On the rocks è Sofia Coppola all'ennesima potenza e Bill Murray che fa Bill Murray

Di Alessio Altieri
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Photo credit: Courtesy Apple Tv+
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From Esquire

Stiamo sempre a dirci e a sentirci dire che la comfort zone fa schifo. È dannosa, noiosa, sterile. Ed è quasi sempre vero, probabilmente. Tanto più che ricalca perfettamente il tabù contemporaneo dell’immobilismo, l’horror vacui da cui siamo tutti affetti, sentendoci in dovere di esserlo. Ma come comportarci se quel comodo divano che è la comfort zone diventasse un lettino d’analisi, un posto su cui, paciosamente, indagarci?

A dieci anni da Somewhere e diciassette da Lost in Traslation, Sofia Coppola torna su quel divano decisa a farne un lettino. L’elemento più decisivo per questo processo di Coppola è che le due cose combaciano, che quel grosso qualcosa contro cui lotta, l’animale che si porta dentro, è anche quello che racconta meglio, ciò in cui riesce a riordinare nel miglior modo pensieri, parole e macchina da presa: il rapporto col padre. Certo che è scontato. Certo che è stato detto. Ma far finta che non sia così in nome di chissà-quale-emancipazione da chissà-cosa sarebbe semplicemente cieco, e distante dalla realtà. Perché la realtà è che con On The Rocks, il suo nuovo film disponibile su Apple Tv+ e prodotto da A24, Sofia Coppola sembra pacificata con tutto questo, e disposta a metterlo in scena in modo semplice e assolutamente diretto.

Photo credit: Courtesy Apple Tv+
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È solo partendo da questi presupposti che si può aprire il film con una schermata nera, e con la voce di un padre che dice a sua figlia, ancora bambina: “E ricorda, non dare il tuo cuore a nessun ragazzo. Tu sei mia. Finché non ti sposerai. Poi, sarai comunque mia”. È struggente ed è soffocante, ma Coppola ha scelto di farlo essere anche divertente, perché a dirla non è Ronald Lisbon, il padre delle vergini suicide, ma Felix, e cioè Bill Murray, il padre ricco e donnaiolo di Laura (Rashida Jones).

Coppola ha deciso di annettere la leggerezza al suo racconto, e non poteva fare scelta migliore. Prendere le distanze dalla seriosità del doversi dimostrare brava a tutti i costi e lasciarsi andare alla commedia, sfiorando, perché no, la commediola, e dirsi che va bene. Il film parla di Laura, una scrittrice di successo, sposata con Dean (Marlon Wayanas) e madre di due figlie. Dean lavora in una startup che va alla grande, e per questo è sempre meno a casa, Laura lavora al suo nuovo libro ma è a un punto morto, sommersa dalle incombenze della quotidianità a cui è lasciata totalmente sola, e inizia a pensare che Dean la tradisca. E poi, dopo averne sentito solo la voce in apertura, al diciottesimo minuto di film fa il suo ingresso Felix, e cioè Bill Murray che fa ovviamente Bill Murray.

Photo credit: Courtesy Apple Tv+
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Un uomo pieno di eleganza, soldi e umorismo, un maschio superficialone che lascia intravedere un po’ di disperazione. Il padre - chissà se per sdebitarsi del suo vecchio tradimento che ha mandato in pezzi la famiglia - vuole andare fino in fondo a questa storia, e capire se davvero Dean tradisca Laura. E poi vuole divertirsi a giocare alla spia, vuole prendere una vecchia e meravigliosa Alfa Romeo e girare “in incognito” con una borsa frigo piena di caviale e un binocolo al collo per pedinare il genero.

Perché la miscela si riveli perfetta, Coppola mette tutti nelle migliori condizioni per non sbagliare. Innanzitutto se stessa, e gira il film a New York, oltretutto nella sua New York, quella fatta di case bellissime e adesivi di Bernie Sanders attaccati sulla porta d’ingresso. Come protagonista sceglie Rashida Jones, figlia di Quincy, una che non deve aver fatto tutto questo sforzo per cogliere l’essenza del punto di vista della regista e della protagonista, quello di vivere, se non all’ombra, quantomeno nella piena consapevolezza dell’imponente personalità del genitore maschio.

Bill Murray fa Bill Murray, dicevamo, e questa è una cosa a cui dobbiamo arrenderci: può continuare a farlo ancora e ancora, ma sarà sempre un po’ diverso, o quantomeno, sempre talmente bravo che a noi andrà bene ogni volta. In una delle migliori battute di Miss Marx, l’ultimo film di Susanna Nicchiarelli, Eleanor Marx (un’altra con un padre di una certa levatura), a proposito del compagno di vita Edward Aveling dice qualcosa il cui senso è: a qualcuno manca qualche grado nella vista, ad altri manca l’insulina, a lui manca il senso della decenza. Non lo stava giustificando, stava solo cercando di capirlo davvero. È proprio per questo che Bill Murray è così speciale, perché sembra mancargli qualcosa (o avere qualcosa in più rispetto a tutti gli altri, che è poi la stessa cosa), sembra sfuggire a tutta una serie di regole, i suoi personaggi possono dire impunemente: "Donne, non puoi vivere con loro, non puoi vivere senza di loro. Ma questo non vuol dire che devi viverci insieme", possiamo continuare a vederlo bere drink, a flirtare e a guardare il culo alle cameriere: lo capiremo. Sofia Coppola l’ha capito più di ogni altro e gli ha scritto un personaggio che non funzionerebbe con nessun altro attore al mondo.

I registi fanno film per se stessi o per il pubblico? Questa è un’annosa questione che se ha un qualche senso ce l’ha con gli auteur, di cui Sofia Coppola fa parte. Se "la verità sta nel mezzo" dovesse rivelarsi la risposta giusta anche a questa domanda, allora On The Rocks potrebbe rivelarsi il miglior film della Coppola post-Somewhere. Un film in cui ha il coraggio di dire attraverso la voce di Billl Murray, e di dirsi, "you have your own adventure".