The Smile, l'ultima architettura newyorkese nata in casa BIG

Di Ciro Marco Musella
·3 minuto per la lettura
Photo credit: Foto di Pernille and Thomas Loof
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From ELLE Decor

Nel cuore di Harlem, il quartiere a nord di Manhattan che delimita il lato corto di Central Park, apre le porte il nuovo complesso residenziale progettato dall’ormai inarrestabile Bjarke Ingels, fondatore dello studio di architettura BIG. The Smile, questo è il nome dell’edificio, si distingue per l’inconfondibile fronte leggermente curvato verso l’interno, caratteristica che gli è valsa il nome e che gli permette di inserirsi senza essere invasivo tra due edifici dai fronti in mattoni rossi tipicamente newyorkesi.

Photo credit: Foto di Pernille and Thomas Loof
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Progettato con un impianto ad Y, con le sue tre punte l’edificio si estende tra la 125esima e la 126esima strada, presentando due soluzioni diverse. Se la parte posteriore è a sbalzo su un corpo commerciale già esistente, sulla 126esima il prospetto principale con la sua curva è arretrato rispetto la strada ed i limiti del lotto edificabile, così da creare uno spazio antistante all’ingresso. Principio simile, seppur con dimensioni molto più ridotte, a quello adottato nel 1958 da Mies van der Rohe per il suo Seagram Building, dove l’architetto tedesco aveva fortemente arretrato il suo grattacielo per creare uno slargo diventato poi una vera e propria piazza nel fitto tessuto urbano della Grande Mela.

Photo credit: Foto di Pernille and Thomas Loof
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In questo caso, però, Il tema della facciata arretrata è dettato dalle esigenze di luce ed aria, con un prospetto che “si inclina verso l'interno per consentire alla luce solare e all'aria di raggiungere la strada” racconta lo stesso Bjarke Ingels. Così dicendo, l’archistar che ha da poco finito di immaginare la città del futuro, si riferisce alle severe indicazioni raccolte nel regolamento per la progettazione dei grattacieli in città, stilato all’indomani della costruzione di uno dei più discussi grattacieli di sempre.

Photo credit:  Foto di Pernille and Thomas Loof
Photo credit: Foto di Pernille and Thomas Loof

Nel 1912 sorse l’Equitable Building a Lower Manhattan ed il mondo dell’architettura si trovò di fronte ad un bivio: il grattacielo rappresentava il futuro della costruzione e permetteva di arrivare a quote mai sognate prima ma i suoi sviluppi incontrollati non potevano essere compatibili con il tessuto urbano di una città. Questo successe perché, con i suoi 40 piani, l’ombra dell’Equitable Building a mezzogiorno copriva sei volte la sua area, privando del sole gli edifici degli isolati limitrofi. Nacque l’esigenza di un regolamento che si concretizzò nel 1916 con il Building Zone Resolution, che pur non imponendo un’altezza stabiliva la regola per la quale i grattacieli in altezza si sarebbero dovuti rastremare assumendo la tipologia “a gradini”.

Photo credit: Foto di Pernille and Thomas Loof
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Con le forme del The Smile, sviluppato insieme al Blumenfeld Development Group, BIG lascia il suolo quanto più libero possibile, assicurando la presenza di più luce ed aria sia sulla strada che per il suo edificio. Il prospetto, inoltre, si ispira alla superficie lunare, raccontano dallo studio, e i suoi mattoni neri si fondono con quelli rossi degli edifici ai lati. Le finestre riprendono quelle degli edifici del quartiere, mentre i pannelli di tamponamento disposti a scacchiera sono in acciaio inossidabile annerito, realizzati a mano in Germania e prodotti da una combinazione di trattamenti meccanici, chimici ed elettrochimici che hanno permesso di creare una superficie durevole.

Photo credit: Foto di Pernille and Thomas Loof
Photo credit: Foto di Pernille and Thomas Loof

Se la facciata è in acciaio inossidabile annerito, negli interni si alternano esplosioni di rossi, blu, verdi e gialli a tavolozze più neutre, uniti gli uni agli altri dall’arredo, molto del quale made in Italy, e dall’ormai iconico sistema di illuminazione “Alphabet of lights” disegnato da BIG per Artemide. Inoltre, un terzo dei 233 appartamenti, sono riservati ad alloggi a prezzi accessibili e tutti sono progettati con una tavolozza minimal di interni in legno caldo con accesso a numerosi servizi, tra i quali una palestra, spa e sauna, spazi di coworking e diverse piscine sul tetto.

Photo credit: Foto di Pernille and Thomas Loof
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