Rigorosa, lieve e intimista: la moda del designer Erdem è quasi una filosofia di vita

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Photo credit: Tom Mannion - Courtesy of Erdem
Photo credit: Tom Mannion - Courtesy of Erdem

Le sue origini sono canadesi, e dopo una laurea a Toronto è volato a Londra grazie a una borsa di studio per un master in moda al Royal College of Art. E qui è rimasto Erdem, iniziando a muovere i primi passi a fianco di Diane von Fürstenberg, per poi lanciare il brand che porta il suo nome. Ripercorrere la sua brillante carriera da quel giorno - sono passati 17 anni - e in un momento storico di incertezza come questo, regala un'iniezione di ottimismo.

Il suo marchio è alla soglia, per così dire, della maggiore età. C'è un ricordo in particolare che le va di raccontarci?

Avevo uno studio piccolissimo nell'East London, e quando dico "piccolissimo" par- lo davvero di pochi metri quadrati. La prima volta che un grande magazzino ha comprato le mie collezioni non ero neppure equipaggiato per il servizio di consegna, così sono saltato su un black cab e ho portato decine di abiti con le mie mani.

Photo credit: Tom Mannion - Courtesy of Erdem
Photo credit: Tom Mannion - Courtesy of Erdem

Cos'è cambiato, per lei, da allora?

Tutto e niente. Continuo a cercare di realizzare abiti eterni, che dureranno per generazioni, e di adattarmi alle nuove tecnologie. Parallelamente, cerco di diventare sempre più sostenibile, specie nella produzione delle collezioni.

Se non avesse fatto lo stilista...

Sarei un costumista teatrale. Adoro creare costumi di scena, l'ho fatto per il Royal Ballet ed è stata una delle esperienze più belle della mia vita.

Le sue collezioni assottigliano la distanza tra moda e Haute Couture. A che tipo di donna pensa quando disegna?

Per me è difficile ispirarmi a un tipo di donna preciso. Quando disegno racconto delle storie, penso a qualcosa o qualcuno di curioso che ho incontrato nel mio percorso. La cosa più bella è vedere la diversità delle donne che indossano i miei capi: dalla business woman alla pittrice...

Per la P/E 2021 ha scelto come riferimento la scrittrice attivista Susan Sontag e il suo libro The Volcano Lover. Come mai?

Adoro l’eleganza degli abiti aristocratici del XVIII secolo. Il libro mi è stato regalato da un amico, ed è stato il mio miglior compagno durante il lockdown a Londra. Dopo averlo finito ho iniziato a fare ricerca su parka, giacche e abiti di quel tempo.
Proprio da lì è nato tutto.

A proposito di passato: se potesse invitare a cena tre personaggi che non ci sono più, quali sarebbero?


Oscar Wilde per la conversazione brillante, Nina Simone per sentire un po' di buona musica, e Marlene Dietrich per tutti gli
aneddoti che avrebbe da raccontare.

Molte celebs hanno indossato i suoi capi, da Keira Knightley a Kate Middleton, a Megan Markle. Di chi è più orgoglioso?

Sarebbe troppo semplice nominare una star. Il mio pensiero invece va spesso a Wendy Davis, ex senatrice del Texas che rimase in piedi in aula 11 ore di fila, cinque anni fa, per evitare misure più restrittive contro l'aborto nel suo Stato. È una donna straordinaria, e indossava uno dei miei abiti in quel momento. Sono cose come queste a rendermi orgoglioso del mio lavoro.

Un'artista, invece, che le è rimasta nel cuore?


Madonna. Lavorare con lei è magnifico. È una grande professionista anche quando non si esibisce sul palco.

Cosa prevede per il futuro della moda?

Difficile dirlo. Quanto è successo, unito al climate change, ci dimostra che il fashion
system si stava comportando in modo sbagliato, consumando a dismisura e non rispettando il pianeta. Spero che si apra una nuova era di rispetto verso l'ambiente, verso noi stessi e verso le generazioni future.

Parla di sostenibilità. Che cos'è per lei?

Una parola oggi un po' inflazionata: poche aziende riescono a essere totalmente sostenibili. Io faccio del mio meglio, a partire dalla produzione che avviene per metà nel Regno Unito e per metà in Portogallo.

C'è un luogo che non vede l'ora di visitare, quando viaggiare sarà sicuro?

Vorrei tornare insieme a mio marito a Mexico City. Lui fa l'architetto e, durante un tour, ci siamo innamorati delle case di Luis Barragán. Vorremmo rivederle. Per quest'estate, invece, speriamo di andare con una coppia di amici a Patmos.

Photo credit: Tom Mannion - Courtesy of Erdem
Photo credit: Tom Mannion - Courtesy of Erdem