Sarà l'anno di Toni Servillo? Intanto alla Mostra di Venezia è protagonista di ben tre film

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Photo credit: Elisabetta A. Villa - Getty Images
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"Non sono un creativo, mi ritengo un interprete, uno che cerca di trasmettere al pubblico quello che c'è di creativo in un testo, come una pila che si carica e si scarica". Eppure senza un interprete come Toni Servillo sappiamo tutti che molti personaggi del cinema italiano non avrebbero avuto lo stesso sapore, la stessa enigmatica profondità, non sarebbero rimasti incastonati nella nostra memoria per sempre. 62 anni, due European Film Awards, quattro David di Donatello, quattro Nastri d'argento, due Globi d'oro, tre Ciak d'oro e un Marc'Aurelio d'Argento come miglior attore al Festival internazionale del film di Roma: una carriera folgorante che oggi lo ha portato a essere protagonista di ben tre film alla Mostra del Cinema di Venezia 2021. "È così triste essere bravi: si rischia di diventare abili" direbbe Jep Gambardella con il suo sguardo malinconico, ma il talento - quello vero - non si incontra poi tanto facilmente.

Photo credit: Ernesto S. Ruscio - Getty Images
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Autodidatta e appassionato di teatro fin da piccolo, Marco Antonio Servillo - o semplicemente Toni - recita le sue prime battute nell'oratorio salesiano di Caserta. Gli anni della gioventù e della contestazione studentesca sono sul palco a mettere in scena spettacoli come Ha da passa' 'a nuttata e L'impero della ghisa di Leo de Berardinis. È attore, ma anche regista e negli anni '90 dirige Il Misantropo e Tartufo di Molière. "Credo che le emozioni dal vivo siamo irripetibili," ha raccontato in un'intervista, "La forza del teatro è la sua libertà, ma è anche una trappola dalla quale non puoi scappare se non riesce a coinvolgere quel pubblico che Shakespeare in Antonio e Cleopatra battezza il mostro dalle mille teste. Il teatro è poesia".

Photo credit: Gareth Cattermole - Getty Images
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Così, il grande schermo - lungi dall'essere il su primo amore - arriva solo dopo: esordisce nel 1992 con il film Morte di un matematico napoletano e una serie di altre pellicole tutte dirette da Mario Martone. La notorietà è legata però al sodalizio con Paolo Sorrentino, al ruolo di Tony Pisapia ne L'uomo in più del 2001 e quello di Titta Di Girolamo ne Le conseguenze dell'amore (2004). Arrivano poi Gomorra di Matteo Garrone e Il divo sempre di Sorrentino con premi che si susseguono di anno in anno e il volto caratteristico di Servillo che entra nella storia del cinema italiano. Nel 2013, poi, interpreta Jep Gambardella ne La grande bellezza che vince l'Oscar come miglior film straniero e con cui Servillo si aggiudica il quarto David di Donatello e il secondo European Film Award, ricevendo la candidatura all'Hollywood Film Festival come miglior attore.

Photo credit: Ernesto S. Ruscio - Getty Images
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“Interpreterò il grande attore e commediografo Eduardo Scarpetta", spiega oggi parlando della 78ª edizione della Mostra del Cinema di Venezia e di Qui Rido io di Mario Martone, uno dei tre film di cui è protagonista. "Io e Mario siamo legati da un antico rapporto di stima e di amicizia” aggiunge ricordando i suoi esordi. Molto atteso è poi È stata la mano di Dio di Sorrentino ambientato negli anni '80 a Napoli dove Servillo interpreta il padre del protagonista Fabietto che molti già considerano l'alter ego del regista. A completare la triade c'è infine Ariaferma di Leonardo Di Costanzo parte della selezione ufficiale del festival, ma fuori concorso. Qui Servillo recita per la prima volta assieme a Silvio Orlando portando sullo schermo la storia di un carcere in dismissione dove una dozzina di detenuti con pochi agenti rimangono in attesa di nuove destinazioni. Non ci resta che aspettare di vederlo sbarcare al Lido, il resto è già storia.

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