Segreti e passioni di Gianmarco Saurino, nuovo sex symbol della tv

Di Redazione Gente
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Photo credit: Foto Filippo Gabriele
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From ELLE

Lo hanno paragonato al dottor Bollore, quel Mark Sloan chirurgo plastico specialista nell’infrangere cuori in Grey’s Anatomy. In Doc - Nelle tue mani, fiction in cui vestiva il camice del medico Lorenzo Lazzarini, un seduttore seriale da ospedale, ha saputo rubare la scena persino a Luca Argentero. E su Instagram, di risposta a una foto, ha ricevuto l’ammirazione di Roberto Bolle con l’invito a posare in calzamaglia, “che quella non perdona”. «Non conosco Roberto, ma è stato davvero simpatico», dice sorridendo Gianmarco Saurino, prima di precisare che l’appellativo di tombeur de femmes non fa per lui. «Non mi si addice proprio. Come Lorenzo, il mio personaggio, ho la tendenza ad accudire gli altri e una buona capacità di ascolto, ma non so rimorchiare. Forse ho la faccia da seduttore, in realtà sono un timido. Al liceo ero un pischello normale, per uscire con le ragazze puntavo sulla simpatia, sull’empatia, non ho mai pensato che la bellezza fosse il mio cavallo di battaglia».

Photo credit: Gianmarco Saurino
Photo credit: Gianmarco Saurino

Da allora qualcosa sarà pur cambiato... «Oggi accetto i miei difetti, mi piaccio di più e di conseguenza piaccio di più. Poi il mestiere che faccio contribuisce ad aggiungere un alone di mistero e fascino». Risultato: le fan impazziscono. «Un giorno ho ricevuto una foto di una ragazza che per il suo quarantesimo compleanno aveva voluto un cartonato a grandezza reale con la mia immagine. Divertente, ma un po’ inquietante». Con il successo, bisogna fare i conti, facciamo notare. «Le prime volte che mi hanno fermato per strada ero a disagio, ora sto iniziando a farmelo piacere, è una cosa bella, sono apprezzato per il mio lavoro» .

Photo credit: Gianmarco Saurino insieme a Matilde Gioli sul set di Doc
Photo credit: Gianmarco Saurino insieme a Matilde Gioli sul set di Doc

La carriera di Gianmarco è stata rapidissima, con un’accelerazione da Formula 1. In pochi anni, oltre al già citato Doc, ha recitato in Non dirlo al mio capo 2 e da tre stagioni è l’avvocato donnaiolo Nicodemo (Nico) Santopaolo nella fiction di grandi ascolti Che Dio ci aiuti. «In lui mi ritrovo per la verve. È un personaggio che sta vivendo la maturità, a compimento di un lungo percorso, e si trova a dover rispondere a domande che forse non si era mai posto». Vuol dire che in futuro non ci sarà più? «Se gli sceneggiatori troveranno il modo di dare senso e spessore al personaggio, volentieri. Lo stesso vale per Doc 2. Me ne sono andato con l’aspettativa. E l’aspettativa può anche finire. Per quanto il pubblico si affezioni al personaggio, il nostro lavoro è quello di raccontare una storia. Se si esaurisce è inutile reiterare». Di storie Saurino se ne intende. «Ho un’enorme passione per la lettura da quando ero piccolo. Già a 8 anni passavo ore e ore con in mano un libro», ricorda. «Sul mio comodino in questo momento c’è Ho visto l’abisso, l’ultima fatica letteraria dell’alpinista Simone Moro, le poesie di Vladimir Majakovskij, le opere di Charles Bukowski e del poeta cinese Hai Zi». Gianmarco ha ereditato la passione della lettura dalla mamma, laureata in psicologia («Ma non ha mai esercitato»), mentre papà è un ex ferroviere in pensione. Una famiglia tradizionale, unita, con tre figli. «Anche per i miei genitori è cambiata un po’ la vita. Anche loro vengono fermati per strada per i complimenti. Abbiamo un rapporto stretto e sono i miei primi sostenitori, dopo ogni messa in onda mi chiamano orgogliosi», spiega. «Io, invece, faccio fatica a rivedermi. Sono estremamente pignolo. Vivo con il dubbio che tutto possa finire, ho tanti colleghi bravi che non lavorano, ma trasformo questa incertezza in ostinazione al limite della testardaggine. Sogno di continuare a fare l’attore fino a novant’anni , ma me lo devo meritare».

Accanto alla carriera televisiva, Gianmarco porta avanti quella cinematografica e teatrale. «Entro la metà dell’anno uscirà in streaming Maschile singolare, opera prima di Matteo Pilati e Alessandro Guida. Interpreto il mio primo ruolo gay: sono Luca, un fornaio che aiuterà il protagonista, anche lui omosessuale, a superare una rottura sentimentale. Il bello è che a un certo punto ti dimentichi dell’aspetto diversity per appassionarti alla vicenda amorosa in sé», racconta. Per quanto riguarda il teatro, ha una propria compagnia, il collettivo Divina Mania, fondato nel 2015. «Il Covid è stato una falce sulla testa dei teatranti. Ci siamo inventati di andare in scena online, con spettacoli on demand, chiedendo agli spettatori di farsi una foto davanti alla smart Tv o al Pc con l’hashtag #comeateatro. Noi poi li ripubblichiamo e li mettiamo in fila, per avere la sensazione del pubblico in sala». Il palcoscenico è l’unico luogo dove Gianmarco non ha ancora lavorato con l’amico per la pelle Pierpaolo Spollon, lo psichiatra Emiliano Stiffi di Che Dio ci aiuti 6 e lo specializzando Riccardo Bonvenga di Doc. «Ci vedrete insieme anche lì, stiamo cercando il progetto giusto». Sono inseparabili. Pierpaolo, in un’intervista, ha rivelato che lui e Gianmarco per il 70 per cento del tempo parlano di ragazze. «Ma pensa te che razza di dichiarazioni fa il mio amico!», ride di gusto Saurino che, archiviata una storia importante con una chef pugliese, ora è single. «Per conquistarmi una donna deve essere semplice», dice. «Poi in una coppia è fondamentale l’intesa sessuale, siamo animali, abbiamo istinti basilari che vengono prima di tutto. Chi lo nega mente. Il matrimonio, invece, non è essenziale. Ci si augura che l’amore sia per sempre, ma bisogna fare i conti con la vita che, spesso, cambia il percorso delle relazioni». La sua compagna, per ora, è la gatta Sia, di due anni e mezzo. «Adottarla è la scelta migliore che abbia mai fatto».

Testo di Vania Crippa

Tutte le foto sono state pubblicate da Gente