Scoprire chi è Dante nel nuovo romanzo biografico e storico di Barbero

Di Stefania Carini
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Photo credit: Leemage - Getty Images
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From Harper's BAZAAR

Chi era Dante? La domanda è di quelle che ci tormentano come studenti fin dal liceo. La risposta però non serve a passare un esame, ma a capire chi siamo. Come italiani, divisi in perenni fazioni. Come uomini e donne, tormentati nel mezzo del cammin di nostra vita. È grazie a Dante se la lingua volgare fiorentina diventa l'italiano dei letterati e l'italiano di tutti, inteso anche come lingua capace di parlare di tutto. Ancora oggi usiamo sue espressioni come “Galeotto fu” a “bel Paese”. Anche certe modalità di pensare all'amore sono ancora le sue, magari travisate, magari rese canzoni pop (Amor ch'a nullo amato amar perdona, porco cane). Alla vigilia delle celebrazioni dei 700 anni dalla sua morte, tante le iniziative, due quelle da segnalare.

L'Indiscreto (www.indiscreto.org) è l'edizione online della storica rivista della casa d’aste Pananti (Firenze), nata nel 1969 a cura di Silvio Loffredo e Piero Pananti, a cui collaborano scrittori e artisti come Ennio Flaiano e Mino Maccari. La rivista propone un Commento Collettivo alla Commedia, il “CCC”: 100 autori contemporanei diversi per altrettanti commenti dei 100 canti, da pubblicare online a puntate gratuite, fondendo idealmente la tradizione già medievale della lettura pubblica di Dante, che fu percorsa da nomi come Boccaccio e D’Annunzio, con le nuove frontiere della divulgazione culturale in rete. Gli autori coinvolti sono donne e uomini che lavorano con la musica, la narrativa, la scienza, l’arte, il fumetto, il teatro e l'approfondimento culturale, da Michela Murgia a Loredana Lipperini, da Ilaria Gaspari a Paola Barbato, da Vanni Santoni a Guido Vitiello, solo per citarne alcuni. Dante “può parlare a tutti e di tutti” spiegano quelli de L'indiscreto“perché scandaglia sempre e in primo luogo le sue gioie e dolori personali. Ha il coraggio di fissare negli occhi la sua/nostra tragedia e farne un’epica, addirittura una “commedia”, il che non vuol dire affatto materia leggera di risate, ma una vicenda che parte dal dolore e dalla contraddizione e approda a uno “stato di felicità””.

Romanzo biografico e storico è invece il Dante (Edizioni Laterza) di Alessandro Barbero, specializzato in Medioevo e storia Militare, cattedra all'Università del Piemonte Orientale, ormai star della divulgazione tra web, Tv, eventi e appunto libri. Cosa c'è di meglio della Storia raccontata come una good story, cioè una narrazione capace di avvincere? Barbero conosce le cose delle quali parla, e le conosce talmente bene che sono diventate sue, sono diventate un suo racconto. Il suo tocco narrativo è efficace non solo durante le sue conferenza ma anche quando scrive, come accade in questo libro. Barbero segue Dante nella sua adolescenza di figlio d’un usuraio che sogna di appartenere al mondo dei nobili e dei letterati; nei corridoi oscuri della politica, dove gli ideali si infrangono davanti alla realtà meschina degli odi di partito e della corruzione dilagante; nei vagabondaggi dell’esiliato che scopre l’incredibile varietà dell’Italia del Trecento, fra metropoli commerciali e corti cavalleresche. Il libro affronta anche le lacune e i silenzi che rendono incerta la ricostruzione di interi periodi della sua vita di Dante, tentando un'indagine storica col ritmo del racconto giallo.

E allora alcuni frammenti della vita di Dante si illuminano di nuove suggestioni. Ad esempio il Dante politico, che è forse più complesso di quello che abbiamo sempre creduto, come spesso capita agli uomini di qualche potere. D'altra parte spiega Barbero "Essere scacciato con violenza dalla propria città non era un avvenimento inatteso per un italiano che faceva politica. La ferocia dello scontro all'interno dei comuni implicava ormai da tempo la delegittimazione degli avversari, visti non come controparte, ma come nemici pubblici, delinquenti da annientare". L'Italia dunque come terra di fazioni opposte che si delegitimizzano. Dante allora può davvero parlare a tutti e di tutti, perché il suo bel Paese non è forse così diverso dal nostro.