RSA che sembrano piccoli borghi e sensori per controllare da lontano gli spostamenti: così si può frenare l’Alzheimer

Donna anziana
Donna anziana

Per una migliore risposta delle cure occorre investire sulle strutture per renderle più casa. Questo è uno dei focus emersi durante il convegno nazionale “Alzheimer: prendersi cura della persona, uno sguardo tra presente e futuro” organizzato da Uneba in collaborazione con Fondazione Molina e Fondazione Don Gnocchi, che si è tenuto il 14 e il 15 giugno a Varese, per fronteggiare una malattia che oggi in Italia riguarda oltre 500 mila persone oltre i 60 anni. «Le strutture stanno cambiando, ma servono più fondi perché vadano verso un nuovo design in grado di riprodurre un paese, in un’ottica di riscoperta del passato – spiega Virginio Marchesi, Uneba Milano – dove i corridoi asettici hanno lasciato il posto a vie arricchite di panchine, aiuole e sulle porte delle camere la cassetta della posta possa riportare alla mente del malato la sua casa».

Piccolo borgo antico per riconnettere il paziente con il mondo e diminuire l’uso dei farmaci

«Riprodurre l’idea di un paese con giardini e cortili per ripercorrere la storia e il vissuto, ricostruire gli ambienti perduti, patrimonio di una infanzia dimenticata, è molto utile per i pazienti che ritrovano in questo modo il proprio passato – sottolinea Marchesi -. Se il paziente vive in un contesto ambientale favorevole anche l’uso dei farmaci viene meno e tutto ciò fa sentire la persona amata, non solo assistita. È una strada iniziata già prima della pandemia, poi il Covid ha complicato la situazione. Il PNRR è un problema perché gli investimenti sono marginali rispetto all’entità delle strutture di cui stiamo parlando e soprattutto prevede una situazione fatta di domiciliarità e residenzialità alternative, noi vogliamo superare questo concetto per far sì che le RSA diventino sempre più patrimonio del territorio, un servizio a disposizione delle persone, aperte e non chiuse. Con servizi anche diurni e a domicilio».

Sensori di ultima generazione per un monitoraggio da Grande Fratello

Tante le idee e i progetti all’analisi della categoria, che ha evidenziato nella tecnologia una preziosa alleata. «Stiamo vagliando le novità che già propone il settore e devo dire che grazie alla tecnologia si possono avere dei grossi miglioramenti nelle relazioni – ammette Marchesi – se si sposta l’attenzione dal controllo alla comprensione è possibile migliorare la qualità della vita dei malati e dei caregiver. Perché ciò sia possibile è indispensabile rendere le persone più libere in un ambiente simile a quello domestico, anche se di cura, piuttosto che asettico e neutro, ad esempio con sensori per il tracciamento di ultima generazione che, pur nel rispetto della privacy, permettono al caregiver o all’operatore di effettuare un controllo da remoto. Una sorta di terzo occhio che da un lato garantisce al malato un senso di autonomia, e dall’altra permette di avere monitorato ogni spostamento. I sensori possono essere braccialetti, oppure tecnologie anche più avanzate come microchip per le scarpe. Da esperienze già fatte sembrano funzionare non solo nelle strutture, ma anche a domicilio, in accordo con i famigliari».

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