Sapete che cos'è il menstrual activism? Parlarne oggi è più importante (e urgente) che mai

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Photo credit: Unsplash @berlinboudoir
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Si chiama "menstrual activism" e ne abbiamo davvero bisogno. Non lasciatevi ingannare da chi vi dice che "ci sono battaglie più importanti" o chi riduce il tutto a una questione di liquido blu o liquido rosso nelle pubblicità degli assorbenti, vi stanno solo distraendo. Le mestruazioni sono una questione femminista e lo decidiamo noi quando sarà una cosa di cui non avrà più senso occuparsi. My body my choice anche in questo caso. L'attivismo mestruale serve perché da secoli le mestruazioni sono ragione di stigma e esclusione per le donne. E si sa: quando qualcosa è considerato tabù, i diritti vengono a mancare. Se qui in Italia ancora facciamo fatica a parlare del ciclo ad alta voce, ci sono Paesi come in India dove secondo i dati dell'ONG Spot On! quasi 23 milioni di ragazze abbandonano la scuola ogni anno a causa della mancanza di assorbenti e strutture adeguate. Non solo, la period poverty è una realtà in molti luoghi del mondo: secondo Global Citizen, in Francia 2 milioni di persone non hanno accesso ai prodotti per le mestruazioni, nel Regno Unito nel 2018 13.700 ragazze hanno saltato la scuola per mancanza di assorbenti e in alcune zone della Cina i tamponi possono costare più di uno stipendio mensile. Vogliamo poi parlare della tampon tax? Qui in Italia come in moltissimi altri Paesi gli assorbenti sono tassati come beni di lusso invece di essere considerati indispensabili. Oggi è il 28 maggio, la giornata mondiale dell'igiene mestruale, e volete dirci che l'attivismo non serve? Ecco come entrare a far parte della menstrual revolution.

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Ricominciare da noi

Non sempre servono grandi gesti, a volte il modo migliore per cominciare è partire dal quotidiano. Prendiamoci cura del nostro ciclo mestruale e scardiniamo nel giorno per giorno gli stereotipi che ancora lo caratterizzano. Le persone che hanno le mestruazioni rovinano il raccolto, fanno impazzire la maionese, attirano gli animali: “Sono stereotipi assolutamente falsi. Derivano da una serie di tabù che ruotano intorno all’idea che la donna debba essere perfetta e immacolata, e che il ciclo mestruale possa essere quasi una cosa che la sporca, che la rende umana” spiega la sociologa e attivista Silvia Semenzin in una guida in 10 punti realizzata da Skuola.net per il progetto educativo Domande Scomode @School, pensato per accompagnare adolescenti, genitori e docenti su argomenti complessi e delicati come le relazioni interpersonali, l’affettività e la sessualità, per una crescita libera da stereotipi di genere. Smettiamo di parlare del sangue mestruale come qualcosa di disgustoso e innominabile, smettiamo di scusarci e di nascondere gli assorbenti nella manica prima di andare in bagno. Insegniamo alle nuove generazioni a chiamare le cose con il loro nome senza vergogna.

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Informarsi e parlarne

Oggi - almeno qui in Italia - abbiamo la fortuna di poter accedere facilmente a informazioni preziose che possono aiutarci a vivere meglio il nostro ciclo mestruale. Non vogliamo usare gli assorbenti classici perché sono costosi e inquinano l'ambiente? Possiamo usare gli slip da ciclo oppure provare la coppetta mestruale (per ogni cup venduta nel mese di maggio, INTIMINA ne donerà una ad A.P.E. – Associazione Progetto Endometriosi). Abbiamo un ciclo particolarmente doloroso e invalidante? Meglio fare dei controlli perché non è normale soffrire dolori lancinanti durante le mestruazioni anche se ci hanno spesso raccontato il contrario. Informarsi è il primo step per cambiare le cose, ma poi è necessario parlarne, fare da cassa di risonanza, dare spazio alle voci inascoltate e meno privilegiate, rispondere a tono (quando possibile) a chi ancora sminuisce il problema.

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Sostenere, donare, agire

Il menstrual activism oggi è sempre più forte - e per fortuna. Esistono tantissime associazioni, collettivi, progetti e iniziative per sostenere le persone che non possono permettersi gli assorbenti, per chiedere la riduzione (o ancora meglio l'abolizione) della tampon tax e per fornire aiuto in questo senso anche ai Paesi più poveri. Basta cercarle e poi donare o mettersi a disposizione con le proprie forze. Non solo: si può agire anche a livello locale ad esempio chiedendo l'inserimento di distributori gratuiti di assorbenti nella propria scuola, Università o azienda. Facendo rumore, usando le nostre voci. C'è molto da fare, ma il primo passo è già stato fatto: non torneremo più indietro.