupro in una scena molto lunga, mostrando anche il prima e il dopo?

Spesso al cinema vediamo solo l’atto di trenta secondi perché, se c’è della brutalità, passa ugualmente. Invece ho scelto di girarla in ogni dettaglio: il tempo reale di un abuso, anche se breve, è lunghissimo, eterno per chi lo subisce. Nei confronti degli attori, Alma Noce e Luka Zunic, mi sono posta nel modo più delicato possibile, ho cercato di non brutalizzarli. È una scena che fa male.

Però anche i momenti più duri conservano un’apparente normalità…

Penso che 9 donne su 10 abbiano ricevuto almeno una volta nella vita un abuso, magari lieve. E che rimanga nella loro memoria per sempre, anche come senso di colpa: spesso la violenza rimane non detta perché la donna finisce per colpevolizzarsi.

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