Ripartiamo da zero. La pandemia ci offre un’occasione imperdibile...

Di Maria Elena Viola
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Photo credit: Elle
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Ripartiamo da zero. La pandemia ci offre un’occasione imperdibile. Ha tirato il freno a mano su un mondo in corsa, un bolide in balia di un ragazzino incosciente eccitato dalla velocità, che schiacciava il pedale beandosi del vento in faccia e dei traguardi da bruciare e spostare sempre più in là; ignorando quello che c’era intorno, travolgendo con irresponsabile arroganza cose e persone – e valori, ideali, etica, buonsenso – fregandosene di appestare l’aria col suo motore a milioni di cavalli e di lasciare dietro di sé cumuli di macerie. C’è ancora il segno delle gomme sull’asfalto. Una frenata secca e improvvisa ha sbalzato fuori quel guidatore dissennato, e fatto schiantare contro un muro la fuoriserie fiammante. Stop. Si può riparare la macchina e riprendere la corsa, senza aver imparato niente. O si può decidere di cambiare la modalità del viaggio. E il mezzo. E la velocità. E la meta. Cominciando a guardare non solo l’asfalto davanti a sé, ma anche il cielo e il paesaggio circostante. Le diverse specie che lo abitano.

Ripartiamo da zero. Non uno, ma tre. Zero emissioni, zero concentrazione di ricchezza, zero disoccupazione. È la “ricetta” di Muhammad Yunus, economista bengalese e premio Nobel per la pace, ideatore del microcredito: “il banchiere dei poveri”, come molti lo hanno ribattezzato. Lo abbiamo intervistato in questo numero speciale Green, perché come lui pensiamo che la strada della “rivoluzione sostenibile” non si possa più limitare alla sola salvaguardia dell’ambiente, ma alla tutela di un sistema interconnesso che comprende la natura e tutti gli esseri viventi: piante, animali, persone.

Non c’è salvezza finché si sfruttano le risorse che mette a disposizione il pianeta per avvantaggiare pochi a danno di molti. Non c’è progresso finché il sistema economico aumenta le diseguaglianze invece di vincerle, calpestando il suolo e i diritti di chi è già in una posizione di debolezza. «14 trilioni di dollari di incentivi sono stati già mobilizzati per riportare l’economia alla velocità di prima», fa notare Yunus. «Ma non sarebbe meglio usare quei soldi per costruire un nuovo motore, invece che riparare quello vecchio?». Cosa ci serve ancora per capire che quella velocità non può portarci lontano?

Riscrivere regole e paradigmi. Di questo abbiamo parlato con celebrities in prima linea sulle battaglie ambientaliste, da Jane Fonda a Gisele Bündchen, scrittori pessimisti ma non rassegnati, come Jonathan Franzen, giovani attivisti dei Fridays for future, stilisti e brand che già hanno iniziato a invertire la rotta, giovani designer pioniere di un sistema produttivo più inclusivo e rispettoso. E anche col nuovo inviato per il clima della casa Bianca, John Kerry.

Insomma, un bel campionario di green-ambassador autorevoli e fortemente motivati nella lotta globale al cambiamento climatico e nella costruzione di un mondo più equo. Il primo obiettivo è noto: ridurre le emissioni di gas serra di almeno il 55 per cento entro il 2030. Ma altri traguardi sono tracciati entro quella data nell’Agenda delle Nazioni Unite e illustrati in 17 goals per lo sviluppo sostenibile sottoscritti nel 2015 dai governi di 193 Paesi membri dell’Onu. Lotta alla fame e alla povertà, fine delle disuguaglianze all’interno e fra le nazioni, tutela dei diritti umani e dell’uguaglianza di genere, investimento su fonti di energia pulita, difesa della vita sulla terra e sott’acqua, promozione del consumo e della produzione responsabile, creazione di città e comunità sostenibili. Il piano è ambizioso e poco il tempo per realizzarlo. Ci vuole l’impegno dei governi. E anche il nostro.

Già, noi cosa possiamo fare? Anche nel piccolo, moltissimo. Abbiamo imparato a differenziare, comprare in modo più consapevole, riciclare, muoverci in bici invece che in auto, usare meno plastica, dare più spazio al verde. Per salvare il mondo, che sembra (ed è) un’impresa titanica, tutti possiamo contribuire in qualche modo, fino a cambiare lentamente, ma in modo inesorabile, il nostro modo di pensare e di agire. Abbiamo riservato il primo di una serie di speciali dedicati alla bellezza, ai gesti e ai cosmetici rispettosi dell’ambiente. Il settore è in crescita e una nuova sensibilità si sta facendo strada attraverso l’uso di ingredienti 100 per cento vegetali e cruelty free, confezioni refill, nuovi rituali nella Natura.

Il pianeta è la nostra casa. E quando dico nostra, intendo di tutti. Trattiamola con amore. Pensando non solo a noi ma anche agli altri coinquilini di ogni latitudine. E a quelli che arriveranno. Ché noi, a volte ce lo scordiamo, siamo solo di passaggio.

P.S. Scrivetemi pareri, commenti, consigli a direttoreelle@hearst.it