Speciale arti e mestieri: il nostro viaggio tra le nuove professioni della moda parte dal Made in Italy

Di Marta Saladino
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From ELLE

La manifattura è un'ars magistralis che non ha voce ma dà corpo. È il lavorìo silente che genera capolavori, un mondo sommerso di piccole botteghe e alacri artigiani in cui si snodano sapienti dita custodi di un patrimonio senza tempo. Sono mani segnate dalle stagioni, consunte nei meticolosi gesti meccanici, solcate dai fili degli arcolai o conciate da tinte che non ne vogliono sapere di abbandonare quel terreno fertile di operosità. Questa è l’eccellenza italiana (in questa pagina, artigiani al lavoro e borse finite), e a lei Fendi dedica un’iniziativa corale ed esclusiva: Hand in Hand, una reinterpretazione in edizione limitata dell’iconica borsa Baguette attraverso la maestria degli artigiani locali del Belpaese.

"Questo progetto è speciale perché parla di persone, non solo di moda o artigianato. Racconta la loro storia e ne condivide l'identità dietro a ogni creazione. È estremamente importante ricordare da dove veniamo e sapere dove stiamo andando, perché il nostro futuro dipende da questo", spiega Silvia Venturini Fendi, direttrice artistica degli accessori e dell'abbigliamento maschile. Partiamo allora per questo giro d’Italia, portati per mano dalla borsa e dal suo savoir-faire regionale: si passa dalla tecnica della granulatura dell’artigianato romano al pizzo tombolo aquilano, risalendo fino al broccato veneto tessuto su autentici telai jacquard, o flirtando con il pizzo chiacchierino pugliese e i merletti di Isernia.

"Ogni borsa di Hand in Hand è unica per le sue naturali imperfezioni e i dettagli fatti a mano", continua Venturini Fendi. "La prima a cui ho pensato è stata la Baguette della sfilata A/I 2021 di pelle vegetale, senza cuciture, realizzata da un mastro che fa tutto da solo", continua. "L’idea è nata per onorare e sostenere gli artigiani, che considero artisti, e che in questo momento faticano a mantenere viva la tradizione. Sono il cuore del Made in Italy. Per questo motivo siamo partiti dal nostro Paese, esplorando le peculiarità artigianali delle sue venti regioni. Per esempio, l'artigiano marchigiano che non aveva più lavorato con i rami di salice intrecciati, e l'ha fatto esclusivamente per Fendi, ora ha deciso di rispolverare questa tecnica. Tanto che il comune di Mogliano ha previsto di piantare salici a sostegno della lavorazione", confida. Non resta che goderci il viaggio.

FENDI: Il lusso dei gesti

«Il mestiere di artigiano del lusso rappresenta una reale opportunità», ha detto Serge Brunschwig, Ceo e Presidente di Fendi. La Maison romana e l'IME (Istituto dei Mestieri d'Eccellenza) LVMH annunciano infatti l’avvio del nuovo progetto con l’Accademia Massoli, fondata da Fendi nel 2015 allo scopo di formare nuovi artigiani specializzati. Il corso sarà dall'8 aprile 2021 al 21 febbraio 2022, dedicato a otto allievi che apprenderanno know-how e tecniche specialistiche (sopra) per la creazione di capi di Alta Sartoria. Il piano di studi comprende 1.550 ore di formazione, di cui 805 di teoria e laboratorio e 745 di stage, oltre a lettura dei cartamodelli, allo studio dei tessuti e del taglio e al toccare con mano il Fendi-pensiero. accademiamassoli.com

BRUNELLO CUCINELLI: per filo e per segno

L’eternità è la sua missione: che sia quella di realizzare capi evergreen o di tramandare un sapere. La Scuola di Arti e Mestieri di Brunello Cucinelli a Solomeo (sotto) si rifà proprio alle idee di grandi visionari quali John Ruskin e William Morris con la loro Arts and Crafts. La sua accademia di formazione è tutt’altro che platonica, anche se si ispira all’antica paideia greca come fucina educativa. Qui si formano gli artigiani del cashmere, ed è qui che la tecnologia è messa a servizio dell’uomo. Proprio come nelle antiche botteghe, l'apprendista viene seguito da un maestro esperto: si lavora 5 ore al giorno ricevendo un compenso mensile, e si frequentano corsi che spaziano da modelleria a sartoria, taglio ma anche rammendo e rimaglio, orticoltura, giardinaggio, persino arti murarie. Insomma, si apprende e si guadagna, anche in spirito. scuoladeimestieri.sfcu.it

