“Rispetteremo le donne sotto la Sharia”: parlano i talebani al governo, ma non convincono per nulla

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Photo credit: Paula Bronstein - Getty Images
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Martedì 17 agosto, a 48 ore dalla presa di Kabul, i talebani hanno tenuto la loro prima conferenza stampa. È stato un momento molto seguito dai media e dai governi internazionali, ansiosi di scoprire la linea di comando con cui i talebani si sarebbero presentati all'insediamento in Afghanistan, 25 anni dopo la loro prima conquista, nel 1996. La prima sensazione data dalle parole di Zabihullah Mujahid, che si definisce portavoce dell'Emirato islamico, è stata una sorta di sorpresa generale perché non tutti si aspettavano un discorso apparentemente moderato. "Rispetteremo le donne" ha addirittura dichiarato Mujahid. Lo sgomento però ha presto lasciato spazio a una consapevolezza, quella che presentarsi con un volto conciliante verso i costumi dell'Occidente aiuti i talebani ad essere riconosciuti dai governi internazionali e che, dietro a questa dinamica si celino le stesse abitudini del terrore di più di vent'anni fa.

Durante la conferenza, Mujahid ha parlato per alcuni minuti, dopodiché ha risposto alle domande dei giornalisti. Il primo punto affrontato è stato quello di una promessa di pace, per un Afghanistan che non sia più zona di conflitto: "Abbiamo perdonato tutti quelli che hanno combattuto contro di noi. […] Non vogliamo più nemici interni o esterni". Il giuramento dietro questa affermazione è che non ci saranno ritorsioni o esecuzioni per chi, nei vent'anni precedenti, ha collaborato con gli Usa o altre potenze alleate, ovvero per tutte quelle persone che attualmente stanno cercando una via di fuga da Kabul e che purtroppo, data la complessa organizzazione dei voli, non stanno riuscendo ad abbandonare il Paese. "Non vogliamo che i giovani che sono cresciuti qui se ne vadano. Sono una risorsa. […] Nessuno sarà interrogato o perseguito" ha aggiunto Mujahid in proposito.

Photo credit: WAKIL KOHSAR - Getty Images
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I giornalisti hanno chiesto al portavoce di esprimersi sul futuro rapporto del governo talebano con i media che, nelle sue parole: "Non dovrebbero lavorare contro di noi. Dovrebbero lavorare per l’unità del paese"; sul proposito di abolire le coltivazioni di papavero da oppio; sul rapporto attuale dei talebani con al Qaida, che hanno risposto: "Il territorio dell’Afghanistan non sarà usato contro nessuno. Possiamo assicurare questo alla comunità internazionale". Risposte da molti definite vaghe e non sufficienti, ma abbastanza per dare un'immagine di rinnovati ideali.

Soprattutto questa linea è stata tenuta da Mujahid quando è stato toccato il tema dei diritti delle donne. Pur sottostando alle leggi della Sharia in vigore nell'Emirato islamico, le donne potranno avere più libertà rispetto a prima: "Abbiamo l’intenzione di rispettare i diritti delle donne sotto il sistema della Sharia. [Le donne] lavoreranno spalla a spalla con noi. Vogliamo rassicurare la comunità internazionale che non ci saranno discriminazioni". Poi, rispondendo a una domanda, il portavoce ha aggiunto: "Permetteremo alle donne di lavorare e studiare all’interno del nostro sistema". Un cambio netto rispetto al governo che dal 1996 al 2001 ha imposto alle donne di indossare il velo totale, ha vietato loro l'istruzione, il lavoro, la possibilità di uscire di casa se non accompagnate da un membro della famiglia, di guidare una bici, una moto, una macchina. Ma nonostante la promessa di un futuro migliore sembri allettante, ciò che le donne afghane e il resto del mondo si chiedono è: cosa resterà di queste promesse quando l'attenzione della comunità internazionale sarà altrove?

Photo credit: HOSHANG HASHIMI - Getty Images
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Di come il regime talebano non mantenga i propri buoni propositi se ne sono avuti svariati esempi durante il loro governo, durato dal 1996 al 2001. Lo riporta The Atlantic che grazie al lavoro giornalistico di Graeme Wood, ha ricostruito la situazione attuale afghana in parallelo ad alcune delle vicende più truci del loro primo insediamento. Scene a cui oggi non avremmo voluto ripensare, consci della possibilità che si ripetano. "Quando i talebani saccheggiarono Kabul 25 anni fa, il gruppo dichiarò che non era in cerca di vendetta, offrendo invece l'amnistia a chiunque avesse lavorato per l'ex governo" scrive The Atlantic "Al momento di quella promessa, il presidente deposto, Mohammad Najibullah, non era disponibile per un commento. I talebani lo avevano castrato e, secondo alcuni rapporti, gli avevano infilato in bocca i genitali recisi e poco dopo era stato appeso a un lampione".

Questa volta la pesa di Kabul si è svolta senza spargimenti di sangue di simile portata, il presidente Ashraf Ghani ha lasciato il Paese in modo pacifico e per le strade, riportano le fonti sul campo a The Atlantic, i miliziani stanno tenendo un ruolo di tutori dell'ordine pubblico più che di esecutori. Tuttavia, resi più duri da anni di marginalizzazione "'Sono entrati in città come un esercito islamico vittorioso', ha detto la fonte a The Atlantic, 'e ovviamente agiranno in questo modo' e considereranno il loro successo come una ricompensa di Dio per non aver mostrato pietà".

In altre parole, le promesse fatte alla conferenza stampa del 17 agosto sono da prendere con grande scetticismo, come chiosa The Atlantic: "I talebani sono crudeli, ma non sono sciocchi, e la magnanimità all'inizio del loro governo non significa che saranno meno vendicativi di quanto non fossero all'apice del loro potere, negli anni '90 e negli anni 2000. Fuori Kabul, vale a dire lontano dagli occhi del mondo, ci sono notizie di esecuzioni sommarie".

Photo credit: WAKIL KOHSAR - Getty Images
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