Sì, è ufficiale Roberto Benigni riceverà il Leone d'oro alla carriera a Venezia 2021

Di Elena Fausta Gadeschi
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Photo credit: Elisabetta A. Villa - Getty Images
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Roberto Benigni è Leone d'oro alla carriera della 78esima Mostra del Cinema di Venezia. La decisione arriva direttamente dalla Biennale, che ha accolto la proposta del direttore della Mostra Alberto Barbera di rendere omaggio a uno dei maggiori interpreti del cinema italiano contemporaneo. "Sin dai suoi esordi, avvenuti all'insegna di una ventata innovatrice e irrispettosa di regole e tradizioni Roberto Benigni si è imposto nel panorama dello spettacolo italiano come una figura di riferimento, senza precedenti e senza eguali", ha spiegato il direttore della Mostra, Alberto Barbera. "Alternando le sue apparizioni su palcoscenici teatrali – ha continuato Barbera – set cinematografici e studi televisivi con risultati di volta in volta sorprendenti, si è imposto in tutti in virtù della sua esuberanza e irruenza, della generosità con cui si concede al pubblico e della gioiosità appassionata che costituisce la cifra forse più originale delle sue creazioni".

Photo credit: TIMOTHY A. CLARY - Getty Images
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L’attore e regista, 68 anni e già premio Oscar come migliore attore protagonista per il suo film La vita è bella, nell’accettare la proposta ha dichiarato: "Il mio cuore è colmo di gioia e gratitudine. È un onore immenso ricevere un così alto riconoscimento verso il mio lavoro dalla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia". Conosciuto e ammirato in Italia e all'estero come uno degli interpreti più significativi del panorama cinematografico, Benigni inizia la sua carriera da molto lontano, a Castiglion Fiorentino, un piccolo paese della Toscana dove nasce il 27 ottobre 1958 da famiglia di umili origini. "I miei genitori mi hanno fatto il dono più grande al mondo: la povertà" dirà nel 1999 agli Academy Awards durante la premiazione agli Oscar. Proprio da papà Luigi imprigionato tra il '43 e il '45 dai nazisti nel campo di concentramento di Bergen-Belsen, il figlio Roberto in seguito prenderà ispirazione per La vita è bella.

Iscritto dapprima in seminario, lo abbandona dopo l'alluvione del 4 novembre 1966 per compiere gli studi secondari nell'istituto tecnico commerciale Datini di Prato conseguendo il diploma di ragioniere. La sua vera grande passione è però lo spettacolo e nel 1971 esordisce al Teatro Metastasio di Prato con lo spettacolo Il re nudo di Evgenij L'vovič Švarc, diretto da Paolo Magelli. Nello stesso periodo Roberto diventa una presenza fissa del Beat '72 e ottiene una certa notorietà nel mondo dello spettacolo recitando monologhi caustici e spassosi nei panni di Cioni Mario, il personaggio in gran parte autobiografico di un contadino toscano che porterà al cinema in Berlinguer ti voglio bene di Giuseppe Bertolucci e che contiene già l'ambivalenza che caratterizzerà anche in seguito le sue interpretazioni. Da un lato una smisurata esuberanza gestuale e soprattutto verbale, che ricorre volentieri all'eloquio plebeo e all'aperta irriverenza verso qualsiasi forma di autorità; dall'altro lato un candore quasi infantile, che lascia spesso intravedere una vena di surreale e malinconica poesia. Nel 1978 inizia una sorta di sodalizio artistico con Renzo Arbore con cui darà vita a programmi televisivi di grande successo come L'altra domenica e a film come Il Pap’occhio e F.F.S.S. cioè che mi hai portato a fare sopra Posillipo se non mi vuoi più bene, quindi recita in pellicole come Chiedo asilo di Marco Ferreri, e ne Il minestrone di Sergio Citti.

Photo credit: Michael Ochs Archives - Getty Images
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Nel 1983 esordisce alla regia con Tu mi turbi, sul set del quale conosce l'attrice Nicoletta Braschi che diventerà sua moglie il 26 dicembre 1991 e che da quel momento sarà praticamente presente in tutti i film diretti dal marito. Nel 1988 incomincia una proficua collaborazione con lo scrittore e sceneggiatore Vincenzo Cerami in alcune pellicole di cui Benigni è anche produttore e che ottengono uno straordinario successo di pubblico come Il piccolo diavolo, dove recita al fianco di Walter Matthau nei panni di un diavoletto inviato sulla terra per scoprire il mondo; Il mostro, pellicola che allude al famigerato mostro di Firenze e Johnny Stecchino, dove Benigni si sdoppia in due personaggi, interpretando l'ignaro sosia di nome Dante di un temuto boss mafioso che viene attirato a Palermo con l'inganno e viene usato come bersaglio al posto di un gangster. In questi film mette a tacere la sua vena più aggressiva e popolana per concentrarsi su tematiche scottanti e attuali come appunto il mostro di Firenze e il fenomeno del pentitismo mafioso, che però non viene visto totalmente di buon occhio dalla critica, specie per il periodo che l’Italia stava affrontando all'epoca. Il film verrà rivalutato negli anni a venire.

Photo credit: Arnaldo Magnani - Getty Images
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Dopo il già ricordato successo de La vita è bella, che racconta la tragedia dell’olocausto in una declinazione differente da quella sino ad allora comunemente utilizzata e che su sette candidature agli Oscar conquista tre statuette, nel 2001 comincia la lavorazione di Pinocchio, di cui è regista e attore protagonista, e che si rivelerà il film più costoso della storia del cinema italiano (45 milioni di euro). Nella pellicola Roberto Benigni scelse di essere quanto più fedele al romanzo di Carlo Collodi e infatti sono davvero poche le differenze riscontrabili rispetto al romanzo. In Italia il film ottenne ottime recensioni da parte della critica aggiudicandosi due David di Donatello e un Nastro d’argento per la migliore colonna sonora e ottenendo uno strepitoso successo al botteghino (26,2 milioni di euro di incassi). Nel resto del mondo e in particolare in Usa il film fu invece un flop, arrivando a coprire a malapena i costi di produzione e ricevendo ben sei candidature ai Razzie Awards come peggior film. Un risultato controverso che non ha impedito a Benigni di accettare, 17 anni più tardi, il ruolo di Geppetto nel rifacimento di Pinocchio per la regia di Matteo Garrone. “Un grande personaggio, una grande favola, un grande regista: fare Geppetto diretto da Matteo Garrone è una delle forme della felicità” disse l’attore a proposito della loro collaborazione.

Photo credit: Laura Lezza - Getty Images
Photo credit: Laura Lezza - Getty Images

Oltre che come attore e regista, Roberto Benigni è ricordato anche per le sue seguitissime e provocatorie incursioni in trasmissioni televisive quali il Festival di Sanremo (del quale ha condotto una controversa edizione nel 1980) e Vieni via con me con Fabio Fazio e Roberto Saviano. Celebri anche le sue letture dantesche, il testo chiave della sua cultura istrionica e della sua formazione religiosa. L’ultima lettura pubblica delle terzine del Sommo Poeta risale al 25 marzo scorso al Palazzo del Quirinale, dove in occasione del Dantedì ha declamato il XXV canto del Paradiso.