Si chiama Karma Chameleon l'ultima capsule di Karl Lagerfeld x Kenneth Ize, inno multicolore all'inclusività

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C’è chi lo chiama karma, chi ancora un segno del destino per l’inconsapevole eletto, fatto sta che ci sono persone legate a un filo evanescente , capace di unire due mondi distanti quanto generazioni opposte, con lo zampino di una mentore di eccezione. È il caso di Kenneth Ize, talento austro-nigeriano, finalista al premio LVMH 2019. E del compianto Kaiser Karl. Non si sono mai conosciuti in terra umana (l’über stilista è scomparso pochi giorni prima di far parte della giuria dell’evento), eppure i loro nomi si sono imbastiti in questa nuova collezione, con Ize prescelto come primo collaboratore nero per la Maison Karl Lagerfeld.

Photo credit: courtesy photo - Getty Images
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«A volte è come se lui fosse accanto a me e io gli stessi raccontando una storia», ha confessato il giovane designer, tanto che a scommettere su questo sodalizio extra terreno è stata Carine Roitfeld, style advisor del brand e coordinatrice persino della campagna adv. Che, fresca anche del lancio di Karl by Karl, capsule collection gender neutral in onore dell’iconico stile alla Kaiser, è rimasta sedotta da questa variopinta commistione di fantasie afro-parigine, come ci racconta.

Colori saturi, il know-how, l'artigianato tipico di Lagos e il tessuto aso oke. Sono questi i punti forti della collab?

Quello che fa Kenneth Ize è unico, fresco, riconoscibile. Ogni look è una trascrizione dei suoi valori, dei codici estetici, e trasmette gioia, cultura, storia.

Qual è il messaggio di Karl Lagerfeld x Kenneth Ize?

Un ibrido tra estetica francese e artigianato afro, una celebrazione di mix culturale e design genderless e senza frontiere.

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Il suo capo preferito?

Una camicia a righe multicolore. Non mettendo le stampe, me ne sono innamorata.

Lei era molto legata a Karl. Qual è il suo consiglio di cui far tesoro?

Sorprendere. Sempre.

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Questa capsule è un inno all'inclusione. Riflette il nuovo corso della moda?

Per Karl, uomo e marchio, l'inclusione è sempre stata una priorità. Sono certa che avrebbe amato la collezione, il respiro di Kenneth e come ha esplorato il colore e la cultura, mescolando i due dna.

Come cambierà il fashion biz?

Tutto cambia e dobbiamo adattarci. Ogni evoluzione, ogni ostacolo è un'opportunità. Non ho paura delle rivoluzioni...

La capsule Karl By Karl (con il design director Hun Kim) rende invece omaggio allo stile gender neutral in bianco e nero...

Sono circa 20 capi, alcuni sostenibili e ispirati all’uniforme di Karl, che una volta disse: "Sono una sorta di Charlie Chaplin quotidiano: una caricatura in carne e ossa che si adatta ai vari ambienti e situazioni".

Ha anche lanciato le prime fragranze no gender. Tendenza transitoria o imperitura?

La moda genderfluid è qui per restare. Come per il profumo, è importante che ognuno possa riconoscersi nei vestiti.

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Lei è un'icona multiforme: modella, direttrice, stilista, consulente di stile. Quale aspetto la affascina ancora di più?

Tutti, ma devo ammettere che tornare a Parigi mi stimola sempre molto.

Esiste ancora lo "chic parigino"?

Ci si diverte con i cliché, come il tanto discusso Emily in Paris. Parigi va ben al di là: è un territorio di creatività e infiniti spunti.

L'ultimo libro letto?

Helmut & June, portraits croisés, di José Alvarez.

La migliore lezione di vita?

Non rimanere mai nella tua zona di comfort, spingi i tuoi limiti per crescere.

... e il miglior complimento da ricevere?

"Che profumo indossi?"

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