A scuola di empatia (e yoga) da Marianne Mirage "Se facciamo star bene abbiamo fatto bene il lavoro"

Di Anna Zucca
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Photo credit: Claudia Pasanisi
Photo credit: Claudia Pasanisi

From ELLE

Il mondo di Marianne Mirage è composto da note di musica, amore e meditazione, si estende tra diverse forme d'arte, è autobiografico, multiculturale, solitario e silenzioso nella scrittura, scoppiettante di energia e voglia di imparare, condividere, fare dell'altruismo un credo perché "sentire che gli altri stanno bene, è la sensazione che mi gratifica di più". Marianne ha 31 anni, due album all'attivo (Quelli come me, Vite private), una candidatura ai David di Donatello con The Place per la miglior canzone originale e un ultimo singolo sognante, Adieu, con videoclip girato tra i canali di Venezia. La potenza della sua musica sta nell'empatia che sprigionano, lei dice anche grazie allo yoga, bussola della sua esistenza da 7 anni, attraverso cui ha trovato il modo di ascoltare di più se stessa, gli altri, il verso suono della musica.

Da queste sue passioni intrecciate nasce, durante il lockdown di marzo, lo Yoga Mirage ovvero gli appuntamenti in live streaming in cui Marianne pratica meditazione, yoga, respirazione e imbastisce lezioni per i suoi follower, che ormai chiama affettuosamente "i miei ragazzi". In una situazione condivisa di angoscia, incertezza e solitudine, Marianne Mirage decide di essere di supporto a chi la segue: "Ovviamente la musica è il mezzo attraverso cui avrei potuto farlo ma non dà dei veri e propri strumenti per rialzarti, lo yoga e le tecniche di respirazione invece sì". La particolarità di questi incontri è che Marianne usa la musica "non come sottofondo ma come parte integrante della pratica. Ad esempio utilizzo le campane tibetane, ma anche la chitarra per suonare i mantra, canzoni in sanscrito che aiutano ad entrare ancora più in profondità nella meditazione nel respiro". Tutto il suo bagaglio di esperienza arriva sul palco virtuale di Elle Active, quando Marianne Mirage sarà nostra ospite tenendo una lezione della ormai iconica Yoga Mirage. Proprio per l'occasione di Elle Active ci siamo incontrate e abbiamo fatto due chiacchiere, parlando di musica, meditazione, empatia e coraggio.

La tua filosofia di vita sembra riassunta alla perfezione nella biografia di Instagram "Music is meditation. Silence is music". Puoi spiegarla?

Queste quattro parole rappresentano il mio mondo perché attraverso il silenzio della meditazione trovo l’ispirazione per fare musica. Faccio meditazione per comporre perché il silenzio, se affrontato alla presenza di sé stessi, fa nascere delle idee. Mi è capitato di farlo soprattutto durante la pandemia quando non si potevano fare viaggi, non si poteva uscire di casa, e la cosa fondamentale era trovare un viaggio interiore, riscoprire il silenzio e trovare lì la propria dimensione.

Così è nato anche lo Yoga Mirage

Sì, ho creato l'appuntamento e l' #yogamirage quasi come un gioco, ma ben presto è diventato un momento per raccogliere emozioni. Nonostante questa pratica passi da Instagram mi rendo conto che siamo riusciti a sentire le emozioni dentro le mani, nei palmi. Cosa fondamentale in un momento in cui ciò che manca di più è la percezione dal vivo, materiale. Dall'altro lato, questa pratica ci ha aiutato a manifestare affetto e vicinanza con la mente e i pensieri piuttosto che con il corpo. Quest'anno molte persone si sono avvicinate alla meditazione, anche gente che faceva fatica a trovare quei 10 minuti al giorno per fermarsi e dire semplicemente: "ascolto quello che ho dentro". Sembra scontato ma è importante non perdere il contatto con sé, alla fine in questa vita conosciamo solo noi stessi nel profondo.

Photo credit: Claudia Pasanisi
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Questo discorso mi ricorda la frase di una tua canzone, Deve venire il meglio, in cui dici: "E Il mio destino non ha scelto quasi mai / Ho lottato ho fatto tutto io per lui"

Questa frase, decisamente autobiografica, l'ho scritta pensando anche allo yoga perché questa disciplina insegna che non è che fai le cose, pratichi, e automaticamente ci riesci, te le devi proprio conquistare. Questa filosofia di vita dimostra che se vuoi una cosa devi prima focalizzarti, capire cos’è che desideri davvero. A volte abbiamo degli obiettivi molto confusi ed è invece importante riuscire a visualizzarli, comprendere perché lo vogliamo e cosa vogliamo farci. In questo senso, lo yoga mi ha reso la persona che sono oggi, cioè molto presente a me stessa e nel rapporto con gli altri, nel comprendere gli altri e i loro limiti così come i miei. Perché una volta che li accetti li sai anche esaltare, trovare il bello.

