Se anche il Guardian celebra Raffaella Carrà e la definisce (a buon ragione) un'icona culturale

Di Monica Monnis
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Photo credit: Gianni Ferrari - Getty Images
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From ELLE

Non che avessimo bisogno della conferma, meglio chiarire subito, e non che il The Guardian abbia scoperto l'acqua calda, ma leggere un articolo celebrativo con tutti i crismi, i riferimenti e virgolettati pertinenti, il contesto senza storpiature tutto dedicato all'eccezionalità di una delle "nostre" celebrità è sempre motivo di orgoglio (un po' come quando i Beckham scelgono la Puglia per le loro vacanze). Se agli omaggi a Sophia Loren (per il suo come back) o ai mostri sacri della moda, fondamentalmente ci siamo abituati, quando a venire messa sul piedistallo è un'artista pop solitamente snobbata dalla critica, ecco che la goduria aumenta. Per il quotidiano britannico, Raffaella Carrà è "la popstar italiana che ha insegnato all'Europa la gioia del sesso" e "un'icona culturale che ha rivoluzionato l'intrattenimento italiano" e l'inno di Mameli in loop è il minimo.

Photo credit: Gianni Ferrari - Getty Images
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L'incoronazione da parte della stampa anglosassone arriva in occasione dell'uscita del musical Explota Explota!, opera prima del regista uruguaiano Nacho Álvarez, nel quale le canzoni della Raffa Nazionale fanno da filo conduttore alla storia della giovane e talentuosa Maria, che sarà presentato in ordine, al Tallinn Black Nights Film Festival, il Festival internazionale del cinema di Almería e il Torino Film Festival.
Sex symbol, pioniera, femminista, icona LGBTQ, The Guardian riesce a catturare il caleidoscopio della Carrà, dal suo ombelico "scandaloso" alle sue canzoni che per la prima volta legittimavano anche le donne e parlare di sesso e "a prendere l'iniziativa", dall'abbigliamento "proto-glam con mantelle, strass, piume e abiti avvitati (recentemente oggetto di una mostra in un museo) accompagnati da un caschetto biondo che rende scialbo perfino il look di Anna Wintour", al suo impegno per abbracciare la diversità ("Parlare di omosessualità in modo così pratico e leggero come lei ha fatto nella canzone Luca era inaudito nell'Italia cattolica, repressa degli anni Settanta").

Photo credit: Reg Burkett - Getty Images
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"Quando la Svezia aveva gli Abba, l'Italia aveva la Carrà, che ha venduto milioni di dischi in tutta Europa" continua l'articolo a firma di Angelica Frey precisando che, nonostante a livello vocale, negli stessi anni l'Italia avesse interpreti nettamente superiori dal punto di vista tecnico come Mina, Milva, Patty Pravo e Giuni Russo, "la Carrà le ha superate tutte". Un'artista versatile, "che sapeva cantare, ballare e recitare altrettanto bene, e ha avuto un'influenza impareggiabile nella musica italiana e nella cultura pop (l'inglese non era la sua prima lingua per esibirsi, rendendola più una figura di culto nel Regno Unito)”, e che ha trovato la sua carta vincente sapendo unire con semplicità e savoir faire "provocazione, sex appeal e accessibilità"

Photo credit: Elisabetta A. Villa - Getty Images
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Icona gay internazionale (nel 2017 le è stato assegnato il premio World Pride 2017 a Madrid) e simbolo di empowerment ed emancipazione femminile, come confermato, sempre sulle pagine del quotidiano inglese, dall’artista Francesco Vezzoli , curatore di TV 70, mostra sulla televisione italiana degli anni ’70 per la Fondazione Prada nel 2017 ("Penso che abbia fatto di più per liberare le donne rispetto a tante femministe" le sue parole), Raffaella Carrà "è stata una pioniera che ha aiutato le persone a vivere vite più appaganti, usando ritmi a cui nessuno che abbia sangue nelle vene può resistere". Thank you very much.