Sono stata in vacanza nel convento di Pernegg per ritrovare me stessa

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Photo credit: Westend61 - Getty Images
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Veniamo da un periodo in cui siamo stati, chi più chi meno, incollati a degli schermi. Ce lo ha imposto lo smart working, che ha reso le riunioni che prima si facevano de visu delle call infinite, ce lo ha imposto la chiusura delle scuole, con conseguente DAD a cui stare dietro insieme ai figli, e ce lo ha imposto anche il lockdown, che ha cancellato per un (bel) po' tutto ciò che era vita sociale, e facendoci abbuffare di serie, film, documentari. I più virtuosi avranno forse letto libri e ascoltato vinili, ma la maggior parte di noi s'è arresa al potere svagante dei device. Ma ora siamo stanchi, i nostri occhi lo sono, hanno bisogno di andare via da lì e riempirsi di altro, proprio come la nostra testa. Abbiamo la smart working fatigue, ovvero un misto di stress, ansia e insoddisfazione, ma abbiamo pure una sana voglia di spegnere tutto e uscire, fare, respirare, riattivare i sensi. E proprio a questo bisogno di depurazione dalla vita asfissiante della pandemia, e a quello di riprendere contatto con noi stress*, in modo profondo, e quindi coraggioso, è votato un luogo molto speciale, e cioè il convento di Pernegg nel territorio del Waldviertel, nella parte settentrionale dell'Austria, che offre lentezza e digiuno, in uno scenario da favole, circondato da boschi, prati, fiumi, cascate. Che c'entra il coraggio, vi chiederete, con un posto così meraviglioso? C'entra nel momento in cui per entrarci e goderne appieno ci è richiesto silenzio e digiuno, dal cibo, certo, ma anche delle nostre appendici, quali sono diventati smartphone, tablet, pc. “Nel silenzio, le persone possono meditare e perdersi completamente per tornare all’essenziale - dice Florentina Rebernig, direttrice del convento - Essere consapevoli significa non lasciarsi controllare dall’esterno. Il silenzio aiuta a osservare e ascoltare il proprio io interiore.”.

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Ritornare alla natura fa così bene che basterebbero anche solo 2 ore a settimana per godere di una migliore salute fisica e mentale, e lo ha dimostrato una ricerca del 2019 della University of Exeter, ma se sei dilata il tempo che vi si trascorre, possibilmente senza instagrammare ogni fiore/albero/animale che si incontra, se ne moltiplicano i benefici. E a Pernegg si va per rimanere almeno una settimana, quindi fate un po' voi i conti, in termine di benessere. *Spoiler alert*: arrivare in questo angolo tranquillo dell’Austria è probabilmente un piccolo shock culturale per workaholic e per (presente!) gli addicted delle piattaforme di streaming, ma il passaggio da 100 a zero è probabilmente il metodo migliore per buttarsi nella "Pernegg Experience". Il Waldviertel è un territorio bello e mistico ovunque, ma è qui, in questo angolo, che mostra il suo lato più selvaggio e romantico. Una fitta foresta ricoperta di muschio non lontana dal convento fa pensare che da un momento all’altro cavalieri a cavallo possano uscire al galoppo dalla boscaglia. Massi grandi quanto un uomo giacciono sparsi sul suolo della foresta, come biglie di pietra lanciate con noncuranza da giganti al gioco. In realtà, sono rocce di granito trasportate dai ghiacciai durante le ere glaciali e presenti qui da migliaia di anni. Florentina Rebernig descrive il tempo trascorso nel convento come una triade che conduce al ritorno a se stessi: il digiuno, il silenzio, la natura.

Photo credit: courtesy photo
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Insieme al marito, Rebernig gestisce il monastero da più di 20 anni ed insieme hanno messo al centro la potenza della natura, che gioca un ruolo importante nel recupero e nella rigenerazione. Un sentiero circolare di cinque chilometri conduce nella foresta attraverso 14 stazioni: oltre il labirinto di erbe nel giardino del monastero e la Nikolaikapelle, la parte più antica del monastero, lungo il fiume attraverso la foresta, passando per il villaggio di Pernegg per tornare al convento. Ma come possiamo mantenere uno stile di vita rallentato una volta che le vacanze sono finite? Come prendersi cura meglio di noi stessi anche dopo? “La via è l’essere consapevoli" dice su questo Florentina Rebernig, che aggiunge che "Essere consapevoli significa non lasciarsi controllare dall’esterno. Non solo per non conformarsi, ma per prestare attenzione a ciò che il proprio io interiore sta dicendo. E quando le si domanda come si esce dal convento, dopo una settimana di digiuno e silenzio, risponde: “Sollevati, entusiasti, motivati, rafforzati”. E magari senza nemmeno troppa voglia di tornare (o almeno non subito) alle vecchie abitudini, tendenzialmente di forma rettangolare e tutt'altro che silenziose.

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