Opzione a sinistra: "Sardine nelle periferie"

Gabriella Cerami

Il loro manifesto politico si basa sul recupero della dimensione sociale, che è quella su cui il Partito democratico ha mostrato in questi ultimi anni molte carenze. Il “motto torniamo nelle periferie, torniamo nei territori”, che la sinistra in questi anni ha ripetuto sempre, non è mai diventato realtà. E in questo spazio disertato hanno deciso di nuotare le Sardine. Dopo il trionfo di piazza San Giovanni, quest’oggi a Roma si sono riuniti i rappresentanti di tutta Italia per stilare un documento. Non c’è una scelta partitica, ma senza dubbio vi è una scelta di campo. Lì dove adesso il sovranismo, da queste parti definito “la bestia”, sta vincendo la sua sfida, questo nuovo movimento decide di andarlo a sfidare a sua volta, riportando la sinistra, in cui le Sardine credono fermamente, nei suoi luoghi natii, ovvero le periferie.

Ma non c’è solo questo. La scelta di riunirsi nello SpinTeam, il palazzo occupato di via Santa Croce in Gerusalemme dove il 12 maggio scorso di notte entrò l’elemosiniere del Papa per togliere i sigilli ai contatori e riattivare la luce, racconta un elemento importante di questo movimento. Uno stato d’animo che lo ricollega a una sinistra che in questi anni è stata riconducibile al magistero di papa Bergoglio, il quale ai suoi interlocutori non fa che ripetere che le cose succedono nelle periferie perché la storia è lì che si muove.

Da questi presupposti partono le sardine e la scelta dello SpinTeam non è affatto casuale. Un mega striscione campeggia all’ingresso: “W le Sardine, abbasso gli sgombri”. Con una E disegnata tra le b e la r, perché si può leggere anche “sgomberi”. Il legame tra queste due realtà è forte. I centocinquanta rappresentati delle Sardine arrivano alla spicciolata dalle nove del mattino. Nel frattempo in questo palazzo occupato, dove alloggiano centocinquanta famiglie, è un via vai di persone con le buste della spesa, con il cibo che viene portato ai bisognosi per il...

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