Shiroiya Inn, l'albergo dei designer firmato (anzi, diretto) da Sou Fujimoto

Di Ciro Marco Musella
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Photo credit: Foto di Shinya Kigure
Photo credit: Foto di Shinya Kigure

From ELLE Decor

Di vari marmi con suttil lavoro edificato era il palazzo altiero: comincia così il canto XII dell’Orlando Furioso, dove con un escamotage letterario Ariosto racconta del Castello di Atlante, sfondo d’eccezione per mettere in scena la quête, quell’incessante e infruttuosa ricerca che anima i protagonisti del poema. Nel suo correre di qua e di là alla disperata ricerca di Angelica, Orlando incontra gli interni del palazzo che, descritti con dovizia di particolari, si svelano per il loro essere “giostra delle illusioni”, come dirà Calvino nella sua rilettura dell’opera. Un luogo che racconta quello che non è, intriso di mistero e magia, da cui sembra trarre ispirazione Sou Fujimoto per il suo ultimo lavoro.

Photo credit: Foto di Shinya Kigure
Photo credit: Foto di Shinya Kigure

A Maebashi, nel cuore del Giappone e a due ore da Tokyo, lo storico albergo Shiroiya Inn chiuso nel 2008 dopo oltre 300 anni di attività, riapre finalmente i battenti con un aspetto del tutto chimerico. Se si supera il prospetto su strada, quasi mimetico se non fosse per l’inaspettato lavoro del noto artista Lawrence Weiner, l’albergo si presenta come una fortezza su una ripida collina verde, incastrata nel tessuto cittadino e arroccata proprio come il Castello descritto da Ariosto. L’interno è invece labirintico, con una commistione di travi e pilastri di cemento che si incontrano con piante e materiali pregiati. L’artefice di un progetto talmente inaspettato è l’archistar giapponese Sou Fujimoto, chiamato per rilanciare l’albergo e, nel pratico, ristrutturare la Heritage Tower risalente agli anni Settanta e costruire ex-novo la Green Tower, la struttura immaginata come una collina nel centro della città.

Photo credit: Foto di Katsumasa Tanaka
Photo credit: Foto di Katsumasa Tanaka

A sbucare con le loro finestre dalla Green Tower sono le stanze per i clienti dell’albergo, realizzate da alcuni dei più noti maestri del design internazionale. Quasi fosse un direttore d’orchestra, infatti, Fujimoto ha radunato per l’occasione alcune delle firme di spicco dell’architettura, dell’arte e del design, per rendere l’esperienza all’interno del Shiroiya Hotel unica. Ecco che le lighting pipes dell’artista argentino Leandro Erlich guidano con la luce i clienti alle 17 stanze dell’albergo, come quella progettata dall’italianissimo Michele De Lucchi, che utilizzando solamente il legno ha giocato sui chiaro-scuri e sulle ombre create dal paravento e la camera firmata da Leandro Erlich, dove le tubature diventano una scultura e un sistema di illuminazione posto in cima al letto e sulle pareti.

Photo credit:  Foto di Shinya Kigure
Photo credit: Foto di Shinya Kigure

C’è poi la stanza del designer britannico Jasper Morrison, dove regnano le forme semplici e i richiami orientali e quella realizzata da Sou Fujimoto, un salotto nei toni del bianco e del grigio. Si aggiungono a queste guest room le altre camere da letto, ognuna impreziosita da diverse opere d’arte di artisti internazionali. Il progetto, che ha richiesto quasi sei anni per essere concluso, inaugurerà ufficialmente il 12 dicembre e alle firme della creatività del design e dell’architettura, si aggiungerà quella di Hiroyasu Kawate, tra i più noti chef del Paese che supervisionerà il ristorante dalle proposte gourmet.

Photo credit: Foto di Shinya Kigure
Photo credit: Foto di Shinya Kigure

www.sou-fujimoto.net

www.shiroiya.com