Sì, siamo esseri speciali e a Venezia 2021 ci sono (almeno) due film che lo dimostrano

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Vi piacciono le sfide? Questa di Gabriele Mainetti con Freaks Out, presentato ieri in Concorso, lo è. Contro ogni piccolezza del cinema, contro ogni logica e saggezza e persino contro le anime belle e benpensante.

A chi altro, nella stentata economia del pensiero di oggi, in Italia, potrebbe venire in mente di mettere insieme queste magiche creature speciali, la ragazza elettrica Aurora Giovinazzo, che rischia di fulminare chi ama ma è tanto poetica quando accende le lampadine con un bacio al Circo di Israel, Giorgio Tirabassi? E ancora l’uomo cane (già è una prova di forza nascondere Santamaria sotto il pelo), e l’albino che ammaestra gli insetti, un Pietro Castellitto dalla presenza surreale eppur stringente, magico, e infine l’uomo magnete Giancarlo Martini.

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A chi altro, se non a Mainetti, potrebbe venire in mente di partire con la massima poesia e poi squassare tutto con la bomba, la guerra del '43, l’assurdo Berlin Circus nazista, l’ufficiale pianista Franz con sei dita, gli esperimenti sulla razza e i mutanti, l’orrore dei gas e la revenge finale, contro la Storia, di una teenager freak che ha i poteri e insieme le grandi responsabilità? Nella scena che mi perturba di più, c’è persino la Resistenza senza la parola Resistenza, quei "diavoli storpi” (genio Max Mazzotta) che intonano Bella ciao, in un fumetto esasperato, con malinconia e botti speciali, grottesco e larger than Life, impegno e tigna da blockbuster, cose da noi inedite. E sì, qualcosa di troppo magari c’è, nella battaglia Mainetti si dilunga, ma non è meglio per il nostro cinema dire “troppo" piuttosto che “meno”? Siamo pronti per il salto, e come scriveva Gabriele Niola su queste pagine, sì, siamo cambiati. II nostro cinema va sempre più veloce.

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Intanto, un consiglio: agli antipodi di questi Freaks che spaccano il mondo con la loro diversa bellezza, a Orizzonti extra c’è un film piccolo, di un regista finlandese, Teemu Nikki, con deficit visivo, si intitola The blind man who did not want to see Titanic. Il protagonista è cieco e paralizzato, e non per finzione, intraprende un viaggio da solo verso l’amore che conosce solo via vocal. Succederà di tutto, l’umanità è cattiva ma non lo ferma. Bellissimo è dir poco: è un film speciale con primi piani a volte sfocati come la vista del regista e nessun pietismo, cattivi incontri e dibattiti nerd, coltissimi, su fumetti, hard rock, videogiochi, molta azione e, sì, cinema, quello che il protagonista guardava prima dell’incidente e di cui gli restano i dvd. Se lo potesse vedere, questo attore “speciale” Petri Poikolainen amerebbe il film di Mainetti .



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