Se siamo infelici è perché sprechiamo tempo a essere migliori degli altri

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Nelle sue Metamorfosi, Ovidio affida ad Aglauro la simbologia dell'invidia: la giovane sorella di Atena rompe infatti il divieto impostole di non guardare il contenuto di una cesta. Il risultato? Atena, adirata, le invia la dea dell'Invidia, che instilla in lei una profonda gelosia tra la sua bella sorella Erse ed Ermes: quando Aglauro sbarra la strada ai due amanti, il dio la trasforma in pietra.
Lo stato d'insoddisfazione della persona è, generalmente parlando, concatenato a sentimenti quali l'invidia, la gelosia e la mancanza di empatia. Per un benessere quotidiano e duraturo, insomma, dovremmo smettere di guardare l'altro e voler prevaricarlo: è solo (di)mostrando atti di comprensione, ascolto e altruismo verso il prossimo che possiamo sentirci persone appagate e felici! Oggi vogliamo parlarvi di come la volontà di essere migliori degli altri sia tossica – tanto per gli altri, quanto per noi stessi. Quando ci accorgiamo di provare invidia (che è, diciamocelo, un modo che abbiamo quando non ci sentiamo all'altezza di qualcosa), possiamo sempre aggiustare il tiro – e ritrovare così la nostra felicità.


La conquista della felicità

Ne La conquista della felicità, Bertrand Russell sottolinea i danni provocati dall'invidia. Il senso d'insoddisfazione (alzi la mano chi non la prova scrollando il feed di Instagram!) ci impedisce, secondo il filosofo inglese, di essere individui appagati, felici e stabili. Si tratta di una concatenazione di reazioni tossiche: dall'invidia si passa al voler prevaricare l'altro – competere, insomma, per il solo gusto di mostrarsi in qualche modo migliori. Mostrare la casa più bella, le vacanze da sogno, il pezzo di design all'ultimo grido: tutti sintomi di un malessere di fondo ben più profondo. Inutile dirlo, è proprio con questo atteggiamento che perdiamo la rotta della nostra felicità: concentrando le energie sulla competizione fine a se stessa, insomma, diamo prova di una povertà di empatia, comprensione e ideali civili (il filosofo concentrerà buona parte della sua ricerca sul decadimento degli ideali civili nella società moderna).

Photo credit: Courtesy of Unsplash - Boxed Water Is Better
Photo credit: Courtesy of Unsplash - Boxed Water Is Better

La curva della felicità

Secondo Andrew Olsen, docente di Economia e Scienze Comportamentali all’Università di Warwick, la vita dell'individuo ha una sua curva della felicità: dopo l'adolescenza, insomma, tendiamo a essere sempre più infelici, arrivando al punto di rottura tra i 40 e i 50 anni (crisi di mezza età, vi dice nulla?). La scoperta non è un credo popolare, non temete, ma uno studio basato su circa mezzo milione di persone in 72 Paesi diversi.
Eppure il Premio Nobel per la Letteratura sopra citato (Russell) ha una soluzione a tale impasse: è con l'invecchiare che ci apriamo alla curiosità, lasciando andare la nostra individualità. Il segreto per essere felici, insomma, è proprio quello di avere una mente aperta, famelica di nuove esperienze e conoscenze: l'invidia, la gelosia e la mancanza di empatia non fanno che deviare il nostro percorso verso la felicità. Costruire qualcosa (meglio ancora se in compagnia) è la vera chiave di volta per diventare un individuo soddisfatto! Anche Seneca, interrogandosi sul segreto della felicità, arrivò a questa conclusione – che la gioia, quella vera, viene dalla soddisfazione interiore di quello che si ha. Egli diceva: "Le più grandi benedizioni per il genere umano sono dentro di noi e alla nostra portata. Un uomo saggio è soddisfatto di quello che ha, qualunque cosa sia, e non desidera quello che non ha" – ecco la citazione da stampare e tenere sempre vicina!


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