Signore e Signori, Elena Funari attrice per destino, fato o illuminazione sua e fortuna nostra

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Photo credit: courtesy photo
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Signore e Signori, vi presentiamo Elena Funari e fareste bene ad appuntarvi il suo nome. Un passato da illustratrice, un fisico da modella e un volto che buca lo schermo. Elena Funari è quello che si dice un'attrice ops un'artista a 360°. Nasce a Napoli il 12 aprile del 1995, cresce a Caserta, studia al liceo linguistico e poi psicologia all’università che lascia per laurearsi illustratrice allo IED di Roma. Poi un cambio di rotta: si iscrive al Centro Sperimentale di Cinematrografia e trova finalmente la sua strada. Un cambio di vita, certo ma non un filmine a ciel sereno. L'amore per il cinema, infatti, l'accompagna da sempre e glielo ha trasmesso il suo papà con il quale ha passato infinite ore a guardare i film della Disney e West Side Story. Dice di sé: "Studiare il cinema, i suoi personaggi, la parole, le gesta, le danze, i riti, le attese, è una condizione che mi convalida come essere vivente".

Dopo alcune apparizioni in pubblicità, in tv oggi Elena Funari è Francesca, la figlia primogenita di Raoul Bova in Buongiorno, mamma!, la nuova serie tv di Canale 5 che sta facendo battere il cuore a milioni di italiani. É proprio grazie a questo ruolo che raggiunge la notorietà ma non è che il primo passo di una carriera che promette faville.

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Un debutto con i fiocchi il tuo, ci racconti le emozioni del "primo giorno di scuola"?

Stavo morendo dall'ansia. Ma ancora prima di quello, direi incredulità. Ricordo che prima di firmare il contratto abbiamo iniziato a fare le letture del copione con tutto il cast e tanto non credevo fosse possibile che a fine giornata mi sono avvicinata alla responsabile del casting per chiederle se fosse tutto vero. Mi ha guardata come se fossi matta. I primi giorni sono stati tosti, mi tremavano le mani ma piano piano ho ingranato.

E la vita sul set è come te la sei sempre immaginata?

In realtà non mi immaginavo ci fossero così tante questioni tecniche. Puoi studiare quanto vuoi ma fino a quando non inizi a lavorarci davvero certi dettagli ti sfuggono. Poi però diventano essenziali e in un attimo ho capito quanto fosse importante che io entrassi nel mood il prima possibile imparando, e imparando in fretta. È stato bellissimo.

E in mezzo c'è stata anche la pandemia...

Infatti. Dopo la prima settimana sul set abbiamo dovuto interrompere le riprese e devo dire che quel tempo sospeso mi è servito per fare chiarezza. La cosa bella è stata che mi è stato davvero chiaro che avevo trovato il mio posto nel mondo.

In Buongiorno, mamma! interpreti Francesca, una figlia primogenita che - come tanti in questo periodo di grande incertezza e fatica - si è ritrovata a doversi rimboccare le maniche per aiutare la famiglia...

Nelle famiglie numerose ognuno necessariamente ha, e deve avere il suo ruolo, deve contribuire affinché tutto vada liscio. Soprattutto in un periodo storico come quello in cui ci siamo ritrovati a vivere in cui la convivenza è stata forzata e, senza rete di sostegno, si fa davvero fatica e alla fine o se ne esce scoppiati o più uniti di prima. Diciamo però che il ruolo di Francesca - quello che lei ha o forse si sente di avere - all'interno del suo nucleo è forse un pochino più impegnativo di altri.

Già... è un personaggio complesso ed difficile non empatizzare con lei. Com'è stato entrare nei suoi panni?

Francesca per quanto lo faccia in buona fede, lo desideri e si impegni si è cucita addosso un ruolo che non è il suo. É così dura e ostica perché deve crearsi una corazza per essere credibile nei suoi 21 anni. E appena la comprendi fa una grandissima tenerezza e in effetti è impossibile non empatizzare con lei.

Tu che sei primogenita non pensi che però questo sia alla fine il ruolo che tocca a tutti i primi?

Certamente i fratelli maggiori hanno l'ingrato compito di aprire la strada che vuol dire anche insegnare a proprie spese ai genitori a fare i genitori. Ma io, ad esempio, non ho mai dovuto essere altro oltre che figlia.

E la tua di famiglia com'è?

Sai come si dice: ogni famiglia è diversa ma uguale. Innanzitutto, noi siamo molto meno numerosi dei Borghi, perché siamo solo io e mio fratello, e poi io ho avuto sempre la possibilità di scegliere e di vivere la casa - la famiglia - come un un luogo da cui emanciparmi. Un punto di partenza e di ritorno, quando voglio, senza però mai dover mettere in secondo piano la mia vita, la mia strada. Come i Borghi però abbiamo dei rituali imprescindibili, la colazione ad esempio. A casa nostra si preparava la tavola la sera prima ed è sempre stata centrale nelle nostre vite. Mia madre è ed è sempre stata il focolare, il fulcro di casa Funari.

Cosa pensi che alla fine lascerà addosso Buongiorno, mamma! agli spettatori che l'hanno vista?

La speranza e la necessità di essere e stare insieme per funzionare. La famiglia come macchina unica per affrontare la vita. E poi la consapevolezza che quello che viviamo ce lo portiamo dentro anche senza che ce ne accorgiamo.

Come hai deciso di diventare attrice sembra la trama di un film, anche questo è destino o forse coraggio...

O incoscienza dipende dai punti di vista. Diciamo che dopo l'incidente e durante quei mesi di immobilità forzata (il giorno della laurea in illustrazione a Roma Elena ha subito un grave incidente che l'ha bloccata su una sedia a rotelle per un anno, ndr) pensare a quello che avrei voluto fare per davvero nella vita è stata una medicina. Ed è finita che ho pensato di voler fare l'attrice. Forse è strano, ma ci ho provato ed è andata bene e io credo si andata bene soprattutto perché ho capito cosa volevo fare. Poi il resto è venuto naturale.

E come l'hanno presa a casa quando hai detto che volevi cambiare vita?

All'inizio pensavano mi fossi ammattita del tutto ma diciamo che nelle condizioni in cui ero, praticamente sull'orlo di una crisi di nervi, non è che mi potessero proprio dare contro. Poi quando sono entrata al Centro Sperimentale ho avuto solo sostegno, come è sempre stato.

Su Instagram ti definisci Partigiana del Vago, invasata del Forse, ce la devi spiegare questa definizione...

I social per me sono uno strumento, una finestra sul mondo, ma al momento si limitano a questo. Non sono forse pronta ad usarli come strumento di lavoro vero e proprio. La mia dida è una citazione che viene da Sillogismi dell'amarezza di Emil Cioran, un libretto che mi hanno regalato tempo fa. L'ho scritta lì come appunto perché credo ci voglia una certa dedizione, un certo ideale per il vago, per il dubbio. Che non vuol dire essere fumosi o brancolare nel buio ma saper accogliere l'incertezza. In fondo, nulla rimane uguale a se stesso.

Insomma un po' come si faceva sul diario... appunti per i posteri

Già. A me capita spesso di ritrovare frasi, citazioni, pensieri che mi sono scritta e che a distanza di anni, magari leggo con occhi diversi, ma comunque mi rendo conto facciano parte di me, mi colpiscano. Oggi come allora.

E a proposito di posteri, dopo un inizio così cosa ci dici del futuro?

Devo dire che per la prima volta forse sono davvero ottimista. Sono convinta che in qualche modo farò e che andrà bene. La cosa più bella è che non ho fretta e credo che questo accada quando uno ha trovato la sua strada.