Senza posti letto e anestesisti, De Luca ordina il coprifuoco

Federica Fantozzi
·Giornalista
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(Photo: Ivan Romano via Getty Images)
(Photo: Ivan Romano via Getty Images)

Lo “sceriffo” Enzo De Luca sceglie il coprifuoco: da venerdì prossimo la Campania chiude dalle 23 fino alle 5 del mattino. Attività e mobilità: dopo quell’ora non si esce di casa, non si passeggia per strada, non si tengono aperti bar, ristoranti, gelaterie, locali. Colpita la movida, troppo irrinunciabile per i ragazzi. E’ la seconda regione italiana dopo la Lombardia di Attilio Fontana a imporre una regola così draconiana ai propri cittadini. Una sorta di lockdown notturno – anche se quella parola non viene pronunciata poiché coprifuoco fa meno paura, di questi tempi. Il via libera del governo alla richiesta - preannunciata al ministro Roberto Speranza e condivisa con il governo nei contenuti - è attesa probabilmente domani. Mentre stasera arriverà quella sulla Lombardia. A quel punto il governatore De Luca firmerà l’ordinanza. E da subito il Viminale invia cento militari per far rispettare le misure di contenimento del Covid.

Il coprifuoco era nell’aria, con la Campania al centro di un escalation dei contagi e vicina ad alzare bandiera bianca. Per tutto il giorno si rincorrono le cifre: meno di trenta i posti ancora liberi nelle terapie intensive, una quarantina i letti per la degenza ordinaria, in tilt il sistema di tracciamento, sovraffaticata la macchina dei tamponi. E soprattutto: mancano medici, infermieri, e i preziosissimi anestesisti. Il bollettino Covid di oggi pomeriggio offre numeri leggermente più positivi dei giorni precedenti (ma con meno tamponi): 1312 positivi su 28.724 complessivi con 12 deceduti (ieri erano 1.523 con 21 morti), ma soprattutto parla di 91 posti in terapia intensiva su 227 e 946 letti di degenza occupati su 1.100. Appena ieri in rianimazione erano occupati 85 posti su 113, in degenza 884 su 925. Un balzo in avanti della capienza, quindi, comunicato dall’unità di crisi regionale e dovuto in parte dalla disponibilità dei nuovi ospedali da campo. Intanto il Viminale distacca cento militari per il controllo delle misure anti-virus. Lo annuncia De Luca ringraziando la ministra Luciana Lamorgese: “E’ un segno importante di attenzione”. Il prossimo lo aspetta dalla Protezione Civile sul personale sanitario.

Nonostante le scuole chiuse (le uniche del Belpaese) abbiano lasciato respirare il trasporto nel capoluogo e lungo tutta la fascia costiera, la situazione non migliora. Non basta svuotare bus, metro e circumvesuviana. Da un lato la gente ha paura, dall’altro risulta difficile fermare gli “irriducibili”. Il governatore ne prende atto con rapidità: “In giornata chiederemo al governo il coprifuoco da venerdì 23. Il blocco di tutte le attività come ha fatto la Lombardia”. Lo aveva già annunciato per Halloween, l’”americanata” in cui i bambini si riversano nei vicoli a fare dolcetto o scherzetto; lo anticipa di una settimana. Per la verità, in Campania la chiusura dei locali fissata dal Dpcm a mezzanotte era stata abbassata alle 23, con deroga però per il week end. Adesso, invece, niente eccezioni. Forse si salveranno cinema e teatri. E’ linea durissima. De Luca, però, non si muove in solitaria stavolta. I contatti con il ministro della Salute Roberto Speranza si sono intensificati negli ultimi giorni, e stamattina il governatore ha pre-allertato il governo della sua mossa. Il documento che verrà sottoposto al governo è già condiviso per sommi capi. E alla ministra Lucia Azzolina certo non dispiacerà la riapertura da lunedì prossimo delle scuole elementari.

Al mattino è il sindaco di Napoli Luigi De Magistris, acerrimo avversario di De Luca, a mettere in mora quest’ultimo: “Ci sono 10-15 posti in terapia intensiva, 50 in reparto. Gestione fallimentare, con questi numeri si va verso il lockdown a fine mese”. Accorato l’appello alla cittadinanza del vicepresidente dell’ordine campano dei medici, Bruno Zuccarelli: “La Campania è malata, Napoli è malata. Bisogna stringere i denti, dare l’esempio”. Senza il rispetto delle regole, avvisa “ci saranno centinaia di morti”. Del resto, già il bollettino Covid di ieri parlava chiaro: 1.523 positivi su 27.412 complessivi, 21 morti su 522. In rianimazione sono occupati 85 posti su 113, in degenza 884 su 925. Numeri da brivido: si va per le decine prima di arrivare all’overbooking. Certo, il nuovo Ospedale del Mare di Napoli sta funzionando. E i due ospedali da campo di Caserta e Salerno hanno praticamente finito il collaudo: il primo è parzialmente a regime, il secondo sta aprendo in queste ore. Non basta però. “La Campania ha quasi sei milioni di abitanti – sussurra sgomento un medico – Se si ammalasse solo l’1%...”. Significherebbe 60mila persone: un impatto difficile da reggere per la sanità del Nord, devastante per le capienze molto minori del Mezzogiorno.

Molti puntano il dito su quello che considerano il cuore vero del problema: il personale. Lo ha ammesso anche de Luca: “Per garantire i turni nei posti Covid bisogna eliminare le prestazioni non essenziali. L’emergenza riguarda gli anestesisti, non sono esauriti i posti letto”. Una scelta, quella di rallentare la “sanità non Covid”, che è inevitabilmente dolorosa e suscita le proteste dei sindacati dei pensionati: “Vanno riattivati ricoveri e ambulatori, le liste d’attesa sono già lunghissime”. Anche questo, rischia di diventare un altro lato oscuro del sistema sanitario. Intanto De Luca chiede una mano al governo, anzi invoca una condivisione delle responsabilità: “Abbiamo chiesto 600 medici e 800 infermieri. Ad oggi abbiamo avuto assicurazione di 50 medici in più e 100 infermieri. Quindi siamo clamorosamente al di sotto delle esigenze minime. Dovremmo avere 55.000 dipendenti secondo standard ministeriale e invece ricordo che abbiamo 12.000 medici in meno. Abbiamo chiesto personale e si deve rispondere non con questi numeri risibili e clamorosamente insufficienti”.

In compenso – con una forte retromarcia – De Luca annuncia da lunedì prossimo la riapertura delle scuole elementari. I criteri, però, sono tutti da definire, perché dovranno essere le Asl a certificare la sussistenza delle “garanzie sanitarie e di sicurezza”. Significa che alcuni istituti riapriranno e altri no? A macchia di leopardo? Una soluzione che rischia di aggravare il pasticcio. La decisione di sospendere le lezioni in presenza per elementari, medie e licei ha già provocato forti reazioni in Campania. Un gruppo di genitori ha presentato ricorso al Tar, che però ieri è stato bocciato. Tuttavia, si ventilano dubbi di costituzionalità per una misura, presa dal governo regionale, che tocca il diritto all’istruzione in una sola parte del territorio nazionale. E soprattutto, ha pesantemente intaccato il tesoretto di consenso personale che, appena un mese fa, aveva portato De Luca dritto alla rielezione.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.