(Ri)vestiti, usciamo. Non ci sembra ancora vero, ma presto sarà così

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Photo credit: COURTESY OF PRESS OFFICE - CHANEL
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Tutte in tuta? Mica tanto. È bastato intravvedere una minuscola luce in fondo al tunnel pandemico per far accendere, come lanterne cinesi, le sinapsi della grazia ritrovata. Il futuro è femmina, o quantomeno è più elegante degli standard grigio felpa a cui ci hanno abituate dodici mesi di confinamento forzato. A dirlo sono i look della prossima stagione, prevedibilmente spoilerati da quelli della P/E. Ma non solo: lo dicono anche gli stilisti, primo fra tutti Gherardo Felloni che, commentando in diretta streaming il ritorno al tacco del pur sempre calibratissimo Roger Vivier, ha ammesso di aver puntato sul desiderio delle donne di (ri)elevarsi a pertichevoli altezze.

Photo credit: studio paura
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Ma fino a che punto si spingono le sensazioni e oltre quale soglia si misurano i fatti? Il sondaggio condotto per Elle da Havas International snocciola dati significativi: per il 30 per cento delle italiane, l’aspetto è diventato più importante nel preabbrivio post pandemico, con dieci punti di ottimistico distacco rispetto alle concittadine del mondo, ancora arroccate su un più cauto 20 per cento. Attente al prezzo, alle promozioni e ai materiali organici – fattori che ci toccano oltre la media globale – avremo pure assimilato i pregi dello shopping online, ma al momento non vediamo l’ora di rifiondarci nelle boutique dei nostri brand preferiti, semi-doppiando – 18 a 10 – le percentuali delle altre. Insomma, stiamo seminando buoni intenti non certo per raccogliere look sciallosi e pantofole king size, ma per riappropriarci di forma e bellezza, con un’idea di stile che trascende l’aspetto esteriore per allinearsi (anche) a valori etici doc.

In diretta Skype, Gabriele Colangelo descrive il tutto perfettamente: «Credo in una femminilità intelligente e gentile, in una forma di sensualità che sfugge l’esibizione: ormai le donne non dovrebbero più avere bisogno di conferme altrui per piacersi. La mia idea di eleganza nasce dalla fluidità dei materiali che accompagnano i movimenti e si modellano su di essi, conta molto la gestualità. Per l’autunno ho lavorato sull’idea di avvicinare il corpo alla materia, ho usato la seta stropicciata come alternativa a un tipo di aderenza che sconfina spesso nel volgare. Ma senza mai punire le forme, anzi: valorizzandole».

Photo credit: Aljaz Habjan
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Sospese tra l’inebriante sogno della libera uscita (più 525 per cento di outfit sciistici, più 440 per cento di look disco, cita un report di TagWalk) e un ritrovato senso della misura, ci stiamo lentamente allontanando dai cliché della dominatrice, della fatalona e della nouvelle bourgeoise (trend in caduta fra il 36 e il 67 per cento) per rituffarci nelle tonalità pastello (più 73 per cento), nelle gonne (più 56 per cento) e nelle lunghezze fluttuanti (più 37 per cento), chiosa lo stesso report. Che, tra l'altro, indica anche il look più cliccato del prossimo A/I: l'uscita numero 6 di Prada, manifesto effimero di perfetta contemperanza degli opposti. Abito svasato di seta nera, camicia di flanella a quadri scozzesi sfumati, guanti fantasia extra long e boots vinaccia con strategico flatform. Stilose, sì, ma comode e al calduccio.

Photo credit: COURTESY
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Qualcosa è cambiato, dunque. In primis, l’idea stessa di eleganza. Che, ora, viaggia con un chip integrato di funzionalità non negoziabile. «Questo in qualche modo ha funzionato a mio favore», ha riferito alla stampa Giorgio Armani a proposito della sua collezione autunnale. «Il comfort è qualcosa che ho sempre ritenuto fondamentale per il successo del mio lavoro. Se ti senti a tuo agio con gli abiti che indossi, ti senti sicura. Ma questa tendenza a un atteggiamento più sciolto non ha intaccato il desiderio di rappresentarsi in modo piacevole, né la voglia di bellezza ed eleganza. Si può essere sofisticate pur indossando capi più informali e rilassati, anche se prevedo che quando riprenderemo a vivere in modo normale ci sarà un ritorno al “vestirsi” via via che le persone torneranno a socializzare. In questo contesto, l’eleganza non passa mai di moda».

Photo credit: COURTESY
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I parametri però sono variabili. Si passa dagli strati di tweed su chiffon di Chanel, sintesi di efficienza climatica e ritrovata femminilità, alle filologiche rivisitazioni Fifties di Rochas; dalle sontuose mises en noir di Saint Laurent all’hackeraggio creativo di Alessandro Michele, che per festeggiare il secolare anniversario di Gucci ha «saccheggiato il rigore anticonformista di Demna Gvasalia per Balenciaga e la tensione seduttiva di Tom Ford» nella nuova collezione Aria. Percorsi diversi, ma con un trait d'union comune: mai come in questo momento, calarsi idealmente in un look di sfilata è stato più facile e appagante. Segno che la moda sta tornando a essere come per tacito accordo volevamo che fosse: più che una croce, una delizia. Un'alleata, in grado di catapultarci nell'empireo dell'eleganza in piena sicurezza, grazie a tagli e dettagli che permettono di muoversi en souplesse, senza nulla sottrarre al look. O meglio, per dirla con Alessandro Michele: «Un’immersione profonda ed estatica in tutto quello che oggi ci manca in maniera struggente: una festa d’aria, un giubileo del respiro».

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Photo credit: tagwalk
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