Romeo Sozzi, l'imprenditore che ha ridato la libertà alla sua azienda

Di Carlotta Marelli
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Photo credit: Courtesy Photo
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From ELLE Decor

Romeo Sozzi riacquista il 100% della Sozzi Arredamenti”. Titola così un quotidiano della provincia di Lecco riportando la decisione della famiglia fondatrice di rientrare in possesso di tutte le quote dell'azienda di arredamento di lusso, di cui fanno parte i brand Promemoria e Bottega Ghianda.

Sozzi Arredamenti è una realtà nata a Valmadrera (Lecco) alla fine dell'Ottocento come bottega di restauro e riparazione delle carrozze dell’aristocrazia locale, per poi orientarsi, negli anni del boom economico e del miracolo italiano, verso la produzione di mobili artigianali. Alla fine degli anni '80 nasce Promemoria, "un universo di alta ebanisteria progettato da Romeo Sozzi" come si legge nel Company Profile. Un universo che si traduce in arredi prodotti come abiti di haute-couture, realizzati a mano e spesso su misura, oppure in tiratura limitata; mobili costruiti con essenze lignee nazionali o esotiche come il cipresso toscano, il sucupira o l’ebano macassar, tessuti preziosi come la seta, il lino e il cashmere e metalli aristocratici come il bronzo, il rame o l'argento.

Ad aprile 2018, in occasione del 30esimo anniversario di Promemoria, l'azienda annuncia la decisione di cedere il 30% delle quote a Nuo Capital (holding che gestisce gli investimenti della famiglia PAO/Cheng di Hong Kong, con quote nell'e-commerce di vino Tannico e in Bending Spoons, la software house milanese sviluppatrice di Immuni). “Eravamo un’azienda di stampo artigianale diventata ormai troppo grande e complessa” ci racconta oggi Romeo Sozzi, classe 1948 e terza generazione alla guida dell'impresa. “Il fondo è entrato con l’idea di darci una mano commercialmente ma a distanza di tempo questa cosa non è avvenuta: anche se non ne conosco le ragioni, quello sviluppo che avrebbero dovuto portare non si è mai realizzato”.

A distanza di due anni, nel pieno di una pandemia che sembra tagliare le gambe a qualsiasi iniziativa, il patron dell'azienda prende in mano la situazione e, a costo di sacrifici enormi, rientra in possesso di tutte le quote. “È stato molto difficile, e adesso mi aspetta una strada ancora più ripida, a partire da una ricostruzione aziendale completa, che guardi al futuro. Vogliamo ricominciare da zero, ricostruendo ogni angolo e ogni perché”.

Come in ogni narrazione del 2020, ecco che arriva il tema Covid-19, fattore condizionante di qualsiasi scelta che, in questo caso, si scontra con lo spirito imprenditoriale, per sua natura ottimista e capace di trasformare la crisi in opportunità. “Questi sei mesi di ‘claustrofobia’ mi hanno fatto riflettere sul rapporto uomo-natura” ci spiega, riferendosi agli alberi come fossero personaggi che crescono insieme a noi e si fanno portatori di ricordi. Per questo, anche quando li trasformiamo in mobili, dobbiamo avere rispetto, scegliendo con attenzione quali legni tagliare e usarli per creare pezzi “semplici, duraturi, da tramandare di generazione in generazione”.

A questa centralità del rapporto uomo-natura, nel nuovo corso della Sozzi Arredamenti si aggiunge un altro minimo comun denominatore: quello della sartorialità, del fatto su misura. Mobili confezionati da persone – volti, mani – che conosciamo e di cui ci fidiamo.

L’importanza di “sapere chi fa cosa per te” è un concetto a cui Sozzi tiene molto: l'azienda deve essere una figura di riferimento “come una volta era il sarto che ci confezionava i vestiti o il medico di famiglia che ci assisteva nei piccoli malanni quotidiani”. Anche in tempi di e-commerce? “Certo, c’è sempre bisogno di avere qualcuno a cui fare riferimento. Anche quando si compra online: magari non sarà più una persona, un volto, ma saranno l’efficienza, l’assistenza e la disponibilità a dare una fisionomia al brand”.

Una piccola, anzi, grande rivoluzione che può succedere solo in un’azienda familiare che gode di qualcosa di infinitamente prezioso e non quantificabile: la libertà. È questa la grande ri-conquista di Romeo Sozzi, che non ha paura di ammettere che dietro la sua scelta c'è soprattutto un atto d’amore, “un atto di rispetto verso il fare che c’è stato, verso le persone che sono passate in un’azienda viva dal 1919”.