Seconda ondata Covid: il Belgio di oggi spiega l'Italia di domani

Angela Mauro
·Special correspondent on European affairs and political editor
·4 minuto per la lettura
BRUSSELS, BELGIUM - OCTOBER 13, 2020: Images show the daily work of doctors and nurses inside Erasme hospital in Brussels, they are doing their best to treat patients suffering from covid , Belgium is now facing a second wave of covid-19 like most of European countries. A second lockdown is a real possibility if the pandemic continues to worsen.  (Picture by Vincent Duterne / Photonews via Getty Images) (Photo: Photonews via Getty Images)
BRUSSELS, BELGIUM - OCTOBER 13, 2020: Images show the daily work of doctors and nurses inside Erasme hospital in Brussels, they are doing their best to treat patients suffering from covid , Belgium is now facing a second wave of covid-19 like most of European countries. A second lockdown is a real possibility if the pandemic continues to worsen. (Picture by Vincent Duterne / Photonews via Getty Images) (Photo: Photonews via Getty Images)

“Se siete stati in contatto con una persona infetta, avete due possibilità: o stare in quarantena stretta fino al risultato del tampone oppure stare in quarantena stretta e basta”. Su twitter, l’allarme di Emmanuel Andrè, microbiologo ed ex portavoce dell’Istituto nazionale di Salute pubblica del Belgio ‘Sciensano’, lascia intendere due tremende verità. Primo: la situazione epidemiologica in Belgio è “catastrofica”, come dice al quotidiano ‘Le Soir’ Dominique Henrion, medico generico e responsabile del centro di test a Jambes. Secondo: la macchina comincia a non funzionare, i test non sono più garantiti, mentre i contagi continuano a salire.

La situazione è precipitata negli ultimi dieci giorni. Il paese delle maggiori istituzioni europee, ora registra un tasso di positività al covid pari al 15,3 per cento. Bruxelles è a quota 23,4 per cento. Nelle ultime due settimane sono stati 1.240 i positivi ogni 100mila abitanti, ben oltre il limite di 150 oltre il quale scatta la classifica come ‘zona rossa’, secondo l’ultima raccomandazione del Consiglio Ue. Domenica scorsa il ministro della Salute belga Frank Vandenbroucke ha ammesso: “Siamo vicini allo tsunami, non riusciamo più a controllare il Covid”.

E oggi gli esperti parlano di “catastrofe”. Al Saint Luc - tre cliniche universitarie, il più grande complesso ospedaliero della città - alcuni reparti sono stati riconvertiti per curare i pazienti ammalati di covid. Da ieri, in tutto il paese sono entrate in vigore le nuove misure restrittive: coprifuoco a mezzanotte, chiusura di tutti i locali, compresi i ristoranti, per un mese, vietata la vendita di alcolici dopo le 20. Da ieri sera la città è ancor più spettrale dei giorni scorsi. Ma potrebbe non essere finita qui.

Tra gli esperti e le autorità già gira la voce di nuovi lockdown, come quello di marzo. Anche se, c’è da dire, nemmeno in primavera in Belgio hanno osservato un lockdown severo come in Italia. Tutte le attività erano chiuse, ma si poteva comunque uscire al parco, senza sostare sulle panchine. E pur di fronte ad una situazione attuale così grave, il governo ha varato le nuove misure venerdì scorso ma stabilendone l’entrata in vigore a partire da lunedì, ieri, dopo un ultimo weekend di ‘svago’ nei locali rimasti aperti (bar e caffè con particolari licenze erano già stati chiusi in precedenza).

“Lo sapevamo, era pianificato, ma non siamo pronti per tutto questo!”, dice allarmato il professore Henrion a Le Soir. “La situazione è catastrofica, direi addirittura apocalittica. È spaventoso vedere quante persone girano senza mascherina per le strade, non dovrebbe più succedere. Quando vedo operai senza mascherine, seduti nello stesso furgone, che vengono a prendere insieme un documento per fare il tampone perché uno di loro sta tossendo, mi dico che la gente non ha capito niente...”.

Questa settimana il Parlamento europeo è riunito in plenaria: rigorosamente a distanza. Gli eurodeputati sono stati invitati a partecipare da remoto. Possono anche votare con questa modalità, introdotta già prima dell’estate all’Eurocamera senza le polemiche che stanno investendo la materia in Italia. Il punto è che l’Italia sembra seguire a ruota l’esempio belga, nonostante abbia osservato un lockdown più stretto in primavera.

Guardando i dati, sembra che il Belgio preceda l’Italia di una decina di giorni o poco più nell’escalation dei contagi. A fine settembre il Belgio aveva un tasso di contagi al 4,2 per cento, percentuale che l’Italia ha incrociato il 10 ottobre. Il 6 ottobre il Belgio è passato a 7,5 per cento, quota che l’Italia ha raggiunto venerdì scorso. E via così. Ora il Belgio è oltre il 15 per cento. Significa che tra dieci giorni sarà così anche in Italia, dove ieri eravamo al 9,5 per cento?

“La situazione negli ospedali peggiorerà nelle prossime settimane”, dice Renaud Mazy, amministratore delegato del Saint-Luc, ospite del programma ‘Matin Première’. “Ogni giorno i pazienti che arrivano al Saint-Luc aumentano. Ciò significa che abbiamo già superato il 25% dei pazienti Covid. Nei prossimi giorni potrebbe avvenire un cambio di fase, ne stiamo analizzando l’evoluzione su base giornaliera”.

In città il suono delle sirene delle ambulanze è presenza fissa, soprattutto nelle vicinanze degli ospedali. Ursula von der Leyen, che giovedì scorso è stata costretta a lasciare il Consiglio europeo perchè è entrata in contatto con un positivo del suo staff, se n’è andata in Germania per continuare l’auto-isolamento volontario. Circostanza abbastanza strana, visto che non avrebbe potuto muoversi dal suo appartamento che poi si trova negli uffici della Commissione europea, non proprio isolato ecco. Ma il suo portavoce Eric Mamer assicura che la presidente poteva viaggiare: “Non ha obbligo di stare in isolamento”, non avendo avuto “alcun contatto ravvicinato” o “a rischio”. Mistero.

Nel giro di pochi giorni a Bruxelles è cambiata la percezione della pandemia. “Prima la gente percepiva il covid fuori dalla sua cerchia, dal suo ambiente – continua Mazy - Oggi sia negli ospedali che in città è evidente che ci sono molti più contagi. Il virus è circolato molto tra i giovani, pur senza volerli condannare, così il contagio è passato ai genitori e da lì si è propagato”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.