Speculative design: un metodo attivo per reinventare il futuro

Di Francesco Magnocavallo
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Per la nostra rubrica Design del futuro, abbiamo scambiato due parole con Daniel Kaplan, pioniere del web francese e professore della prestigiosa SciencesPo dove insegna Innovazione e Digital Transformation. Daniel è da sempre attivista e divulgatore del digitale con la sua FING, la Federazione francese per l'Internet di nuova generazione. Lo abbiamo interpellato in primis come fondatore dell'altro suo progetto recente, quella Plurality university con cui sbeffeggia Silicon Valley partendo da un impianto ineccepibile di Future Thinking. Idee importanti da cui partire per affrontare già da oggi il mondo di domani.

Raccontaci qualcosa della tua Plurality University.

L'idea nasce da due cose diverse: la prima è che, mentre siamo tutti d'accordo sull'idea di una crescita economica non sostenibile, non sembriamo capaci di alcun cambiamento significativo. La nostra ipotesi è che questo sia un problema di immaginazione: che siamo incapaci di pensare a come sarebbe un mondo basato su comportamenti sostenibili. L'unica via che abbiamo saputo pensare è quella di un progresso tecnologico capace di produrre sostenibilità senza richiederci alcun cambiamento sociale, politico o nello stile di vita. Questa è una narrazione molto potente e seduttiva, nata in seno al mondo della fantascienza Hard e adottata spesso in senso lato dagli attori del mercato hi-tech, forse personificata al meglio dalla Singularity University. Ma ci sono ragioni di credere che questa idea possa non funzionare. Oltre al fatto che l'idea della Singolarità, con il superamento da parte dell'intelligenza artificiale di quella umana, di per sé non è così affascinante. Per questo abbiamo bisogno di narrazioni alternative, altrettanto seduttive di quella della Singularity University, ma con modalità alternative. La tecnologia non è più pensata per aprire nuove possibilità che per risolvere i problemi di oggi. A volte, nell'aprire nuovi orizzonti, finisce per cambiare la natura dei problemi che viviamo. A volte crea problemi del tutto nuovi. Non significa che di per sé sia nociva, solamente ci sembra che i problemi della società siano più spesso risolti dalla politica, dalla discussione, dal cambiamento nelle organizzazioni. La tecnologia di solito non può risolvere i problemi che la società deve affrontare, se non altro perché di questa stessa società è espressione. In questo momento la situazione specifica del cambiamento climatico rende tutto ancora più complesso (qui un articolo di approfondimento), vedi il concetto di Sesta estinzione di massa. L'epoca dei gas serra è la stessa epoca della digitalizzazione: la tecnologia è un simbolo, un sintomo, uno strumento di questo sistema che non possiamo sostenere a lungo. Non è la causa ma è parte del problema, di certo non è la soluzione. Spesso la tecnologia ha reso più efficiente la produzione in termini energetici, ma i risparmi sono stati impiegati per aumentare lo stesso ciclo di produzione e consumo. In economia si chiama effetto rimbalzo.

In secondo luogo, si tratta di un continuum con il pensiero nato del diciassettesimo e diciottesimo secolo in Europa secondo cui il progresso scientifico e tecnologico è destinato a liberare il mondo da qualsiasi tipo di limite materiale. Non voglio fare il moralista, intendo solo dire che questa specifica narrazione del mondo è nata in un certo contesto ad opera di un gruppo specifico di esseri umani. In quel periodo si trattava del gruppo dominante in tutto il mondo, ma oggi non è più così. Così la Plurality University è un riconoscimento della potenza di questa narrazione tecnocentrica: potente, seducente, capace di generare grandi storie, grandi romanzi di fantascienza, sogni. Ma allo stesso tempo vogliamo dire che forse è così grande da necessitare di migliaia di altre voci per avere a disposizione visioni del futuro alternative. Se vogliamo che il futuro sia di tutti, forse allora non basta che ci sia una sola voce che può dire come funziona il futuro. Che basta adeguarsi, prepararsi all'avvento di quello scenario, che non lo puoi cambiare in alcun modo. Se invece tutti abbiamo la libertà e il potere di immaginare il futuro, grazie a queste storie diventiamo in qualche modo attori, possiamo scambiarci idee diverse, abbiamo una qualche forma di rappresentanza (agency). In realtà nessuno può sapere esattamente come sarà il futuro: ne esistono solo versioni immaginarie. Ci serve la capacità di discutere di queste idee, immaginarie e molto diverse tra di loro.


