Se ti piacciono i graffiti, innamorati del mondo di Judy Rhum, spray artist che adora il second hand

Di Guia Rossi
·6 minuto per la lettura
Photo credit: Courtesy Photo, Guia Rossi
Photo credit: Courtesy Photo, Guia Rossi

From Cosmopolitan

Quando Wiko ha indetto l'ultimo appuntamento della #WikoXStreetArt, seconda opera di graffiti pensata per il progetto Street Art Experience, creata dalla crew degli street artist ART of SOOL e Manu Invisible, al fianco dell’Associazione Culturale KeyGallery, Judy Rhum, nome d'arte a doppio senso a cui non seguirà l'onore di conoscere quello di battesimo, a candidarsi non ci ha pensato due volte. Crederci sempre tantissimo, soprattutto se l'opportunità di lavorare insieme a qualcuno che si stima dal profondo è una di quelle comete scintillanti che fanno salire per davvero l'adrenalina creativa. Oggi che il murales appena dipinto a bombolette spray sulla parete di via Lessona, nel quartiere di Quarto Oggiaro a Milano, è già parte dell'arredo urbano locale, siamo pronte a svelarti chi è la ragazza che si è prodigata a sprayare al fianco di una crew d'eccezione che da quando è nata non ha mai smesso di disegnare.

Judy Rhum, i graffiti e i social network

Se Diego Rivera agli inizi del 1900 è stato il padre dei murales come forma d'arte democratica, comunicativa e accessibile (e marito di Frida Kahlo), per lungo tempo il fascino delle scritte graffiti, dei messaggi forti, degli stencil e della creatività aerografata hanno vissuto sotto traccia ai confini della legalità in quello spazio indefinito dell'underground indubbiamente intrigante. Sì, un ambiente necessario per potersi esprimersi senza vincoli, ma che prima o poi necessita di uscire allo scoperto per essere ammirato e apprezzato da molti. Incontrare Judy, ragazza nata a metà degli anni 80, fuggita all'estero per crescere e mettere a fuoco il proprio stile artistico, e poi rientrata in Italia perché alla fine le radici contano, è stato illuminante.

Ci ha confessato che lavorare in squadra, ad esempio, non è poi una pratica così comune tra gli street artist. Ognuno di solito ha il suo pezzo di muro e lo disegna seguendo il macro tema lanciato durante le graffiti jam. Con il progetto Street Art Experience di Wiko, invece, è stato diverso: le quattro maestranze hanno lavorato gomito-gomito inserendo a livello creativo le idee di tutti. Gratificante sì, ma pure un attestato di fiducia niente male. Il risultato? Uno stream of consciousness dedicato a Milano e ai suoi hot corner come il Duomo, i Navigli e il Castello Sforzesco, abitati però da characters furbissimi e pronti a tutto. Quelli di Judy sono piccioni, di cui lei ha la fobia e per questo umanizzati da occhiali da sole e cappellini, apparecchiati intorno a una montagna di chicchi di mais in un banchetto non stop da happy hour. E la palette colori non è da meno: la base bleen, il verde Wiko, fa da sfondo a una escalation di azzurri, blu e gialli che solo a guardarli fanno spuntare il sole dentro.

Ma oggi fare gli artisti di murales allo scoperto è meglio o peggio di quando ai tempi dei banchi di scuola ci si muoveva sicuri di quella complicità omertosa dei "fratelli" in totale solitudine dell'anonimato? Agli inizi era troppo intrigante trasgredire e sentire quell'adrenalina delle bravate salire. Poi però ti accorgi che nella vita vuoi fare quello e desideri che diventi un lavoro vero, allora lo fai solo alla luce del sole. Consigli per iniziare Judy Rhum non ne ha, non esiste una tecnica più facile di altre: occorre pensare al tema, al messaggio e poi provare. A forza di sperimentare, poi lo stile esce. E se si sbaglia la cosa bella delle bombolette è che fai e disfi, spruzzi e copri ciò che non funziona, anche se devi coprire con dei colori chiari delle zone appena fatte con i toni scuri. Sigh.

Gli attrezzi del mestiere non si esauriscono con la conoscenza approfondita delle ennemila qualità di bombolette esistenti in commercio (lo sai che quelle che trovi dal ferramenta a 1 euro possono regalarti emozioni rare del tipo riuscire a spruzzare da capovolte?). Anche il cellulare è uno strumento utile ai graffiti artist quando si tratta di sviluppare i disegni da realizzare o per consultare al volo le bozze nei momenti clou di passaggio da supporto bidimensionale a quello più materico della parete. Poi ci sono i social, ovvio, dove condividere seriamente il proprio portfolio e mostrarsi personalmente con il contagocce. Però prima le opere, grazie. Se ti piace il lavoro di Judy Rhum scoprirai di amare anche quello di MINA MANIA (@theminamania su IG). Sono fan a vicenda!

Chiacchierando davanti al murales in the making, con il traffico calmo di via Lessona in sottofondo, si scopre che Judy è stata pure una fashion designer per 4/5 anni per poi specializzarsi in grafiche e customizzazioni di capi e accessori. E il suo di stile com'è? Sul lavoro lei è super easy but cool: jeans e maglietta sponsorizzata indossata però con un tocco di classe, il body a maniche lunghe in lycra nera lucidissima. Sì, e non manca nemmeno il beanie hat d'ordinanza a cui ancorare la mascherina antigas per difendersi dalle esalazioni delle bombolette. Judy poi, ammette che il suo armadio è lo specchio di quello che ha dentro a seconda di come le oscilla l'umore: a volte sforna look normcore ultra minimal ma anche di super extravaganza del genere pelliccia ecologica zebrata. Poi però aggiunge decisa un no netto ai loghi troppo grandi e ai trend mainstream, per dire invece sì all'universo-mondo second hand. Quando vivevo all’estero tutto era second hand. Di ogni pezzo che ho nell'armadio/archivio ricordo perfettamente quando l'ho preso, quanto l’ho pagato e dov’ero.

Da quando Judy è rientrata a vivere in Italia si è data l'obiettivo di non comprare cose nuove concedendosi un piccolo margine di soli 3 bonus all’anno da attivare solo se, tra le occasioni pre-loved, non dovesse trovare le scarpe o il cappotto che le servono. L’anno scorso, ad esempio, non ne ha usato nemmeno uno. "Se anche ricerco il pezzo di uno stilista inizio la caccia dai mercatini. Le mie amiche mi hanno seguito e quando si decide di andare insieme, ognuna si disperde per poi ritrovarsi e gareggiare a chi ha scovato il pezzo più figo al prezzo più basso." Ah, le gioie dell'upcycling.

Photo credit: Art of Sool
Photo credit: Art of Sool

Wiko insieme ad adidas Playground Milano League ha dato voce e spazio ai talenti e alle capacità dei futuri artisti di domani attraverso una forma artistica come quella della street art che incarna in sé i valori dell’inclusività e dell’accessibilità. Domani potresti esserci tu.

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