“Sono Nanni, hai il ruolo di Sara” o di come con una chiamata è cambiata la vita di Elena Lietti

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Photo credit: ALESSIO ALBI  - Hearst Owned
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La donna del miracolo. Quello che le ha sfilato i panni dell’avvocato – fino al 2006 il suo mondo – vestendola con quelli del teatro. Miracolo quello di Niccolò Ammaniti, la serie tv che l’ha portata dritta in casa Moretti, primo regista di cinema a intercettare la stella in ascesa: per lui Elena Lietti è diventata Sara, moglie dell’impetuoso Lucio (Riccardo Scamarcio), un personaggio tra i più spigolosi di Tre piani, in sala dal 23 settembre. E dopo Moretti, il cinema apre le porte all’attrice 43enne (nata a Saronno, cuore a Milano) con almeno altri quattro film: Siccità di Paolo Virzì, Il primo giorno della mia vita di Paolo Genovese, Le otto montagne di Felix van Groeningen e L’Arminuta di Giuseppe Bonito.

Facciamo ordine. Come è arrivata a Moretti?

Mi ha vista nella serie Il miracolo e mi ha voluta incontrare. È una persona che non parla molto di sé, preferisce ascoltare. Ti fa sentire importante. Ho fatto un paio di provini, poi è arrivata la sua telefonata: “Sono Nanni, hai il ruolo di Sara”.

Com’è andata sul set?

Lavorare con lui significa entrare in sintonia, aggiustare le frequenze. Non è stato facile da subito.

E con Scamarcio?

Semplice, perché si è ricreata la stessa dinamica che abbiamo fuori dal set: Riccardo è quello libero, sicuro di sé. Io quella ragionevole e composta. Ci veniva naturale: io a contenere, lui a sbracare.

Nel film siete una coppia in ansia per la figlia. Lei ha figli?

Uno, Leo. Tra un ciak e l’altro chiamavo la tata.

Apprensiva?

No, faccio come tutte le madri: l’accudimento, nel nostro Paese, è una responsabilità culturalmente femminile.

Era avvocato, ora recita. Colpa di chi?

Di Filippo Timi. L’ho visto a Milano in un teatrino, mi sono innamorata del suo spirito libero. L’ho avvicinato per fare un laboratorio con lui, ma il mio curriculum era patetico. È finita che mi ha chiamata a fare Ofelia nel suo Amleto. È folle.

Come l’ha detto in famiglia?

L’ho detto lo stesso giorno in cui mia sorella ha annunciato che si sarebbe sposata. Ho distolto l’attenzione dalle nozze. E lei s’è incazzata a morte.

Il suo compagno, Michael Margotta, è acting coach. Chiede mai consigli?

Tra noi parliamo tanto di cinema, perché è ciò che ci ha uniti. Si è formato all’Actors Studio: chiedere mi costa fatica, ma ogni volta che dice qualcosa sul nostro lavoro per me è la Bibbia.

Ora sogna l’America?

L’inglese ormai lo parlo. Mi piacerebbe, certo. Vorrei fare qualcosa di diverso, magari la commedia. Mi sento pronta per un altro salto nel buio.

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