Sì, in Italia c'è un grosso problema con gli obiettori di coscienza, e non possiamo smettere di parlarne

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Photo credit: Stefano Guidi - Getty Images
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Va bene (anzi è doveroso) parlare del Texas e di cosa sta succedendo negli USA sul fronte aborto, ma non sarebbe il caso anche di fare il punto sulla situazione italiana? Va bene, la 194 ci fa sentire protette, ci diciamo "Non possono toglierci il diritto all'aborto dall'oggi al domani". Eppure non siamo così ingenue da pensare che sia tutto ok. La storia e il movimento femminista ci insegnano che non è mai il caso di abbassare la guardia e che i diritti delle donne sono sempre presi d'assalto e a rischio di retrocedere; le dichiarazioni dei politici antiabortisti ci fanno drizzare le antenne (e venire i brividi) e i dati ci dicono di continuare a lottare. Qui in Italia, infatti, avremo anche una legge che tutela l'IVG legale e sicura, ma abbiamo un grosso problema: ci sono almeno 15 ospedali con il 100% di ginecologi obiettori.

Sì, l'obiezione di coscienza è la piaga della 194 perché - vuoi per motivi ideologici, vuoi per problemi pratici (spesso manca un'adeguata formazione e i ginecologi che eseguono le IVG rischiano di venire oberati di richieste) - una consistente percentuale di operatori sanitari tra ginecologi, anestesisti e infermieri si rifiuta di svolgere le pratiche abortive. Da una nuova mappatura (ancora parziale) presentata durante il Congresso Nazionale dell’Associazione Luca Coscioni e realizzata da Chiara Lalli, docente di Storia della Medicina, e Sonia Montegiove, informatica e giornalista, emerge come in almeno 15 ospedali italiani non siano presenti medici disposti a eseguire le IVG. Semplicemente non ce ne sono. Questo è un dato piuttosto grave anche perché la legge 194, pur prevedendo la possibilità di obiezione di coscienza, stabilisce anche che ospedali e case di cura sono tenute ad assicurare comunque che le IVG vengano svolte. I singoli, quindi, possono rifiutarsi di eseguire le pratiche legate all'aborto, ma questo non deve riguardare l'intera struttura che deve continuate a garantire il servizio trovando una soluzione. Non solo: le singole Regioni avrebbero il compito di controllare che questo avvenga e in caso correre ai ripari. Dalla nuova mappa è evidente che questo non avviene sempre.

"Secondo la Relazione ministeriale sull’attuazione della 194", scrive Lalli su Instagram, "la percentuale più alta di obiezione di coscienza è l’85,8 della Sicilia e in Molise c’è l’82,8% di obiettori su 24 ginecologi (più o meno 4)", "La Relazione", aggiunge però la docente, "non vede gli ospedali con il 100% di ginecologi obiettori di coscienza e non si accorge che in Molise non ci sono 4 non obiettori ma uno (è il medico che sta andando in pensione da alcuni anni) e mezza (una ginecologa a tempo parziale)". Insomma, a suo dire per capire se la 194 sta venendo applicata adeguatamente sul territorio italiano non bastano delle generiche percentuali sugli obiettori. "Dovremmo sapere come sono organizzati i reparti, il numero di aborti, il tempo di attesa, la RU486", spiega Lalli che si chiede anche perché "se l’obiezione vale per le procedure e le attività 'specificamente e necessariamente dirette a determinare l’interruzione della gravidanza' (articolo 9), gli anestesisti e il personale non medico dovrebbero poter obiettare?". Servono innanzitutto dati più dettagliati: abbiamo bisogno di tracciare un quadro più chiaro della situazione per poter identificare i problemi. E poi c'è da chiedersi se al giorno d'oggi è davvero questo il modo giusto per assicurare alle donne l'accesso sicuro all'interruzione volontaria di gravidanza. In Sicilia, secondo un’inchiesta di Repubblica, l’alto numero di obiettori e le difficoltà di spostamento in altre regioni stanno già portando a un aumento dei casi di aborto clandestino. Non possiamo smettere di parlarne.

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