Se Lockdown all’italiana era di cattivo gusto, cos’è Songbird?

Di Stanlio Kubrick
·4 minuto per la lettura
Photo credit: Notorious Pictures
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From Esquire

Appartenete anche voi alla vasta schiera di persone che quando hanno visto la locandina di Lockdown all’italiana con Ezio Greggio in mutande e Martina Stella con il culo mezzo biotto hanno pensato “oh per Cthulhu, ma questo è il trionfo del cattivo gusto!”? Ah ah, quanta ingenuità, pensavate davvero che il nuovo film di Enrico Vanzina fosse il fondo del fondo? Ecco a voi Songbird!

Anzi, vi rispondo sotto forma di meme:

Enrico Vanzina: *fa Lockdown all’italiana*

La gente: “AAAAAAAH MA QUESTO È IL FONDO DEL FONDO!”

Michael Bay: “Hold my beer”

D’accordo, ammetto che è di cattivo gusto anche farvi credere che stessimo per parlare del nuovo film di Michael Bay, invece il nostro amico delle esplosioni qui fa solo il produttore, un ruolo che, va detto, evidentemente lui stesso considera abbastanza fondamentale da costruirci mezzo trailer intorno: avete letto da qualche parte il nome di Adam Mason, co-sceneggiatore e regista di questo Songbird, nel trailer di questo Songbird? In attesa di venire clamorosamente smentito, tutta questa storia puzza un sacco di prestanome e regia occulta – o forse solo di generica confusione, considerato che Bay viene presentato come “il produttore di A Quiet Place”, che è come presentare Twin Peaks dicendo “dal regista di Una storia vera”.

Photo credit: Courtesy of Platinum Dunes
Photo credit: Courtesy of Platinum Dunes

OK, mi sono convinto: è confusione e mancanza di lucidità, come dimostra il fatto che Songbird è un film postapocalittico sulla pandemia di covid. Ma non il covid-19, il covid-23! Il che considerato che parliamo di un film che si svolge nel 2022 è un’idea perfettamente idiota che sembra confermare che Michael Bay prende le sue informazioni da Kellyanne Conway. E siamo ancora ai presupposti, figuriamoci ora che comincio a parlare del film, o di quello che del film si vede nel trailer.

Per esempio: è chiaro che si svolge in un mondo post-apocalittico ma non troppo; in realtà quello che è successo è che il virus del covid-23, che ci tengo a ribadirlo viene dal futuro, è mutato di nuovo e ora colpisce il tessuto cerebrale, per cui la popolazione infetta è pericolosa e viene confinata in gigantesche zone di quarantena dalle quali non si può uscire a meno che non si sia immuni (non l’App). È tipo un lockdown, capito? Come quello che stiamo vivendo in misura variabile in questo 2020. Però più grosso! Ci sono le “zone contaminate” ,come da classica narrazione post-apocalittica, che coincidono con i quartieri che il governo ha messo in lockdown. Zona rossa! La dittatura sanitaria corrotta ti strappa dalla tua casa anche se non hai sintomi, e ti chiude nelle zone contaminate!

Photo credit: Courtesy of Platinum Dunes
Photo credit: Courtesy of Platinum Dunes

Finisse qui, oh se solo finisse qui. Ma no, ci sono anche due amanti separati dal distanziamento sociale! Nico e Sara si amano ma non possono toccarsi, e forse Sara è infetta, o forse è tutto un malvagio piano di Peter Stormare Capellone, il responsabile sanitario corrotto della città di Los Angeles! È tipo Romeo e Giulietta, ma a separarli non è un nome ma un virus. E tutto il resto sembra altrettanto generico: c’è una coppia di ricconi composta da Bradley Whitford e Demi Moore che si scoprirà avere un qualche legame con i nostri protagonisti, c’è Alexandra Daddario che fa del torbido sesso mascherato, e ci sono un sacco di squarci di una Los Angeles deserta.

Perché il dettaglio migliore di Songbird è che è stato annunciato nel maggio di quest’anno, girato a Los Angeles in pieno lockdown, ed è quindi tutto costruito per lucrare sulla ghiotta opportunità di riprendere una città tipicamente affollatissima in una condizione nuova e spettrale. E tutto questo per cosa? Per raccontare la storia del covid-23 e di un tizio con gli anticorpi superpotenti, che sfida le misure restrittive del lockdown per amore della sua bella, e sarà costretto a vagare per le strade della città degli angeli a prendere a mazzate militari e altra gente in divisa.

Photo credit: Courtesy of Platinum Dunes
Photo credit: Courtesy of Platinum Dunes

Per carità, i miei sono sicuramente solo pregiudizi, ed è possibile che Songbird riuscirà invece a essere un thriller politico tesissimo e affascinante e in grado di parlare ai cuori di chiunque abbia avuto la sfortuna di essere sulla Terra nel 2020.

Anzi, ne sono sicurissimo: mi rassicura il look da “generic apocalypse movie 101” di questo trailer, e il fatto che il film sia stato scritto, preparato, girato, postprodotto, montato e distribuito nel giro di pochi mesi e nel pieno della peggior pandemia da un secolo a questa parte. Quantomeno qualcosa di buono potrebbe venire fuori da questo Songbird: magari è la volta buona che Michael Bay si convince a smettere di produrre roba altrui per dedicarsi solo a fare il regista (certo, se ci fosse arrivato dieci anni fa ci saremmo risparmiati Io sono il numero quattro, ma questo è un altro discorso).