Rocco Siffredi: "Mio fratello è morto a 12 anni e mia madre è impazzita"

Rocco Siffredi (Photo by Silvia Morara\Mondadori Portfolio\Mondadori via Getty Images)
Rocco Siffredi (Photo by Silvia Morara\Mondadori Portfolio\Mondadori via Getty Images)

Rocco Siffredi ha rilasciato una lunga e commovente intervista a Pierluigi Diaco, durante la trasmissione “Io e te di Notte”, in onda il sabato in seconda serata su Rai Uno. Durante la chiacchierata, l’attore hard si è lasciato andare e ha raccontato un episodio della sua infanzia che lo ha sconvolto e segnato per sempre.

La morte del fratello

Rocco Siffredi ha parlato per la prima volta dalla morte prematura del fratello maggiore, Claudio. “Aveva solo 12 anni- ha spiegato l’attore abruzzese, che ha descritto nel dettaglio ciò che ha vissuto in prima persona - Sono all’asilo, mi vengono a prendere: non è come al solito mia sorella ma una vicina di casa. Mi porta a casa e io sento le grida, mia madre che gridava. Allora salgo in casa, vedo che tutti tenevano mia madre e mio fratello era sdraiato sul letto già morto. Entro nella mia stanza, non capisco nulla: c’erano tutti i palloncini di un compleanno, li faccio scoppiare tutti. Da lì in poi mi ricordo la mia vita". Da allora, la storia della sua famiglia è cambiata in modo indelebile.

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Il dolore della madre

“Da quel terribile giorno, ogni giorno e senza saltarne uno, mia madre è andata al cimitero per far visita a mio fratello, un modo per salutarlo quotidianamente - ha raccontato Rocco Siffredi in tv - Non si è mai abituata alla perdita. L’ho vista soffrire sempre. Una donna che perde un figlio di 12 anni per una crisi epilettica, io ne avevo 6, e tutto ad un tratto impazzisce. Ricordo che metteva da mangiare sul tavolo anche per Claudio che non c’era più. Mio padre le chiedeva di smettere ma lei era sicura che sarebbe tornato. Quando mangiavo e avevo delle abitudini che ho ancora oggi, come mettere il pomodoro di lato sul piatto, mia madre prendeva il piatto e me lo spaccava in testa. Si arrabbiava, mi mordeva le braccia. Io però la guardavo con molta tranquillità e pensavo a quanto soffriva”.

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