A San Marino l'aborto è ancora illegale, ma un Referendum potrebbe cambiare le cose

Di Redazione Digital
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Photo credit: Danielle Kiemel - Getty Images
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Se vivi a San Marino e vuoi abortire non hai molte opzioni: devi prendere la macchina, spostarti di venti chilometri, entrare in Italia e andare in una qualsiasi clinica di Rimini. Lì per legge puoi accedere all'IVG anche se, per farlo - se non sei residente - devi sborsare una certa cifra. Non ci sono alternative perché nella piccola Repubblica di San Marino l'aborto è ancora illegale e lo è in ogni caso: stupro, malformazione del feto, pericolo per la vita della donna. Incredibile, no? Ora, però, le cose potrebbero cambiare grazie all'Unione Donn Sammarinesi (UDS) che sta organizzando una raccolta firme per un referendum che legalizzi l'IVG. "Se tutto va bene, voteremo a settembre", spiega Karen Pruccoli, membro dell'UDS, al Corriere della sera. E c'è da augurarsi che vinca finalmente il "sì".

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Sul territorio europeo "solo Andorra, Gibilterra, Liechtenstein, Malta, Polonia e Città del Vaticano non hanno legalizzato l’aborto oltre alla nostra Repubblica", spiega Pruccioli, "Di solito San Marino arriva in ritardo rispetto all’Italia, ma in questo caso di tempo ne è trascorso". Sono passati 43 anni per la precisione dal 1978 quando in Italia è stata approvata la legge 194 che ha legalizzato l'IVG, ma nel piccolo stato indipendente con i suoi 61 km circa di estensione tra Emilia-Romagna e Marche e quasi 34 mila abitanti, chi abortisce rischia ancora dai 3 ai 6 anni di carcere. "A lungo a San Marino ha dominato un atteggiamento ipocrita: far finta che non esista il fenomeno dell’aborto",continua la portavoce dell'UDS, "Gli articoli del codice penale che di fatto di fatto l’hanno messo fuori legge risalgono al 1865. Sono stati confermati in epoca fascista, come in Italia fu confermato il codice Rocco e poi riconfermati nel 1974. Poi l'Italia nel 1978 regolamentò l’aborto e San Marino si girarono dall’altra parte, le norme rimasero, pur senza portare a condanne, di cui non si ha memoria recente”.

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Ora il piano dell'UDS è quello di raccogliere firme sufficienti per chiedere un referendum e provare a contrastare con la volontà popolare le forze politiche conservatrici e filo-cattoliche molto forti nel Paese. L'attuale governo di larghissime intese che include destra, sinistra e movimenti popolari, unito al fatto che tutti i referendum nella Repubblica sono senza quorum, lascia ben sperare. "Si è scelto di percorrere la strada del referendum", spiega infatti Pruccioli,"così come nel 2018 accadde in Irlanda dove l’ipocrisia del divieto d’aborto fu superata con la vittoria del sì". Per ora il 15 marzo il referendum è stato dichiarato ammissibile dal Collegio Garante della Costituzionalità e ora servono circa 1000 firme per ottenerlo. I membri dell'UDS sono fiduciosi e continueranno la raccolta firme fino alla prima metà di giugno. "Siamo un’associazione che riunisce uomini, donne, persone di centro, sinistra e destra, di ogni età e siamo per la parità di genere", spiega sempre Karen Pruccoli assicurando che "San Marino non è così retrograda come potrebbe sembrare dall’esterno". La conferma è in questa stessa mobilitazione che dovrebbe andare a sanare un incredibile e anacronistico vuoto nella tutela dei diritti delle donne. Il 2021 per le donne sammarinesi potrebbe essere l'anno della svolta, noi ci crediamo.