Sardine fra rabbia e paura

Gabriella Cerami
Sardine a Ravenna

Non sono un partito. Non rientrano nelle leggi che regolano i partiti. Eppure sabato violerebbero il silenzio elettorale. La questura di Cervia ha negato alle Sardine l’autorizzazione a fare il bagno davanti al Papeete, lo stabilimento reso celebre la scorsa estate per la presenza di Matteo Salvini, quando si ballava l’Inno d’Italia in costume e mojito in mano. La rabbia va in scena mentre Matteo Salvini, Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni sono in piazza a Ravenna con la candidata Lucia Borgonzoni. Pochi metri più in là ci sono oltre duemila Sardine: “Come facciamo a violare il silenzio elettorale se non siamo un partito?”. E poi ancora: “Mi viene una crisi di panico se penso che lunedì potrebbe esserci il centrodestra alla guida dell’Emilia Romagna”, dice Elisa, una di loro.

In piazza non si parla d’altro. Come è ovvio. L’ansia a quarantotto ore dal risultato elettorale è tanta. “Chi vince? Chi perde? Speriamo bene”. Ecco Daniela: “Noi abbiamo lavorato per arrivare fin qui perché la Romagna era poverissima dopo la guerra. Ora stiamo bene. Stefano Bonaccini è bravissimo, il problema però è il Pd. Il Pd non piace più, ma non può farne le spese un presidente che ha amministrato bene”.

Da Conselice è arrivato Luciano, nel tempo libero dà una mano alle persone bisognose: “Porto i pasti agli anziani. Nella gente è saltato fuori tanto egoismo e l’egoismo porta a girarti dall’altra parte quando si vede qualcuno che ha bisogno di noi”. E qui in piazza si sente urlare “Salviamoci da Salvini”. Per tanti di loro è un po’ una speranza, ma i dubbi fanno capolino da queste parti. Nessuno sente la vittoria in tasca e l’altra piazza, quella del centrodestra, fa un po’ paura: “Arrivano con i pullman da fuori, è vero. Ma in tanti cedono alle fake news che diffondono”.

Mattia Santori, questa volta, non è in piazza. La sua assenza non passa affatto inosservata. “È indaffarato, sta risolvendo qualche problema in...

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