Questo è quello che ci avete risposto al sondaggio sulla seconda ondata + i consigli dello psicologo

Di Valentina Ciannamea
·6 minuto per la lettura
Photo credit: Maskot
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From Cosmopolitan

Bar e ristoranti chiusi dalle 18, ritorno allo smart working e in alcuni casi alla didattica a distanza: nelle ultime settimane sembra che la nostra vita debba essere di nuovo messa in “quarantena” anche se non con le stesse limitazioni del lockdown che abbiamo vissuto la scorsa primavera. Eppure, molte libertà che credevamo riconquistate questa estate tornano ad essere meno scontate. Le faremo le vacanze di Natale dove vogliamo e con chi vogliamo? Quali e quanti amici possiamo davvero vedere? E le nostre famiglie? Tra nonni, fratelli, zii e cugini è facile arrivare a un nucleo che superi di gran lunga i 6 o 4 congiunti che potremmo vedere a cena.

Di fronte a questo nuovo (o vecchio) scenario, ti abbiamo chiesto di rispondere al nostro sondaggio su Instagram per capire in quale mood sta vivendo la nostra community (ragazze noi siamo con voi). Ecco che cosa ci avete risposto.

Ci sono arrivate tantissime e risposte e abbiamo delineato così un quadro dell’umore che stiamo vivendo tutte. Alcune risposte ci hanno stupito: il 59% rinuncia all’aperitivo, ehi ragazza ma dov’è finito l’aperitivo su zoom con la BBF? E poi cos’è questa storia che rinunciamo ai concerti? Ben l’87% ha risposto che aspetta quando si potrà tornare negli stadi o nei parchi a sentire musica. Siamo d’accordo, ma nel frattempo qualche concerto da sentire in streaming non è poi così male. La musica ci svolta l’umore e lo sai. Per la nostra community Netflix come se piovesse. Come darti torno: divano e Netflix (con chat aperte) sono la nostra comfort zone. Quanto al lavoro, beh sì è un peccato non poter andare in ufficio e prenderci la pausa caffè con i colleghi, per il 59% delle cosmogirl è meglio che stare a casa.

Cosa dice lo psicologo di questo nostro mood

La pandemia ha effetti manifesti ed effetti più insidiosi. Mentre la crisi economica è ben visibile, riconosciuta e combattuta, le conseguenze psicologiche sono ampiamente sottovalutate e ignorate”, spiega il dottor Riccardo Germani psicologo presso il Centro Medico Santagostino di Milano. “La socialità è uno dei nostri bisogni fondamentali. Varie ricerche dimostrano che la solitudine e l’isolamento sociale possono avere effetti deleteri sul benessere e aumentare i livelli di stress negativo. Le risposte al sondaggio mostrano che se è possibile uscire e incontrare qualcuno preferiamo farlo, ma se siamo costretti a stare a casa da soli perdiamo anche la voglia di chattare o fare videochiamate (figuriamoci dopo una giornata in smart working) e preferiamo stare per conto nostro”.

La tecnologia in questo può venirci incontro, “ma nel breve termine”, aggiunge Germani. “Durante il primo lockdown abbiamo accettato di vivere su Zoom, anche se con fatica, convinti che dopo qualche mese saremmo tornati alla normalità. E così è stato. Per qualche mese. Ora, di fronte alla seconda ondata le persone sono molto più scoraggiate: nei mesi precedenti hanno impiegato tutte le risorse psicofisiche a loro disposizione e la prospettiva di un inverno in lockdown sta minando il morale. Così ripieghiamo su noi stessi, ci rifugiamo nel mondo alternativo delle serie tv, che ci fanno evadere, distrarre, sognare. Non credo che abbiamo ancora capito la portata che questa pandemia avrà a livello psicologico e sociale. Forse siamo ancora in una fase di negazione”.

Ma se abbiamo meno voglia di anticipare l’aperitivo o di prendere il caffè al bar – almeno finché sarà possibile – e sentiamo la mancanza dell’ufficio, non la pensiamo così per quanto riguarda la didattica a distanza. Farla alle superiori o all’università forse non è del tutto un male. “La didattica a distanza può fornire nuovi stimoli e spunti di riflessione sia per gli insegnanti che per i ragazzi”, dice l’esperto, “non me la sento di dire che non funziona in assoluto - e per ora è una risorsa indispensabile - però non credo possa essere la modalità principale di vivere la scuola, che deve essere un luogo di incontro in cui portare anche il corpo, che in adolescenza assume un ruolo fondamentale”.

E per quanto riguarda lo svago? Non solo Netflix, anche leggere ci aiuta a stare più in armonia con noi stesse. “Meglio leggere i libri di carta ed evitare gli ebook”, consiglia Germani. “Stiamo troppo online, siamo costretti di continuo a contatti immateriali e virtuali. È importante ritrovare la fisicità dove si può, riattivare i sensi, così penalizzati da mascherine, guanti e DPI. Sfogliamo un libro, sentiamo l’odore che fa, ascoltiamo la musica di una pagina che gira… Questo ci riporta anche nel momento presente e aiuta a ridurre l’ansia digitale”.

Ultimo, ma non ultimo il distanziamento sociale ci allontana dagli amici più di quanto vorremmo: “la pandemia aumenta la mortality salience, ovvero la consapevolezza della morte. Non solo la propria ma anche quella dei propri cari. E i nonni sono le persone più fragili ed esposte. Vorremmo proteggerli, ma dobbiamo stare lontani. È straziante. Non possiamo neanche stare tranquilli quando incontriamo i nostri amici”.

Photo credit: David Shopper
Photo credit: David Shopper

4 tips per affrontare il momento secondo l’esperto

  1. Capire che siamo fatti di emozioni. Siamo un groviglio di nervi, desideri, paure. Non possiamo vivere questa fase della nostra esistenza in modo passivo, dobbiamo familiarizzare con il nostro mondo interiore. Se non conosciamo le emozioni rischiamo di esserne sopraffatti. Siamo costretti a stare più tempo con noi stessi, sfruttiamolo per conoscere i nostri pensieri, non anneghiamoli subito in qualche serie tv o distrazione. Concediamoci la rabbia, il nervosismo, la tristezza, la nostalgia, la paura...

  2. Smart working non vuol dire non avere confini. Lavorando da casa è più facile perdere il senso del tempo e del limite. Si rischia di non staccare mai, anche perché il lavoro diventa un rifugio un po’ maniacale, un modo per non pensare. Invece va gestito il tempo, bisogna concedersi le pause giuste e chiudere il pc quando la giornata è finita. Finché è possibile meglio uscire di casa almeno per una camminata, sempre rispettando le regole.

  3. Scrivere. La scrittura aiuta a dare forma alla matassa di pensieri e stati d’animo che attraversiamo giornalmente e permette di osservare le paure in modo più oggettivo.

  4. Esercizio fisico e alimentazione sana. Aiutano la mente a stare meglio. Con l’arrivo dell’inverno e le giornate più corte è più facile mettersi sotto le coperte con un film su netflix e delle patatine. E non c’è niente di male a farlo una volta ogni tanto. Però non deve diventare abitudine. L’esercizio fisico stimola il sistema immunitario. Ci sono diverse cose che si possono fare a casa anche con le palestre chiuse. Basta mezz'ora di attività fisica. Anche mangiando bene proteggiamo il sistema immunitario.

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