Riccardo Scamarcio: «Non m'importa se non sono più un sex symbol»

Di Redazione Gente
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Photo credit: Riccardo Scamarcio
Photo credit: Riccardo Scamarcio

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Gli occhi verdi di Riccardo Scamarcio guizzano maliziosi e soddisfatti mentre illustra la sua nuova creatura. E non stiamo parlando della figlia Emily, nata la scorsa estate, frutto dell’amore per la manager inglese Angharad Wood, più grande di lui di sei anni e già mamma di una ragazzina. L’attore pugliese è un animale da set: ad accendere i suoi occhi di passione è il lavoro davanti e dietro la cinepresa. E stavolta Scamarcio è pure produttore, oltre che sceneggiatore e protagonista de L’ultimo paradiso, diretto da Rocco Ricciardulli, già disponibile su Netflix. Un progetto ambizioso, nel quale l’attore si è cucito il personaggio su misura: seduttore, idealista, ma anche birbante quanto basta per far scattare in ogni donna il desiderio di conquistarlo e redimerlo.

Photo credit: Riccardo Scamarcio
Photo credit: Riccardo Scamarcio

La trama è semplice: in un paese del sud Italia, nel 1958, Ciccio Paradiso (Riccardo Scamarcio) è un contadino sposato con Lucia (Valentina Cervi) con la quale ha un bambino. Poiché sogna di cambiare in meglio la società, lotta assieme ai suoi compaesani contro chi da sempre sfrutta i più deboli. Nel frattempo tradisce la moglie con la giovane Bianca (Gaia Bermani Amaral), che è figlia del suo più acerrimo nemico: Cumpà Schettino (Antonio Gerardi), il cinico proprietario terriero che dissangua i contadini. Date le premesse, la tragedia sta proprio proprio dietro l’angolo e l’inquieto, ribelle Ciccio Paradiso dovrà presto fare i conti con la dura realtà.

Photo credit: Riccardo Scamarcio sul set di L'ultimo paradiso
Photo credit: Riccardo Scamarcio sul set di L'ultimo paradiso

Il fatto che l’attore sia papà in scena («Ma lo sono già stato molte altre volte!», rivendica lui) è l’occasione per stanarlo anche sulla vera paternità, riguardo alla quale è stato, finora, abbottonatissimo. «Da quando sono padre ho scoperto l’amore ancestrale, fisico, che non ti prevede e va al di là di te stesso», spiega con il suo stile enfatico e anche un po’ criptico. Quanto basta per capire che l’esperienza l’ha trasformato e l’amore per la piccola l’ha travolto. Anche se poi dichiara che il lavoro rimane per lui sempre al primo posto: il set è il luogo dove si sente di più a proprio agio e, anche se ora c’è una figlia della quale occuparsi, non ha accennato a diminuire il ritmo, anzi.Quest’anno lo vedremo anche negli attesi film Tre piani di Nanni Moretti e La scuola cattolica di Stefano Mordini. «Ho proprio accelerato. Porto sempre il lavoro a casa: un giorno anche mia figlia capirà che il cinema è meglio della vita».

L’ultimo paradiso s’intitola così non solo per via del cognome del protagonista, ma perché è ambientato in Puglia, amatissima terra natia dell’attore che vive a Roma da molti anni, «ma che non ho mai lasciato», tiene a precisare. «Abbiamo girato nei luoghi della mia infanzia. In una scena si vede proprio il posto dove, da bambino, andavo a funghi con mio padre dietro Castel del Monte, nella Murgia. In quanto produttore ho potuto scegliere dove fare le riprese, ed è stato bello». l film tratta temi a lui cari. «Lo sfruttamento, la disparità e la lotta di classe che sono ancora attuali. Allora c’erano le ragazze sfruttate per raccogliere le fragole, oggi ci sono gli extracomunitari. Il caporalato esiste sempre». L’altro tema è il dolore di chi lascia la propria terra. «Da un lato c’è chi sogna di andarsene ed emanciparsi; dall’altro quelli che ce l’hanno fatta e provano nostalgia per le proprie radici. L’Italia ha avuto un’importante storia di migrazione. Magari oggi un italoamericano di Boston o Chicago vedendo questo film si riconosce nella scena del bambino che impasta le orecchiette sul tavoliere con la nonna: mi farebbe piacere. Quella scena è frutto dei miei ricordi personali». Il suo personaggio, che come detto è un marito fedifrago che sogna di darsi alla fuga con la giovane amante, come padre è però molto affettuoso... «Mio papà non lo è stato particolarmente, invece a me piace essere fisico, abbracciare, toccare e poi parlare in dialetto, come modo per creare un legame speciale. Tornare al pugliese per raccontare questa storia mi è piaciuto moltissimo».

Photo credit: Riccardo Scamarcio sul set di L'ultimo paradiso
Photo credit: Riccardo Scamarcio sul set di L'ultimo paradiso

Nei giorni scorsi l’attore è apparso in Tv per promuovere L’ultimo paradiso. Aveva lunghi ricci spettinati e stretti in un codino - «perché», ci dice, «in questi giorni sto girando L’ombra di Caravaggio, diretto da Michele Placido» - e qualche chilo di troppo che appanna il suo fascino latino. Sui social le critiche sono state immediate, alcune davvero triviali, ma lui non se ne cura. Dice infatti di non provare nostalgia per il suo passato di sex symbol, dei tempi di Tre metri sopra il cielo, il film che lo lanciò nel 2004, a 25 anni. Allora le ragazzine lo inseguivano sbracciandosi urlanti. «Ormai ho superato i 40, le ragazze troveranno un altro per cui sgolarsi e da abbracciare», replica facendo brillare gli occhi verdi. «Nonostante le difficoltà di oggi il cinema infatti non morirà mai perché comunica direttamente con il nostro inconscio: ne abbiamo bisogno tutti. Non vedo l’ora in cui riapriranno le sale e potremo riabbracciarci tutti».

Testo di Sara Recordati

Tutte le foto sono state pubblicate da Gente