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GUCCI: amore e psiche

È una storia d’amore quella che lega l’artigiano alla pelletteria, un rapporto fatto di gesti quotidiani e attenzioni che si consolidano nel tempo. Con questo slancio è nata, nel 2018, Gucci École de l’Amour, un approccio eclettico per tramandare il sapere della Casa di moda fiorentina, dove a oggi sono state formate oltre 500 persone nella Technical Academy. Una scuola speciale all’interno del futuristico GucciArtLab (sotto), che offre un piano formativo unico articolato in tre realtà: la Scuola dei Mestieri, un percorso semestrale sull’intero processo della pelletteria; la Scuola di Fabbrica bimestrale, per un operatore di produzione; l’Accademia Tecnica, un programma interno. Tutto con docenti che sono artigiani, manager d'azienda o ex colleghi pensionati. "Il patrimonio di Gucci è costituito dalle persone e dal loro sapere", dice Marco Bizzarri, Presidente e Ceo di Gucci. "La formazione è il più potente strumento che abbiamo per valorizzare il capitale umano e il prodotto. Questo è un laboratorio di idee, un ambiente dove si lavora con passione. Anzi, con amore". equilibrium.gucci.com

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MAX MARA: tutto su mia madre

Potrebbe essere questa la dedica per la Fondazione Giulia Maramotti, intitolata alla madre di Achille Maramotti, fondatore di Max Mara. Costituita nel 1994 e sostenuta dal Gruppo Max Mara, ha come mission quella di trasferire tutto l'expertise moda del brand (sotto, un dettaglio dell'iconico cappotto) con una formazione post diploma. Il che, in pratica, si traduce in un corso per visual merchandiser, uno per modellista industriale Cad e cinque edizioni del corso per la formazione da progettista d'abbigliamento. Partecipano oltre 120 studenti, in gran parte assorbiti da aziende in Emilia Romagna e non. Importanti anche le collaborazioni con gli istituti come il Chierici e l'IIS Nobili, attraverso stage e borse di studio. C'è poi un protocollo d’intesa con il Miur, per rafforzare il rapporto tra scuola e lavoro. #fondazionegiuliamaramotti

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BULGARI: la preziosa arte

Stiamo vivendo una seconda febbre dell'oro, quantomeno per le nuove generazioni. Da gennaio 2021, beffando la crisi, dieci giovani hanno infatti iniziato il loro percorso formativo di 4 mesi presso la Bulgari Academy. Nata nel 2017 con l’inaugurazione della nuova Manifattura di Gioielli di Valenza, "è una scuola di formazione interna che vuole perpetuare un know-how artigianale (sotto, una fase di lavorazione) tramandato dal 1884, anno di fondazione della Maison", spiegano alla Bulgari Jewels Academy. «Completato l’iter, i neoassunti vengono così affiancati da maestri orafi, che si assicurano che ogni passaggio del making of venga tramandato. La signature Bulgari va proprio al di là della dottrina: è un’arte che reinterpreta tecniche tradizionali con uno sguardo rivolto al futuro, e con un pizzico di audacia». bulgari.com

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LORENA ANTONIAZZI: Cherchez la femme

Invece di delocalizzare, c'è chi ha puntato alla formazione in loco. È il caso di Lorena Antoniazzi e delle sue maglieriste (sotto), che sono il fil rouge dell'eccellenza nel settore tessile e laniero dell’Umbria. Una realtà giovane e femminile, visto che vanta il 70 per cento di quote rosa, capitanata da Gianluca Mirabassi, Ceo della Sterne International nonché Presidente e AD di Lorena Antoniazzi, che ha investito tutto sulle risorse interne. La scuola Lorena Antoniazzi, infatti, organizza due corsi all'anno di rammendo e rimaglio, con tutor esperte e specializzate. Lo scopo è quello di formare professioniste della zona e non, che siano immediatamente assorbite in azienda. Per non dimenticare che la maglieria di lusso è, per oltre il 70 per cento, realizzata a mano. www.lorenaantoniazzi.it/etica/

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BORBONESE: new bag theory

È davvero un talent il progetto lanciato da Officina Borbonese, hub creativo dello storico brand di accessori in tandem con la scuola Parsons Paris. L’incubatore di giovani talenti, una sorta di desk design thinking, collabora con gli istituti internazionali per formare uno spazio diffuso di creatività che reinterpreta i prodotti iconici con nuove forme di comunicazione. Savoy Faire è il titolo di questa competizione cominciata l'anno scorso, per la quale gli studenti di Fashion Design hanno realizzato una borsa ispirata agli arazzi sardi (sotto il modello vincitore), mentre gli studenti di Strategic Design and Management hanno finalizzato la strategia di comunicazione. Ad aggiudicarsi il titolo è appena stata la giovane Lara Gerlach che, oltre a vedere il suo prototipo nella campagna vendita della P/E 2021, si è conquistata uno stage in azienda. borbonese.com/officina-borbonese

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ROVEDA x CHANEL: Step forward

