«Scappare da un'isola deserta è stato molto divertente»

Di Gianmaria Tammaro
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Photo credit: Amazon Prime
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From Esquire

Dice Richard Hammond, storico volto della televisione inglese, presentatore di Top Gear e di The Grand Tour con Jeremy Clarkson e James May, che The Great Escapists, il suo nuovo show per Amazon Prime Video, è solo una scusa: “Volevamo costruire delle cose, è questa la verità. Ne abbiamo parlato e discusso; abbiamo approfondito ogni aspetto. La storia ci ha semplicemente fornito il contesto ideale in cui muoverci”.

“Tutto quello che facciamo”, spiega Tory Belleci, che è l’altra faccia del programma, “lo facciamo per la nostra sopravvivenza e per provare a scappare da un’isola deserta”. “Volevamo giocare con i fatti e con la scienza”, aggiunge Hammond. “Ci volevamo divertire. Dietro ogni oggetto, c’è una progettazione curata nei minimi dettagli”. E così The Great Escapists non è altro che un laboratorio a cielo aperto, pieno di oggetti, di trovate, pieno di una finzione chiaramente (e volutamente) forzata, con due uomini che si spalleggiano, si confrontano, e che finiscono per sfidarsi all’ultima invenzione.

“Ci sono stati momenti difficili”, continua Belleci. “A un certo punto, mentre aspettavamo la troupe, siamo rimasti da soli in mezzo al mare”. In The Great Escapists c’è un’ironia sottile, costante, che tiene insieme ogni sequenza. Non c’è nessuna esagerazione, nessun eccesso, senza senso; c’è un tentativo continuo di intrattenere il pubblico. E ogni cosa viene fatta per quello: per strappare una risata, per incuriosire, per coinvolgere chi si trova dall’altra parte dello schermo, armato di telecomando.

“La troupe è sempre stata con noi, non ci ha abbandonato nemmeno per un istante”, continua Hammond. “Anche loro erano bloccati con noi sull’isola”. The Great Escapists prende in giro i reality, la televisione-verità di questi anni; prende in giro le confessioni alla camera, i toni drammatici di alcuni programmi, e si spinge oltre. Prova a giocare con la tensione (spesso, non riuscendoci) e con l’azione (alcune riprese sono davvero incredibili, mozzafiato). Nel racconto, si alternano due piani temporali: uno, ambientato nel passato, quando Hammond e Belleci sono ancora bloccati sull’isola deserta; e l’altro, nel presente, quando raccontano la loro storia a una coppia di poliziotti.

“Siamo stati noi a creare questo mondo”, ammette Hammond. “Volevamo fare qualcosa insieme da tempo; ne parlavamo da almeno tre anni”, interviene Belleci. “In una settimana, abbiamo scritto l’intera serie. E per fortuna, alla fine, è andato tutto bene. Non è così difficile sopravvivere su un’isola deserta, evidentemente”. Fin dal primo episodio, fin dalla prima inquadratura, è chiaro che tutto – in un modo o nell’altro – andrà bene. L’isola deserta non è veramente deserta. Le cose che i due protagonisti dicono di costruire sono messe insieme da più persone, e sono pronte per essere distrutte alla minima occasione. La spiaggia, ben presto, assume le dimensioni di un grande set coloratissimo. Ricco di oggetti, di case, di reti. C’è l’elettricità, su quest’isola deserta. E ci sono motori, frizioni, attrezzi.

Photo credit: Amazon Prime
Photo credit: Amazon Prime

“Questo è uno show piuttosto unico nel suo genere”, riprende Hammond, “e Amazon ci ha dato totale libertà, non ci ha imposto nessun limite”. “Abbiamo interpretato personaggi precisi, protagonisti di una storia precisa, mentre costruivamo cose”, dice Belleci. “Ogni tanto diamo delle spiegazioni al pubblico. Ma nello stesso tempo continuiamo a seguire il copione”. La quarta parete tra spettatori e presentatori rimane sempre lì, come sospesa: un muro invisibile, inconsistente, facilissimo da scavalcare. “Abbiamo lavorato per mesi interi, su questo programma”, conclude Hammond. “Ogni cosa doveva essere al suo posto, prima di cominciare a girare. Era una cosa nuova, anche per noi. Ed è stata una vera avventura”.