Siamo pronti a tornare a farci toccare?

Di Elena Fausta Gadeschi
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Photo credit: Unsplash
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From ELLE

“La nostra miglior difesa è la distanza. Quindi due metri, in ogni momento”. Quante volte ce lo siamo sentiti ripetere in questo ultimo anno? Quante volte abbiamo dovuto misurare il nostro affetto sulla base di un numero convenzionale di centimetri, adeguando i nostri slanci a un’unità di misura che non ci corrisponde perché non siamo fatti per rimanere distanti, ma per toccarci, abbracciarci, viverci dopo il Covid? Siamo animali da branco e in fondo è così che siamo sempre stati abituati a fare la pace, la guerra e soprattutto l’amore: il contatto fisico fa parte della nostra natura e forse, delle molte cose che ci mancano del periodo pre-pandemia, l’abbraccio e il bacio sono in cima alla lista.

Photo credit: Jonathan Knowles - Getty Images
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La frase riportata all’inizio in realtà non è una delle tante raccomandazioni, che pure non sono mancate, da parte dell’Oms, ma è una battuta tratta dal film Five Feet Apart (in italiano A un metro da te): la storia di due adolescenti affetti da fibrosi cistica, costretti a rimanere distanti l'uno dall'altro per ridurre il rischio di infezioni incrociate, che per loro sarebbero fatali. Nel film i due ragazzi si innamorano, ma la loro patologia li obbliga a vivere la loro storia alla perenne distanza di un metro, senza potersi mai sfiorare. Uscita un anno prima dello scoppio della pandemia, nel marzo 2019, la pellicola emozionò gli spettatori per la forza espressiva con cui aveva dato voce a un dramma spesso taciuto come quello della fibrosi cistica. Oggi, due anni e una pandemia dopo, la commozione è identica, ma associata a un insopprimibile sentimento di identificazione. Sì perché in questo ultimo anno ci siamo sentiti tutti un po’ come Stella e Will, i protagonisti legati da un amore adolescenziale e impossibile, obbligati a rimanere distanti a causa di una malattia invisibile e insidiosa.

Nel nostro caso non sempre si è trattato di amore, a volte a essere divisa è stata un’amicizia, in altri casi un legame familiare. Sono stati tanti i tipi di rapporto e i sentimenti che abbiamo dovuto e tuttora dobbiamo modulare sulla base dell’andamento dei contagi, attendendo a volte interi mesi prima di poterci ricongiungere ai nostri amanti, amici, parenti. All'aggravarsi dell'emergenza ogni incontro è divenuto più raro e allo stesso tempo furtivo, accompagnato dal timore concreto di contagiarsi e a propria volta poter contagiare.

Photo credit: Tom Werner - Getty Images
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In questa situazione i più penalizzati sono stati senz'altro i single. Sprovvisti dell'etichetta di “congiunti” e (giustamente) poco allettati dall'idea di avere un rapporto sessuale muniti di guanti e mascherine come consigliato da alcuni esperti, i single hanno preferito rinunciare a nuovi incontri nella vita reale e rifugiarsi nel mare magnum delle app di dating. Secondo una ricerca condotta in Italia da Durex, in collaborazione con Anlaids, sembra che su un campione di 500 persone comprese tra i 16 e i 55 anni, i single siano stati i più colpiti dagli effetti del lockdown nella sfera sessuale. La ricerca fa una distinzione tra i single che non hanno alcuna frequentazione e quelli che, invece, hanno un rapporto saltuario che non può però essere definito come relazione. Per i primi vi è stato un crollo drastico dell’attività sessuale, per il 98% degli intervistati. Mentre i secondi hanno lamentato qualche difficoltà in meno, con un calo dell’attività sessuale che ha toccato il 93%.

Se toccarsi è diventato proibito o quantomeno rischioso, molti hanno trovato più pratico demandare a videochiamate o virtual dating non solo la conoscenza e il flirt, ma anche la stessa relazione. Una soluzione che ha l’innegabile vantaggio di ridurre i casi di contagio, ma che rischia di raffreddare qualsiasi fiamma sul nascere, soprattutto quando, dopo mesi di chat e chiamate, ci si incontra finalmente di persona. Se è vero infatti che in amore può bastare un messaggio a incoraggiare un’avance, è altrettanto vero che una relazione esclusivamente “cibernetica” alla lunga rischia di isterilirsi prima ancora di riuscire a concretizzarsi in un bacio.

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Lontani per colpa di un virus e uniti solo da un’app, anche gli amanti più smart faticano a colmare il vuoto di emozioni generato dalla mancanza di contatto fisico. La stessa videochiamata non fa che amplificare il concetto stesso di distanza, privandolo di tutta la sua potenzialità erotica, che almeno di persona può nutrirsi di sguardi, voci, risate. Nel film sopra ricordato la protagonista utilizza una stecca da biliardo per mantenersi sempre a distanza di sicurezza dalle altre persone e anche da Will. Ecco, finché non potremo tornare ad abbracciarci, restiamo prudenti, ma scegliamo comunque la presenza all’assenza. Fare un tampone prima di incontrarsi, trovarsi in uno spazio all’aperto e restare seduti ai bordi estremi di una panchina è un bel modo di attendere insieme il ritorno alla normalità. Quando toccarsi tornerà a essere un piacere e non più un rischio e noi smetteremo di preoccuparci di quanto possa non essere igienico un bacio.