Sessant'anni di club culture attraverso la storia di dieci città, da Nairobi a Lisbona

Di Alessia Musillo
·3 minuto per la lettura
Photo credit: Anita Baumann
Photo credit: Anita Baumann

From ELLE Decor

"Quando si parla di club culture a Napoli, non si può fare a meno di pensare agli angoli urbani stretti nelle diverse zone intorno al Golfo. Il clima temperato trasforma le strade e le piazze nei posti privilegiati per gli incontri. Così, un flusso continuo di input diversi attraversa uno sfondo urbano che sembra essere una spugna, che rielabora continuamente e rimescola contenuti ed esplosioni estetiche insieme alla musica - uno fra i mezzi di espressione più potenti dei nostri tempi". Ne ha da dire Napoli sul clubbing, ne ha da dire Ten Cities su sessant'anni di ballo a cielo aperto e per le infrastrutture della notte. Così la casa editrice Spector Books ha recentemente pubblicato un libro che risveglia la nostalgia di quello che fu il ballare sfrenato, fuori dal ritmo, spontaneo, caldo e sudato proprio in un momento storico in cui tutta la fragilità del sistema si è abbattuta tagliando la testa (anche) al clubbing.

Photo credit: Chris Saunders
Photo credit: Chris Saunders
Photo credit: Chris Saunders
Photo credit: Chris Saunders

Ten Cities racconta la storia della musica da club e della cultura dei club attraversando dieci città fra l'Africa e l'Europa a partire dagli Anni Sessanta a oggi. In un modo o nell'altro, tutti questi centri hanno influenzato il destino del clubbing e viceversa respirandosi all'aria aperta o vivendosi fra le pareti delle architetture della notte che sarebbero state (e che effettivamente sono state). Non si può raccontare. O meglio, ci sono argomenti per cui le parole non bastano. Così il libro, senza lasciare niente all'immaginazione, illustra con le fotografie di Anita Baumann, Beezer, Royce Bett, Tilman Brembs, Giovanni Calemma, Martin Eberle, Mosa'ab e molti altri le feste, le discoteche - tutta una storia che è diventata un fenomeno globale e, per alcuni, stile di vita.

Photo credit: Tilman Brembs
Photo credit: Tilman Brembs

La notte. Quando tutto sarà finito ripartirà anche la notte? E mentre ce lo chiediamo i dj set si preparano ad andare online. Dalle dirette di Facebook ai grandi eventi delle piattaforme internazionali, i maestri della consolle si lasciano guardare con gli occhialetti 3D, si balla da casa e si perde il contatto fisico - lo stesso che sottraeva al momento buio della giornata il suo carattere solitario. Proprio quel contatto fisico definiva i limiti di quello che si può fare e non si può fare, trascinava la socialità (notturna) e stabiliva le regole del comportamento, ma, soprattutto, legava. Si vede, al Cairo, una folla per la strada stringersi in una via e stare unita vicina vicina. Si vedono, a Johannesburg, sei ragazzi che fanno del freestyle per strada. Si vede, a Berlino, cos'era la Love Parade. In tutte queste immagini, il contatto è l'essenza.

Photo credit: José Soares e Nica
Photo credit: José Soares e Nica

Ma Ten Cities non si ferma a raccontare la notte (il balloè vita, e non solo al buio). Muoversi è da sempre una forma di sperimentazione, un laboratorio (fisico) in evoluzione continua che si inserisce nei quartieri delle città - ne racconta il cambiamento, la trasformazione e persino la politica. Napoli non avrebbe avuto la sua storia se la gente non avesse raccolto il senso del ballo dal mare, dall'andare e venire dal Mediterraneo. E mentre il libro viaggia (in ordine geografico) da est a ovest, da Nairobi a Lisbona, passando per il Cairo, Kiev, Johannesburg, Berlino, Napoli, Luanda, Lagos, Bristol, la storia della musica pop diventa una chiacchiera da mangiare senza colli dei piedi tirati giù. A firmare i saggi sono venticinque autori, fra le voci più autorevoli della musica e del clubbing (Vítor Belanciano, Bill Odidi, Vincenzo Cavallo e Joyce Nyairo per nominarne alcuni), che ripercorrono il passato demoniaco della danza senza tecnica e raccontano le città secondo uno schema preciso: la prima parte è un saggio sulla storia musicale, la sottocultura, gli spazi; la seconda parte è una narrazione che approfondisce gli studi urbani, le teorie sociali e politiche.

Photo credit: Mosa'ab Elshamy
Photo credit: Mosa'ab Elshamy

Quello che emerge è che il ballo si intreccia con lo spazio e lo spazio con il futuro. Tutto si unisce sotto un tetto chiamato "sperimentazione" e definisce i trend danzerecci nelle città. Ed ecco i quartieri. Ed ecco cos'è l'underground. Di contro, ecco cos'è il mainstream. Non ce lo possiamo dimenticare. Così lo leggiamo e lo guardiamo.

www.spectorbooks.com