Seconda ondata, le ipotesi sulla data del picco di contagi

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(AP Photo/Alessandra Tarantino)
(AP Photo/Alessandra Tarantino)

Di fronte a una curva dei contagi che continua inesorabilmente a salire, la domanda ora è: quanto e fino a quando la curva andrà ancora verso l'alto prima di scendere? In una parola, ci si interroga sul "picco", termine che abbiamo imparato a conoscere nella prima ondata di Coronavirus in Italia.

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"Fase ancora ascendente"

Se allora si verificò attorno al 22-23 marzo, ricorda al Messaggero Roberto Cauda, ordinario di Malattie infettive all'Università Cattolica del Sacro Cuore e direttore dell'Unità operativa di Malattie infettive della Fondazione Policlinico Gemelli Irccs di Roma, questa volta quale sarà la data del boom di casi? "Siamo ancora in una fase ascendente", spiega l'esperto.

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Accelerare il picco e abbassare la curva di contagi dipende dai nostri comportamenti, sottolinea: "Dobbiamo evitare tutto quello che può aumentare il rischio. A costo di sembrare banale: è indispensabile l'uso delle mascherine al chiuso e all'aperto ed anche in famiglia quando si ricevono estranei. Mantenete la distanza anche quando ci si incontra fuori. Il lavaggio delle mani è importante". L'obiettivo, chiarisce, "non è di bloccare il virus ma cercare di far sì che i contagi si spalmino su più giorni: bisogna evitare lo tsunami, il sovraccarico delle strutture sanitarie".

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La data

Secondo Paolo Bonanni, professore ordinario di Igiene all’università di Firenze, "sulla base di modelli matematici ci sono proiezioni che indicano che il picco potrà arrivare verso metà dicembre, ma sono supposizioni che vanno prese con mille molle", dice al Corriere della Sera. Perché, come ribadisce anche Stefania Salmaso, epidemiologa, già a capo del Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute dell’Istituto Superiore di Sanità, il cambio di scenario dipenderà "da quanto saremo capaci di fare per frenare la circolazione estesa del virus".

Le proiezioni

Ed è in questa ottica che vanno interpretate le proiezioni dei numeri attuali. Il tempo di raddoppio in Italia è adesso di 6-7 giorni. Su questa base, evidenzia Salmaso, "la prossima settimana arriveremo a oltre 50 mila casi, centomila in un paio di settimane. Questo però non deve gettarci nel panico ma indurci alla massima cautela".

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