In Spagna la settimana lavorativa di 4 giorni a pari stipendio è (quasi) realtà, e in Italia?

Di Anna Zucca
·4 minuto per la lettura
Photo credit: Brook Cagle on Unsplash
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From ELLE

"Viviamo tristi, soffocati ed esausti. Il nostro modello produttivo è scaduto, e per migliorarlo proponiamo la riduzione della giornata lavorativa a 32 ore settimanali e di mettere la salute mentale al centro dell'agenda politica" scrive su Twitter Iñigo Errejón, 37 anni, deputato di Más País, piccolo partito spagnolo fuoriuscito dall'Unidad Podemos del vicepresidente del governo Pablo Iglesias. Da dicembre 2020, la Spagna sta discutendo della riduzione della settimana lavorativa a 4 giorni con pari stipendio che a breve potrebbe concretizzarsi, favorita anche dal clima di riforme lavorative concrete (vedi anche quelle riguardo al congedo di paternità).

A parlare della svolta anzitempo è stato Pablo Iglesias, raccontando in un'intervista a TVE l'intenzione del governo di razionalizzare gli orari di lavoro, seguendo il vecchio mantra socialista "lavorare meno per lavorare tutti". Alle sue parole ha fatto seguito, all'inizio di quest'anno, l'annuncio del partito Más País dove ha fatto sapere che il governo ha accettato la proposta di riduzione della settimana lavorativa. Da allora si sono tenuti diversi colloqui e il prossimo incontro, che potrebbe in definitiva concretizzare il progetto, dovrebbe avvenire nelle prossime settimane.

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Complice la situazione pandemica, che ha portato la maggior parte delle aziende a dover rivedere il proprio modello anche solo introducendo lo smart working, il progetto dei 4 giorni di lavoro è accolto da diversi politici della sinistra spagnola (e mondiale). Errejón ha ribadito via social l'occasione storica che questa situazione complessa ha dato, aprendo un vero dibattito etico e culturale sul lavoro, sull'equilibrio casa-ufficio, sul burnout, lo stress, i vantaggi del lavoro agile, il bisogno di rivedere la nostra quotidianità.

Secondo Errejón, tra i benefici della settimana di 32 ore ci sarebbero: la riduzione dell'inquinamento, la riqualificazione della forza lavoro (che potrebbe approfittare del tempo libero per aggiornarsi su nuove tecnologie ecc.), la migliore qualità della vita permetterebbe un aumento della produttività, pur lavorando meno ore. Tutto questo non andrebbe a pesare sulle casse dello stato perché, secondo il modello francese che nel 2002 ha introdotto la settimana lavorativa di 35 ore, lavorando meno si ha più tempo per consumare, con il conseguente aumento del Pil e indirettamente del fatturato degli stessi imprenditori.

Photo credit: Bantersnaps on Unsplash
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La sperimentazione, in dettaglio

Il governo spagnolo sta perciò valutando il piano di sperimentazione triennale proposto da Más País che riguarderà un numero ridotto di imprese disposte a fare da apripista. A loro disposizione Madrid pensa di stanziare 50 milioni di euro, così che i maggiori costi per le società risultino coperti al 100% il primo anno, il 50% il secondo e il 33% negli ultimi 12 mesi di sperimentazione. Passati i tre anni, l'impresa avrà il compito di valutare l'effettivo aumento della produttività e la convenienza delle 32 ore settimanali in base al bilancio. Secondo gli esponenti di Más País la sperimentazione potrebbe essere avviata in autunno e coinvolgerebbe circa 200 aziende. La condizione sine qua non sarà ovviamente nessuna riduzione dello stipendio né perdita di posti di lavoro.

Una risoluzione che sembra troppo bella per essere vera e a cui infatti arriva ad opporsi la Confindustria spagnola. Tuttavia nel Paese ci sono già alcune esperienze avanguardistiche. La Comunidad Valenciana ad esempio ha già varato per il 2021 un piano di sperimentazione della settimana corta per 4 milioni di euro e si discutono le procedure per ottenere il finanziamento da parte di sindacati e imprese. Allo stesso modo diverse aziende, in Spagna come in tutto il mondo (si veda il caso più famoso di Unilever in Nuova Zelanda) hanno preso l'iniziativa autonoma e hanno adottato la settimana lavorativa di quattro giorni, con primi risultati che sembrano già ottimi.

Photo credit: Ant Rozetsky on Unsplash
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Il caso italiano

Sorpresa: è successo anche in Italia. Ad adottare una settimana di lavoro da 32 ore è Awin, digital company internazionale che si occupa di campagne pubblicitarie, con sede a Milano. L'azienda (che vanta tra l'altro un'età media piuttosto bassa, 29 anni) ha introdotto da gennaio 2021 la settimana lavorativa di quattro giorni a parità di stipendio. La decisione del gruppo è arrivata dopo sei mesi di pandemia, durante i quali è stato sperimentato un turno di quattro giorni e mezzo lavorando da casa.

Visti i risultati ottimali, sia per produttività che per benessere degli impiegati, si è deciso di fare il passo in più. L'iniziativa delle 32 ore si inserisce inoltre in un piano ancora più agile, che comprende la possibilità di scegliere quando beneficiare del giorno libero e anche quella di lavorare in full remote. Dopo 3 mesi di sperimentazione i risultati sembrano incoraggianti: l'azienda è stata premiata come Miglior network di affiliazione agli International Performance Marketing Awards, i più importanti riconoscimenti del settore, dimostrando che ad oggi la produttività non ne ha risentito, anzi.