Signe Hornborg, la prima architetta della storia a ottenere la laurea (con una dispensa speciale)

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Photo credit: George Marks - Getty Images
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Signe Hornborg è stata la prima donna a laurearsi in architettura, sono i documenti a parlar chiaro. Siamo in Finlandia nel 1890 e il mestiere dell’architetto è ancora considerato una faccenda da uomini. Calcoli, disegni e sopralluoghi sono sconsigliati alle donne che si reputano più adatte ai percorsi umanistici, se proprio insistono a voler studiare. Ma Signe Ida Katarina Hornborg la pensa diversamente.

A fine ‘800 sono ancora pochissime le donne che hanno accesso all’università, soprattutto alle facoltà tecniche, e per lo più vengono accolte come semplici uditrici senza alcuna possibilità di ottenere un titolo alla fine del proprio percorso di studi. Anche quando restano a lavorare all’università lo fanno a titolo gratuito oppure con incarichi di facciata mentre si occupano di ricerca e insegnamento. Dando tutto per amore dello studio.

Per la verità andando a spulciare i documenti il primo nome femminile che emerge dagli archivi di architettura dell’università di Helsinki è quello di Ida Meller che aveva partecipato alle lezioni una decina di anni prima di Signe ma senza (poter) concludere gli studi con un titolo ufficiale. Al Politecnico cittadino le donne iscritte in quel periodo risultano 13 ma nessuna di loro ebbe il titolo. Nessuna prima di Signe. A lei la laurea fu accordata ma tramite uno speciale permesso. Era l’unica donna del suo corso che contava circa 200 iscritti, tutti maschi. Aprì la strada, dopo di lei nella stessa università si laurearono Wivi Lönn, Inez Holming, Signe Lagerborg-Stenius, Hilda Hongell e Bertha Stollenwald. Signe seguì le lezioni tra il 1888 e il 1890 e sui documenti è indicata come naisoppilas, studentessa. Un’eccezione.

A lavorare sul campo inizia prestissimo, prima con Elia Heikel, poi con Lars Sonck che si era laureato nella stessa università ma 4 anni dopo di lei. La sua firma non appare su alcun progetto, anche quando sappiamo che è stata lei a idearli. Non era concepibile che a fine ‘800 una donna fosse in grado di gestire la progettazione di un edificio interamente da sola. Così almeno pensavano gli uomini, che fossero gli architetti con cui lavorava o i committenti, restii all’idea che a seguire i lavori fosse una donna. Potevano accettarlo a patto che si occupassero di porzioni secondarie del progetto e che ci fosse la supervisione costante di un uomo.

Le assegnavano soprattutto il disegno delle facciate. Suo è il prospetto dell’edificio Sepänkatu Apartment. Suo quello di Newander House a Pori, nota anche come Signelinna. Con uno stile che si ispirava al nazionalismo romantico con influenze Art Nouveau, metteva la sua firma estetica sui palazzi se non poteva mettere quella vera sui progetti. A volte non veniva neanche pagata, come nel caso della caserma dei vigili del fuoco di Hamina. Lavorò anche alla progettazione di un edificio municipale destinato ad accogliere i bambini poveri di Helsinki, commissionato dalla filantropa Fanny Palmén ma non più esistente perché demolito.

Signe era nata a Turku, un pezzo di Finlandia che si polverizza nel mare dividendosi in decine di isole frastagliate, in un gelido giorno di Novembre del 1862. Il padre Anders era un vescovo luterano progressista. La madre Hilda Thomé aveva dato alla luce sette figli, Signe era la quinta. Non si sa che questo della sua vita, almeno fino alla laurea, un evento tanto eccezionale per l’epoca da suscitare scalpore, anche per via della dispensa speciale che le fu concessa per ottenere il titolo ufficiale.

Il suo stile si inserisce nella tendenza dell’architettura finlandese del periodo che cercava di riaffermare la propria identità rifiutando le massicce influenze russe. Sonck, con cui Signe lavorò a stretto contatto, fu tra gli esponenti più importanti di questa ricerca identitaria. Si rifaceva a costruzioni medievali in pietra e a chiese e abitazioni tradizionali in legno. La Finlandia all’epoca era un Granducato sotto dominio russo ma gli architetti si sforzavano per tracciare una via estetica che fosse più autentica e legata al territorio e alle tradizioni finlandesi. Seguendo questa via lo studio Sonck progettò chiese, teatri e edifici residenziali multipli o individuali ma intervenne anche nel dibattito sullo sviluppo urbanistico della città di Helsinki. Signe fu parte attiva di tutto questo pur se costretta ad agire nelle retrovie.

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