Quindi, citando ormai il solito adagio, da questa pandemia usciremo tutti più buoni o almeno impareremo qualcosa, con un po' di impegno e yoga?

Probabilmente la pandemia ci ha resi tutti più fragili, ma la fragilità è una cosa bella, qualcosa che addirittura ci possiamo augurare, perché significa che almeno abbiamo un cuore e riusciamo a emozionarci, a sentire. A me questa situazione ha insegnato che è importante riempire il tempo con quello che ti piace, con i vinili ad esempio, per dare un tempo diverso all’ascolto della musica. Tutti pensiamo al tempo come a una linea che va da dietro ad avanti, una linea veloce che ha bisogno di correre. Se invece pensi al tempo come a un cerchio, automaticamente non c’è questa frenesia di dover correre verso l’avanti, puoi anche tornare indietro. Puoi percepirlo come un posto di spazio da creare non qualcosa su cui correre e passare oltre.

Tu questa estate hai dedicato tempo anche alla letteratura e ai romanzi

Sì, in questo anno particolare in cui i concerti sono praticamente fermi e il settore musicale in sofferenza, un mio fan mi ha proposto di portare in scena Furore di John Steinbeck, centrato sui movimenti di protesta contro le leggi razziali. È stato incredibile mettere sul palco così tante emozioni, vedere che le persone si fermavano post spettacolo per parlare. Io stessa ho pianto sul palco. A proposito di letteratura poi, il mio libro preferito da bambina era Il giovane Holden, ho imparato da quel libro il sentimento di avventura.

Musica, yoga, letteratura, teatro; chitarra, zucche africane, campane tibetane: la tua arte è un mix di forme di cultura ma anche di culture diverse e dimostra che più c'è diversità più c'è bellezza

Per me è talmente ovvio vivere uniti, perché la via da seguire è l’emozione, il chi siamo e non il come siamo. Non è come lo dico ma cosa dico, è questo a fare l’uomo. È sempre importante il contenuto non la forma, non la parte esteriore. Per questo motivo le persone vicino a me perché possono essere chiunque: bambini, il mio maestro che ha 55 anni e mi consiglia i dischi, la mia migliore amica.

Photo credit: Claudia Pasanisi
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Quanto è importante l'energia di chi ti circonda? Avere qualcuno che riesca davvero a vederti come un essere vivente in continua evoluzione, al contrario della situazione che descrivi in Voce senza faccia

Bisogna mettersi nella condizione di ascoltare, percepire come stanno gli altri, e quando avverto che stanno bene, questa è la sensazione che mi gratifica di più. Se io so che tutti stanno bene, sto così anche io. È importante anche scegliere le persone alle quali dedicare tempo. Sai, ultimamente quando mi invitano per un aperitivo io dico “no, perché non è quello che voglio fare". Io voglio tempo, voglio cucinare per te, che ascoltiamo i dischi, ci raccontiamo le nostre storie. Cercando del tempo per condividere davvero qualcosa sono andata più in profondità con alcuni amici.

Simile è quello che è successo durante gli incontri di Yoga Mirage, quando i miei ragazzi mi prendevano per mano e mi accompagnavano nei loro posti del cuore, raccontandomi le loro esperienze, paure, sogni. Ho scritto tantissime canzoni per il disco nuovo partendo dalle storie che mi venivano raccontate. Sono state scintille che hanno creato un tizzone, poi un fuoco, poi la materia della musica.

Avere paura va bene quindi, basta saperne tirare fuori il meglio. Un po' come canti in Adieu, anche se in quel brano non sembri superare del tutto la paura di amare... Ora ci sei riuscita?

Adieu è nata in momento in cui la persona che amavo era molto malata e ho scritto questa canzone per la paura di perderlo. La musica per me è catartica: se ho una paura la metto nella musica come una sorta di medicina. Poi quella persona è stata bene, è guarita, ma lui odiava Adieu perché finiva male, anche se era così proprio per esorcizzare la cosa.

Quando ti aspetti il peggio è un attimo che arriva il meglio e non bisogna mollare. La cosa che auguro a tutte le persone che ora si trovano in una situazione difficile, perché ora siamo in una situazione difficile, è di non mollare. Di sapere che a un certo punto questa cosa finirà, a un certo punto la ruota del tempo girerà e bisogna solo resistere. Se riusciremo a far star bene anche una sola persona che legge questo messaggio abbiamo già fatto il nostro lavoro.