Si chiama "Effetto Chernobyl": quando il futuro è troppo incerto, nascono pochi bambini

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Photo credit: Nynne Schroder/Unsplash
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Ci sono progetti che porti fino in fondo, altri sei costretta a chiuderli nei cassetti, almeno per un po'. Tra pochi mesi Maria conoscerà i suoi gemelli: «Volevamo provare ad avere un figlio appena fossi stata assunta a tempo indeterminato – nonostante da più giovane pensassi che non mi sarei fatta guidare dai soldi in questa decisione, mi sono resa conto che fare un figlio senza una condizione stabile per la madre può essere un vero problema. È successo proprio la settimana in cui è esploso il Covid in Italia. Abbiamo accantonato il progetto, che era più un desiderio che un reale progetto, per posticiparlo a data da destinarsi. Quando abbiamo capito che le cose sarebbero andate per le lunghe e che non potevamo mettere in standby la nostra vita a causa del virus, ci abbiamo provato e sono rimasta incinta al volo». Daniela invece a un figlio per ora ha rinunciato: ne ha già due, la seconda rientra tra le categorie fragili e in questo periodo proteggerla è venuto prima di tutto. «La pandemia non ci ha particolarmente toccati economicamente, ma ci ha distrutti psicologicamente. Non ce la siamo assolutamente sentita di affrontare la nascita di un nuovo bambino in questo periodo storico. Per me l’idea di affrontare un possibile contagio con una nuova vita in grembo è infattibile, perché sono terrorizzata che la mia piccola possa non sopravvivere al Covid. Siamo già stati vaccinati perché caregiver, ora aspettiamo la seconda dose e poi valuteremo. Se tutto sarà più vivibile e riusciremo a far pace con le nostre paure, allora un terzo figlio tornerà a essere un progetto reale. Altrimenti resterà solo un sogno». Anche Greta è già mamma e ha rimandato una nuova gravidanza: alla preoccupazione per la salute si è aggiunto lo stress di un lockdown da sola in smart working con una bambina di due anni, e non se l'è proprio sentita. Maria, Daniela e Greta le incontro virtualmente su MaMi Club, community Facebook dove si raccontano oltre 31.000 mamme italiane: sono solo tre delle tante donne che, in un modo o nell'altro, sono state colpite dal Covid nella sfera più delicata, la maternità.

Crollo delle nascite

Nel 2020 sono nati nel nostro Paese appena 404.104 bambini; a dicembre, il primo mese in cui si sono potuti notare gli effetti del virus, il crollo delle nascite è stato di oltre il 10 per cento. Istat ipotizza che possa continuare anche nel 2021, come dopo Chernobyl. «Ovviamente non possiamo ancora sapere quanto e come la pandemia ha inciso sulla natalità», spiega la pediatra e neonatologa Maria Enrica Bettinelli, che dirige la rete di consultori familiari milanesi del Fatebenefratelli Sacco. «Sicuramente ci sono state interruzioni di gravidanza e parti prematuri, perché lo stress può aver avuto un’interferenza. Molte donne poi hanno perso il lavoro, e questo ha aumentato ancor di più l’incertezza. Viceversa in altri casi il fatto di rimanere a casa col proprio partner ha permesso una maggiore intimità, ha permesso di dire: se voglio avere un figlio, lo faccio adesso, lo pensiamo insieme. Allo stesso modo, in alcune situazioni di disagio sociale ci sono state più gravidanze indesiderate, perché con il lockdown la gente non ha avuto accesso ad alcuni servizi, come la contraccezione». I consultori, focalizzati «sulla salute della donna, intesa come salute fisica ma anche psichica, perché la donna è il fulcro della famiglia, un ponte tra la generazione precedente e quella futura», sono i luoghi dove più si può toccare con mano l'inverno demografico. Che colpisce anche gli stranieri, finora baluardo contro il declino. «Sicuramente abbiamo notato nel tempo, e si vede anche nelle statistiche, che le donne con più figli provengono da altri Paesi», conferma Bettinelli. «Però in questo periodo nei consultori si sono viste meno donne straniere, perché si sono ridotti i ricongiungimenti e le migrazioni, non si poteva più viaggiare. E anche quelle che erano già qui hanno rimandato una gravidanza». Un calo che comunque era già connaturato all’Italia: «Non siamo una società per bambini, e il Covid ha solo peggiorato il trend. Pensare a un bambino vuol dire pensare al futuro, ed è difficile farlo quando si è in una situazione incerta».

Tasso di (s)fiducia

Purtroppo, non è una novità. Le italiane che dichiarano di non volere diventare madri sono pochissime (nel 2016 erano solo il 5 per cento), eppure qualcosa s'inceppa e il desiderio di un figlio, o due, o tre, finisce per non diventare realtà. Le cause, sulla carta, le conosciamo tutte – mancanza di servizi, gender gap, precariato, secolarizzazione – e però la formula esatta per risolvere il problema non si trova. A luglio arriverà l'assegno unico per ogni figlio, il proverbiale dito nella diga. Mancano ancora dei servizi capillari, che Bettinelli immagina integrati, open e vicini, ma anche «più social, per essere intercettati dalle mamme di oggi che sono cambiate, sono più tecnologiche». Chissà se servirà a invertire almeno un po' la tendenza. In Spagna, oltre all'Italia l'altra grande colpita dal crollo pandemico delle nascite (–23 per cento a gennaio), il tasso di fertilità è in calo da anni, nonostante misure importanti come un congedo di paternità di 16 settimane, pari a quello materno. «Si fanno pochi figli in Spagna per lo stesso motivo per cui si fanno pochi figli qua», mi conferma Vanesa, spagnola, che ha partorito da poco in Italia. «Si inizia tutto più tardi, dopo gli studi hai un lavoro precario, e la stabilità arriva verso i trent'anni. Ma oltre al tema economico, è anche difficile trovare una persona con cui fare una scelta così importante di vita». È come ha scritto Flavia Gasperetti nel suo saggio Madri e no (Marsilio): diventare madre è una scelta che «ha bisogno di un particolare “clima” per attecchire, delle condizioni favorevoli non tanto in termini atmosferici quanto emotivi, esistenziali. L’insieme di queste condizioni, il clima adatto, lo si potrebbe chiamare molto genericamente “fiducia”. Quella disponibilità a intrattenersi con la speranza, un’apertura verso il futuro che ti permette di far esistere qualcosa di te oltre te, qualcuno che amerai moltissimo, sapendo che farlo esistere vorrà dire anche lasciarlo andare».

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