Mai consiglio fu più calzante: andare a piccoli passi, specialmente nell’arte dello shoe making. Una metafora che prende forma in Roveda, eccellenza calzaturiera di Parabiago al servizio di Chanel (sotto un particolare della lavorazione) e di altre grandi Maison, in cui si coniugano savoir-faire e rigore formativo (sono necessari oltre 7 anni per diventare un'orlatrice esperta). "Per attrarre nuovi talenti nella Roveda Academy abbiamo stretto collaborazioni con le scuole dell’obbligo", spiega Nadia Minini, il nuovo direttore generale. «I ragazzi vengono affiancati dai nostri maestri del mestiere in un percorso di coaching, con spazio anche per l’innovazione tecnologica, dal 3D all'automazione dell’incollaggio. In più, con il progetto Youth Innovation Lab, i giovani sperimentano percorsi di miglioramento, in un quadro di sostenibilità sociale». roveda1955.com/we-make-projects

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BOTTEGA VENETA: quotazioni in borsa

Guardare avanti senza mai dimenticare da dove si proviene. È questo il retropensiero di Daniel Lee, direttore creativo di Bottega Veneta (sotto, un suo look), che ha sponsorizzato per l’anno accademico 2020-'21 tre borse di studio per i laureandi della Central Saint Martins di Londra (arts.ac.uk/csm), la stessa università che ha segnato il suo percorso di crescita. In Italia, invece, la Maison supporta da un paio d’anni l'Istituto professionale Montagna di Vicenza nell’organizzazione di un laboratorio per la lavorazione della pelle. Una full immersion dal cartamodello alla cucitura e alla scarnitura, con la prospettiva di uno stage per i più meritevoli. bottegaveneta.com

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LA STYLIST CAROLA BIANCHI: La voce della moda

Se la moda è un linguaggio, lo stile è il suo lessico personale. Per Carola Bianchi, senior fashion editor & style consultant (sotto, @carolabianchi1), la vocazione è nata come una presa di coscienza. Laureata in sociologia della comunicazione, con in più una borsa di studio in fotografia e styling, è un’avida lettrice di magazine sin dalla tenera età ed esteta per indole, con la complicità di una madre dall’eleganza innata. "La formazione è avvenuta in edicola e poi sul campo", spiega. "Io in realtà volevo scrivere. Ho mosso i primi passi come assistente di Donata Sartorio – all’epoca il magazine Donna era un crocevia davvero visionario – e poi di Alberto Zanoletti a Elle. Così ho cominciato a stare vicino a vestiti. Ho rincorso la loro voce. Ero attratta dalla cultura anglosassone, da quel mix di capi di sfilata e pezzi dei flea market, e ho sentito che potevo raccontare con un linguaggio diverso, attraverso e al di là degli abiti. Fare la stylist è come usare una lente d'ingrandimento con il filtro del proprio estro e quello del fotografo, una simbiosi che è racconto nel racconto. Un consiglio? Imparate a guardare, assorbite. Il filtro siete voi".

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GILBERTO CALZOLARI: green designer

"Non ci si può improvvisare nella moda: è un mestiere applicato all'arte, e un'arte applicata a un mestiere". Così Gilberto Calzolari, talentuoso green designer (sotto), spiega la sua visione e quella dell’omonimo label, che non a caso ha come logo un rimando alla natura: due foglie di ginkgo biloba intrecciate in un emblema Liberty, simbolo dell’infinito. Il suo iter ricorda quello degli apprendisti di un tempo: "Gli studi artistici e l’Accademia di Brera (è scenografo e costumista teatrale, ndr) mi hanno fatto capire che il costume, ma anche la storia dell’arte, sono la strutturazione di un designer", racconta. Dopo aver vinto uno stage di sei mesi entra da Marni nel '99, e da lì è un’escalation di grandi brand: Ferretti, poi Valentino, Miu Miu e ben 10 anni da Giorgio Armani. "Entrare in un ufficio stile è come entrare a casa di qualcuno, diventa una famiglia, ma devi avere rispetto. Un po’ come nel Rinascimento, quando il Ghirlandaio andava a bottega da Leonardo", continua. Una cosa che ha ereditato dal padre, artigiano dei tessuti, è invece saper riconoscere il potere dei materiali: "Sono loro che dettano le linee guida, anche se poi si possono fare virtuosismi come nel caso del parka d’organza della mia collezione estiva. In questi ultimi quattro anni sto scrivendo il dna del marchio con il mio alfabeto colorato, all’insegna della sostenibilità". Tutto, per lui, è partito dalla vittoria ai Green Carpet Fashion Awards del 2018, con l’abito alla Burri realizzato con sacchi di juta del Brasile riciclati, per poi spaziare nobilitando i materiali con il suo approccio etico (come nella sfilata A/I 2021-'22, dove ha usato lana e cashmere rigenerati). "La sostenibilità è trasparenza e controllo della filiera. La moda del futuro dev'essere rigenerativa, circolare. Basta stimolare la creatività".

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