Riflessioni a tema doppiaggio: un mestiere amato e odiato in Italia, ieri e oggi

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Photo credit: Bettmann - Getty Images
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"E così andiamo avanti, barche contro la corrente, incessantemente trascinati verso il passato" scriveva il celebre scrittore statunitense Francis Scott Fitzgerald. Quante volte vi è capitato di emozionarvi in un mercatino dell’usato davanti a un libro, un accessorio o un capo di abbigliamento appartenuto a un passato ormai lontano? O di rimettere in ordine una soffitta impolverata e ritrovare un oggetto che riporta alla mente preziosi ricordi e una piacevole nostalgia? In questa rubrica vogliamo parlare dell’irresistibile anima vintage che è presente in ognuno di noi in diverse percentuali. Perché è impossibile cancellare quello che è stato, anche perché a volte serve guardare indietro per trovare l’ispirazione, nella moda, nell’arte, nella musica e nella vita.

“Dicono che lo stesso Charlot abbia ammirato la pastosa voce attribuita da Sandro Ruffini al suo personaggio, esatta nella misura dell’accentuazione, anche se molto dissimile dalla sua, che è di una musicalità fredda” riporta un vecchio articolo su La Domenica del Corriere del 1955, pubblicato a pochi giorni dalla scomparsa della voce italiana del celebre attore comico Charlie Chaplin.

“Chi sono gli attori italiani che doppiano la voce dei loro colleghi stranieri” si intitola tale articolo che riflette sul mestiere del doppiatore che, ancora oggi, è spesso al centro di polemiche tra coloro che denunciano l’autenticità di un film visto in lingua originale, e chi celebra la professionalità e bravura delle voci italiane.

“La versione dei film stranieri in un’altra lingua è una pratica strana e, tutto considerato, contrastante con le esigenze della verità e dell’arte. Soltanto in Italia, in Spagna e in pochi altri Paesi questa pratica è adottata; altrove, come in Francia e in Svizzera, si preferisce lasciare agli interpreti la loro voce genuina, adottando il sistema delle didascalie scritte ai piedi del fotogramma per consentire la comprensibilità” continua a osservare l’autore dell’articolo dell’epoca.

La questione del doppiaggio è sempre stata assai delicata. Perchè è indubbio che in alcuni casi dare a un attore una voce che non è la sua può alterare l’autenticità di un film o di una serie tv. Basti pensare al caso Her - Lei, il film di Spike Jonze in cui Scarlett Johansson è presente esclusivamente come voce dell’intelligenza artificiale che interagisce con il protagonista interpretato da Joaquin Phoenix. Nella versione italiana è stata scelta Micaela Ramazzotti per il ruolo, ma così facendo, è come se il nostro paese avesse eliminato Johansson dal cast, in un certo senso. Oppure curiosa la scelta presa per la risata inquietante di Phoenix nei panni di Joker nel film di Todd Philips, che è stata mantenuta originale facendo doppiare in italiano solo la parte parlata dell’attore.

In alcuni casi infatti il doppiaggio potrebbe modificare l’interpretazione dell’attore, soprattutto quando il lavoro sul personaggio richiede un particolare lavoro sulla caratterizzazione della voce, con versi, sospiri e modulazioni particolari su cui si lavora per mesi prima di girare. “E’ chiaro che togliere la propria voce a un attore significa togliergli una parte della sua personalità, e non la minore. Per pregevole che sia la nuova voce, non appartiene all’attore e, perciò stesso, lo raffigura in un’alterazione che, in qualche modo lo tradisce, come se a un volto si sovrapponesse una maschera”.

Ma è pur vero che in Italia abbiamo dei professionisti del doppiaggio molto bravi, e delle icone che abbiamo identificato con volti noti del grande e piccolo schermo. Non è lo stesso vedere Eddie Murphy senza la risata storica di Tonino Accolla, ed è impossibile immaginare il monologo allo specchio di De Niro in Taxi Driver senza la voce di Ferruccio Amendola, non credete?

“La necessità del frequente doppiaggio ha creato una vera e propria scuola di attori, che si sono venuti via via affinando, acquistando un’abilità di cui si conoscono ottimi risultati”. Ma non tutti sanno, o almeno non se ne parla spesso, che i doppiatori si ritrovano a doppiare anche colleghi connazionali, non solo star internazionali, “specie per le connazionali che hanno aspetto gradevole, ma non sono in grado di pronunciare le battute con le giuste inflessioni” si legge nell’articolo degli anni 50 ed è valido ancora oggi.

In fondo “i doppiatori contribuiscono anch’essi a un successo, sia pure attraverso una falsificazione che, per uno spettacolo d’arte, si stenta a giustificare” e la questione resta delicata, con un pubblico diviso in fazioni pro e contro. Vedremo il futuro dove ci porterà, ma al momento ci sono alcune sale cinematografiche che propongono la visione di film in originale, per i “puristi” cinefili che preferiscono questa visione.