Siamo fiere di presentarvi Nanaia Mahuta, la prima donna maori a ricoprire una carica di ministra

Di Elisabetta Moro
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Photo credit: Hagen Hopkins - Getty Images
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From ELLE

Già quattro anni fa, Nanaia Mahuta si era fatta notare diventando la prima donna eletta in parlamento a esibire un moko kauae ovvero un tatuaggio tradizionale Maori sul mento. Non c'è sicuramente bisogno di sottolineare come, per una donna indigena neozelandese, ancora nel 2020 non sia affatto scontato riuscire a farsi strada in politica e, infatti, da questo punto di vista è ancora un'epoca di first time ever da celebrare in nome della diversity sperando che, da vittorie dei singoli, si trasformino in maggiore visibilità per i gruppi tuttora marginalizzati. Il nuovo governo di Jacinda Ardern sembra muoversi in questa direzione: a seguito delle recenti elezioni, il Parlamento della Nuova Zelanda è il più vario e inclusivo di sempre con una presenza femminile al 48%, molti deputati non bianchi e un 10% composto da persone lesbiche, gay, bisessuali o transgender: la percentuale più alta di ogni parlamento al mondo. Anche il gabinetto scelto da Ardern è all'insegna della diversity: il suo vice, Grant Robertson è apertamente gay e alcuni ruoli importanti sono stati affidati a politici di origine Maori. Tra loro c'è Nanaia Mahuta che ha segnato un nuovo record diventando la prima donna indigena a ricoprire la carica di ministra degli esteri.

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Mahuta fa parte della tribù Waikato-Maniapoto, è nata ad Auckland nel 1970 e si è laureata all'Università di Auckland in Sviluppo aziendale Maori. Negli anni '90, è entrata in politica con il partito laburista venendo eletta in Parlamento per la prima volta nel 1996. Da allora ha ricoperto diverse cariche importanti come quella di ministra del governo locale e ministra dello sviluppo Maori durante il primo governo Ardern portando avanti il suo orgoglio indigeno e lavorando per una maggiore visibilità della comunità Maori. Fino ad oggi, però, non era ancora mai successo che una donna indigena fosse eletta agli esteri, per questo si tratta di una decisione storica. Jacinda Ardern ha commentato la scelta sostenendo che, durante gli ultimi tre anni come ministra del governo locale, Mahuta ha mostrato "le capacità diplomatiche di cui abbiamo bisogno per rappresentare la Nuova Zelanda sulla scena mondiale"."È una persona che costruisce relazioni fantastiche molto, molto rapidamente", ha aggiunto, "e questo è uno dei punti chiave per chi lavora negli affari esteri".

Ancora una volta, Ardern ci mostra che una leadership inclusiva e in grado di valorizzare le caratteristiche di ognuno e le capacità relazionali non solo è possibile, ma è vincente (e i risultati lo confermano, ndr). Fin dal suo primo mandato, la premier è stata in grado di unire il paese ricucendo rapporti, sanando ferite passate e attenuando le divergenze. Questo si è visto in particolare nei confronti della comunità Maori. Ardern sta lavorando costantemente per dare valore alla lingua e alla cultura Maori nel Paese: spesso si rivolge alle comunità indigene parlando in reo, la lingua del popolo Maori, nel 2018 ha indossato un tradizionale mantello Maori per incontrare la regina Elisabetta e di recente ha proposto di rendere il Capodanno Maori festa nazionale. La presenza di Mahuta alla guida del ministero degli esteri non può che confermare la scelta di una politica che sappia guardare alla complessità della popolazione senza dimenticare le minoranze, ma valorizzando nuovi punti di vista.

Photo credit: Kerry Marshall - Getty Images
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