She Covery, così si chiama la rimonta post pandemia delle donne

Di Roselina Salemi
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Photo credit: Klaus Vedfelt - Getty Images
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Gli inglesi, bravissimi a inventare neologismi, l’hanno chiamata She-cession. Crudele ma vero. La recessione causata dalla pandemia ha colpito in maggioranza le donne, impiegate soprattutto nei servizi, nel turismo, nel commercio e meno nella finanza, tecnologia, edilizia. Succede perché, come spiega Paola Profeta, docente di Scienze delle finanze ed economia di genere all’Università Bocconi di Milano, la crisi di oggi si aggiunge ad asimmetrie non certo recenti. Possiamo fare i conti: in quasi mezzo milione hanno perso il lavoro nel 2020.

«Confermiamo un dato che ci caratterizza: un tasso di occupazione femminile sotto il 50 per cento, per precisione al 48,4 per cento», spiega l’economista Marcella Corsi, coordinatrice di Minerva, laboratorio di studi sulla diversità presso la Sapienza di Roma. «Disuguaglianze di genere, provenienza, età, in Italia si sommano alla disparità geografica e con il contagio da Covid sono emerse in tutta la loro drammaticità. Sarebbe il momento di una svolta, di un Rinascimento». Vero anche questo. Si chiama, infatti, Donne per un nuovo Rinascimento, l’ambizioso piano del ministro per le Pari Opportunità e la Famiglia, Elena Bonetti, (lo scorso 14 gennaio ha dato le dimissioni assieme alla ministra delle Politiche agricole, alimentari e forestali Teresa Bellanova e al Sottosegretario di Stato al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Ivan Scalfarotto nel governo Conte 2, per essere poi nuovamente ministro per le Pari Opportunità all'interno del nuovo Governo Draghi Ndr), che prometteva di portare il tema dell’empowerment femminile al centro della presidenza italiana del G20. «Una delle missioni del Recovery Plan verte sulla parità di genere, un indirizzo politico che dovrà tradursi in progetti concreti», sosteneva la ministra e speriamo che chi le succederà raccolga la sfida.

Alla She-cession, si oppone, a questo punto, la She-covery, il rilancio post crisi al femminile (neologismo che ci piace molto di più). Chiara Corazza, direttore generale del Women’s Forum for the Economy & Society, ci crede fortemente: «Il 2021 sarà un anno di ripartenza. E si riparte con le donne». Al Women’s Forum Global Meeting 2020 qualche dato positivo, tra i molti non proprio incoraggianti, è venuto fuori grazie al sondaggio Wfgm Barometer realizzato da Ipsos su 3.500 cittadini delle nazioni G7 (Italia, Usa, Germania, Francia, Regno Unito, Canada e Giappone). Ecco i risultati: il 91 per cento considera una priorità superare il gender gap (Italia e Francia in testa con il 96 per cento); il 78 per cento sostiene che un maggiore accesso delle donne al settore Stem e Ai (intelligenza artificiale) potrebbe portare benefici per la società e crescita economica (Italia, USA e Canada in testa con l’84 per cento).

Ottime premesse, ma i fatti? Risposta complicata. Prova a darla Paola Mascaro, presidente di Valore D, associazione di imprese che promuove l’equilibrio di genere: «Il primo intervento è sulla società civile con una mobilitazione progettuale che arriva da task force e gruppi di pressione. Alzare la voce: l’opinione pubblica è importante. Le donne di potere hanno il compito di far funzionare l’ascensore sociale. A livello politico possiamo ottenere incentivi alle assunzioni e supporto all’imprenditoria femminile. Possiamo anche promuovere programmi per riqualificare, aggiornare le competenze. Le più giovani devono imparare a ragionare sulle scelte di studio, evitare quelle basate su stereotipi e puntare su lavori pagati meglio. Poi c’è il tema della cura. Molte mamme lasciano il lavoro appena avuto un bambino, gli asili sono pochi. E si discute sul perché in Italia siamo a crescita zero o addirittura sotto zero».

Più asili nido, più crescita (economica)

Ignazio Rocco, founder e ceo di Credimi, piattaforma di finanziamento digitale dedicata alle imprese italiane, lancia così la sua provocazione. Quasi uno slogan: '100 asili nido valgono più di 100 startup'. «Forse non tutti hanno piena coscienza del fatto che l’investimento nelle strutture per l’infanzia, oltre che nell’istruzione, è un moltiplicatore gigantesco della crescita. Le strutture per la prima infanzia sono un investimento che genera maggiore partecipazione al lavoro dei genitori, maggiore natalità; maggiore capacità futura di bambine e bambini di apprendere e, in alcuni anni, di guidare l’innovazione, maggiore capacità di attrarre talenti e, in ultimo, più posti di lavoro a elevato valore aggiunto».

Oggi, con le risorse del Recovery Fund, si possono creare le condizioni perché l’humus dell’Italia cambi in profondità, con una massa d’urto formata da giovani dinamici, uomini e donne, capaci di generare la crescita di cui abbiamo un disperato bisogno. Mentre aspettiamo di ottenere interventi dai governi e dalle istituzioni, aggiunge Paola Mascaro, cominciamo dal basso: «Possiamo introdurre nelle aziende modelli di misurazione delle politiche di genere (meno romanticismo e più metodo) e premiare quelle che le applicano, bilanciare le assunzioni di giovani, ancora poche, non penalizzare le carriere delle madri, anzi creare programmi per loro. Alle donne dico anche: fate rete.

Siete bravissime a farlo nella vita privata, molto meno nel lavoro. Non concentratevi soltanto sui vostri compiti, non vergognatevi di presentare un’autocandidatura, non pensate che esistano due schieramenti (uomini contro donne), cercate alleanze. Il futuro è dalla vostra parte». In sintonia, Linda Scott, docente a Oxford e autrice del saggio rivoluzionario Economia doppia X (Rizzoli), indica molti percorsi per arrivare al cambiamento: mentoring per le più giovani, crowdfunding per le imprenditrici, supporto alle leadership femminili, consumi orientati verso aziende che applicano la parità di genere (un po’ come è successo con il commercio equo e solidale).

«È un momento difficile, ma le crisi sono anche opportunità», dice Paola Mascaro, «il governo ha concesso incentivi per biciclette e monopattini, ha offerto bonus per babysitter e vacanze. Forse, al di là dell’emergenza, oltre alle necessità del presente, è ora di avere una visione più ampia». E guardare, appunto, alla Next Generation.

«In questa importantissima impresa», promette la Scott, «ci sarà da fare per tutti. La strada è sgombra e luminosa, le potenzialità grandiose. Uniamoci per liberare l’Economia Doppia X». E dimentichiamo la She-cession.