Raoul Bova oggi parla della sua rinascita dopo 2 anni difficili, e della stima infinita per Armani

Di Monica Monnis
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Photo credit: Elisabetta Villa - Getty Images
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Belli, ricchi, di successo. Che sia dietro uno schermo di un televisore, di uno smartphone o un tablet, sembrano invincibili, come se nulla potesse scalfirli e fondamentalmente fossero immuni dalle grane quotidiane di noi comuni mortali. Ultimamente questa dinamica in parte tossica sembra essersi invertita, e finalmente anche i cosiddetti vip, quelli del profilo verificato e delle foto patinate, hanno aperto il vaso di Pandora raccontando che i problemi ci sono anche in paradiso, e che anche dall'altra parte della barricata le strade sono piene di buche e deviazioni.

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Raoul Bova a cuore aperto ha parlato del tunnel buio e scomodo che lo ha ospitato per due anni e della luce ritrovata grazie al lavoro (stasera lo vedremo su Canale 5 nei panni di Giorgio Armani nella fiction dedicata alla storia della moda tricolore, Made in Italy) e soprattutto al caldo abbraccio della famiglia, della quasi/moglie Rocío Muñoz Morales e i suoi quattro figli "belli, dolci e complicati".

"Ho toccato il fondo e la sfida è stata non naufragare. Ho perso i miei genitori in poco tempo: devi fare i conti con le tue fragilità. La mia debolezza si è rivelata la mia forza", ha raccontato Raoul, 50 anni il prossimo 14 agosto, a Il Corriere della Sera, confermando le confessioni delle sue più recenti interviste in cui si è raccontato senza trucco e senza inganno, tra gioie come l'Emmy per La Reina del Sur e dolori come il dolore per la morte di papà Giuseppe nel gennaio del 2018 e ventidue mesi dopo di mamma Rosa, a cui si è aggiunto il dramma della pandemia e di un brutto infortunio fisico.

"Ho dovuto trovare il coraggio per andare avanti. La debolezza psicologica aveva coinciso con quella fisica: negli stessi giorni in cui moriva mia mamma mi ero fratturato due ossa della gamba. Sentivo sprofondare le mie certezze", ha detto, spiegando i motivi del suo "crollo" . E poi il body shaming di cui è stato vittima una volta allontanatosi dagli stereotipi e dalle (assurde) aspettative. "Ci sono momenti in cui si è più forti e altri più deboli e le critiche feriscono. Ero aumentato di peso per un ruolo", ha ammesso, "ora sono tornato come prima ma per me ha sempre contato il lavoro e su questo sono stato sempre molto autocritico, limitandomi anche un po’. Per me il tema non è mai stato: bellezza — non bellezza. Per me si tratta di: impegno — non impegno. La bellezza è quello che riesci a esprimere".

Un percorso di rinascita, raccontato nel suo libro Le regole dell’acqua uscito in libreria a fine 2020 ("Aprire il mio cuore mi ha fatto bene. Dovevo fermare il dolore che dilagava, lo dovevo fare per me e per le persone che amo, per i miei figli"), foraggiato dall'amore di "quattro figli belli, dolci e complicati" e di Rocío, la sua metà della mela e la sua "guerriera che non ha paura di niente, nemmeno di morire per te" e che "ti prende, ti salva quando sei in difficoltà, ti guarda le spalle".

Un altro tassello fondamentale per il come back di Raoul, l'incontro con Manuel Bortuzzo, promessa del nuoto costretto sulla sedia a rotelle dopo una sparatoria, e suo padre "che ha lasciato tutto per stare vicino al figlio" e che gli ha ricordato tanto papà Giuseppe. "Ho messo a confronto il mio dolore con il suo: ci siamo dati energia. Mi mancava tanto mio padre ma vedevo il suo", ha raccontato, "il loro rapporto mi emozionava. Grazie a lui ho ripreso ad allenarmi e, da ex sportivo, ho pensato a una staffetta per battere un record mondiale (con Brembilla, Magnini e Rosolino ndr)". Nel presente tanti progetti interessanti, nel futuro il teatro e forse un altro figlio ("Io e Rocio siamo già sposati! La progettualità, in questo momento, è più nello star bene e in un possibile altro figlio. Io non metto limiti alla provvidenza", le parole di lui a Oggi).

In Made in Italy presta il volto e gli occhi azzurro cielo a Giorgio Armani, suo amico da quasi 30 anni, da quel 1994 e il primo invito a una sua sfilata ("Mi sembrava di aver vinto un Oscar). "È stato il mio anello di congiunzione con l’Italia nei quattro anni in cui ho vissuto a Los Angeles. Era l’epoca di 'Alien Vs. Predator' e, per non vedermi proporre solo ruoli di un certo tipo, facevo di tutto per confondermi tra gli americani: studiavo in modo maniacale l’inglese, volevo cancellare ogni accento", ha svelato sempre al Corriere, "un giorno l’ho incontrato a un evento e ho visto in lui l’atteggiamento opposto: era fiero di essere italiano e raccontava chi era attraverso la sua arte. Per me è stata una grande lezione" (una delle tantissime lectio magistralis del designer piacentino). Un'interpretazione che ha colpito positivamente Re Giorgio che ha fatto recapitare all'attore "un biglietto scritto di suo pugno" pieno di i complimenti, che giustamente è finito in una cornice. Tutto è bene...