Se l'ufficio postale di Hong Kong rischia la demolizione, gli architetti si mobilitano

Di Alessia Musillo
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Photo credit: Andrew TB Tan - Getty Images
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Quando sulla costa di Hong Kong il nuovo ufficio postale si piazzò vista mare, insistenti voci di corridoio predissero che l'edificio modernista sarebbe diventato un punto di riferimento. Certamente la sua facciata in cemento bianco e la sua iconica scritta in caps lock lo rendono riconoscibile in tutto il mondo, ma il passare degli anni non lo ha trasformato in un'architettura inspiring secondo il gusto popolare cinese. Così, il General Post Office di Hong Kong è oggi in vendita al prezzo di oltre 5 miliardi di dollari.

Photo credit: Patrick Donovan - Getty Images
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Il fatto che chi acquisti il terreno, teoricamente, possa decidere di tirare giù l'architettura ha mobilitato i fan dello stile modernista a difesa dell'edificio. "Alcuni a Hong Kong potrebbero pensare che sia solo una scatola bianca", ha dichiarato l'architetto Charles Lai al New York Times. "Ma, in realtà, la sua estetica semplicistica è esattamente la sua bellezza", ha aggiunto. A sostegno del General Post Office di Hong Kong, i suoi difensori ritengono che l'edificio vanti una forma interessantissima perché utile a rappresentare (esteticamente) le funzioni per cui è stato progettato. Inoltre è testimone del movimento architettonico popolare dagli Anni Venti agli Anni Settanta del Novecento e ormai fa parte dell'orizzonte urbano della città.

In realtà, in Asia, è opinione diffusa che convenga abbattere alcune architetture moderniste considerate poco affascinanti quanto meno a livello estetico. Percependo questa minaccia, designer e architetti spesso si riuniscono per documentare la storia degli edifici del Dopoguerra, in modo da proteggerli da eventuali demolizioni. A fronte di uno skyline asiatico in continua trasformazione, i condomìni ritenuti poco affascinanti e troppo giovani cercano di resistere a eventuali smantellamenti. "Questi sono luoghi che fanno parte della vita quotidiana delle persone; non devono necessariamente essere molto belli per possedere un valore", ha detto Haider Kikabhoy, tour leader di Hong Kong, al New York Times. "Con gli edifici più vecchi, le autorità tendono a concentrarsi sulla rarità dell'architettura, su quanto sia ben progettato un palazzo o sul suo significato storico", ha aggiunto Kikabhoy. "Ma ci sono molti modi per capire la storia, e la storia sociale è altrettanto importante".

Photo credit: Barcroft Media - Getty Images
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L'architettura iconica del Dopoguerra si è spesso dimostrata fedele ai concetti ereditati dal conflitto mondiale: velocità e progresso. Il brutalismo è stato il mezzo con cui si è evoluta la progettazione in rappresentanza di questi principi. Parlando dell'Asia, l'Hotel Okura di Tokyo, inaugurato in occasione delle Olimpiadi del 1964, e gli edifici in cemento armato dalle curve profonde nelle Filippine, progettati dall'architetto Leandro V. Locsin, sono due esempi dell'architettura simbolo di questo periodo storico. Come in Europa, oggi anche in Asia il brutalismo ha riscoperto un suo fascino, ma questo non è accaduto per tutti gli edifici del movimento. Dal 2019 Hong Kong ha già perso, in seguito a due smantellamenti, una torre di uffici del 1967 e un albergo del 1973.

Photo credit: SOPA Images - Getty Images
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In Thailandia, le architetture moderniste (per la maggior parte case di cinema e teatri) non esistono praticamente più e anche la celebre sala cinematografica di Bangkok, La Scala, è destinata alla demolizione. La situazione si presenta simile in Cambogia, mentre a Singapore "l'autorità per la riqualificazione urbana ha dichiarato, in ottobre, che avrebbe proposto un piano per la conservazione del Golden Mile Complex - un edificio di grandi dimensioni a uso misto, completato nel 1973, che l'architetto olandese Rem Koolhaas ha una volta lodato come opera unica" scrive Mike Ives.

Salvare dalla demolizione il General Post Office di Hong Kong è una questione (architettonica) internazionale. Molti ne propongono almeno un riuso adattivo, in modo da trasformare la destinazione d'uso dell'edificio mantendendo intatta l'intera struttura. Non si sa cosa succederà, ma i progettisti difendono l'architettura con le unghie e con i denti.