La Plurality University attinge ai concetti dello Speculative design: ci spieghi qualcosa di più?

Da sempre il design va molto oltre alla progettazione del puro oggetto di consumo. Ti faccio un esempio: nel 1939, General Motors chiese a Norman Bel Geddes di progettare la mostra Futurama alla Fiera Mondiale di New York. L'idea era di proiettare il desiderio dell'automobile come industria, come nuova era della civiltà umana, come il futuro. Si poteva visitare un grande diorama che presentava una città ideale, che ruotava interamente intorno all'automobile, con grandi strade in cui sfrecciare senza alcun tipo di traffico. Questo era puro Speculative design: si metteva in mostra il futuro e qualcosa che non era un oggetto del classico design industriale. Il design veniva usato come potere di dar forma alle idee, di creare uno spazio in cui proiettarsi come consumatore con i propri valori di modernità, libertà, potere personale e successo sociale.

Oggi la parola design indica strumenti sofisticati per stanno tra la comprensione dei bisogni e desideri delle persone da un lato e la possibilità dell'industria di soddisfarli producendo forme di seduzione. Da questi mezzi molto potenti nascono responsabilità importanti, formalizzate sotto l'ombrello di termini come Critical design, Speculative design o Design fiction. Intendiamo con questo l'idea di produrre forme che non siano ideate per il consumo, ma per la discussione del sistema in cui siamo consumatori. Da questo sono poi nate molte idee interessanti. É quanto si può fare con romanzi e film: raccontare una storia che faccia allo stesso tempo pensare e discutere il pubblico. Qui però usi lo schema del design, quindi crei qualcosa di maggiormente fisico e sensoriale, meno legato al linguaggio, che possa stimolare un pensiero alternativo nato da un'esperienza soggettiva di tipo fisico. Ti racconto un esempio, Mitigation of Shock, prodotto dallo studio inglese Superflux: è un appartamento pensato per il cambiamento climatico, per mostrarci oggi come saranno le abitazioni del futuro nelle varie zone del mondo (qui la versione pensata per Singapore). Dove in casa allevi e cucini gli insetti, dove fuori dalla finestra hai uno scenario lagunare dovuto all'innalzamento dei mari e quindi mezzi di trasporto adeguati, cose così.

Un aspetto affascinante del futuro è che non è mai chiaro quanto vicino sia, quanto velocemente stia avvicinandosi.

Forse meno di quanto ci aspettiamo comunemente. E' vero, ma è anche vero che spesso le questioni e i concetti con cui le affrontiamo sembrano cambiare molto velocemente, ma in parte si tratta di un effetto ottico. Il digitale per esempio è sul mercato da 70-80 anni e la maniera in cui le organizzazioni lo usano è abbastanza simile nell'arco degli ultimi 30-40 anni, anche di più. Si tratta prevalentemente di automazione dei processi e di rendere qualsiasi processo o entità aziendale quasi un'organizzazione a sé stante (da cui l'outsourcing), quasi sempre rappresentata da processi e non da persone. Quello che penso sia successo è che le cose sono più complesse di una volta e le persone hanno maggiormente la sensazione di non poter avere un ruolo attivo, di non poter influire sul futuro. A quel punto è vero che tutto sembra muoversi alla velocità della luce e senza un senso. Non sono del tutto convinto che sia solo una questione di velocità. Se senti di essere bloccato, allora le cose intorno a te tenderanno ad apparire fuori controllo e molto veloci.

Credo dipenda anche dalla grande libertà dalla società? Serve allora un metodo più forte?

Ovviamente non c'è un solo metodo per fare bene qualsiasi cosa. Nel future thinking questo è particolarmente vero: a seconda del tuo obiettivo usi metodi differenti di pensare al futuro per agire nel presente. Se per esempio cerchi di capire cosa si venderà l'anno successivo, fai trend spotting o trend forecasting, con un orizzonte di sei mesi. Se hai bisogno di definire una strategia a cinque anni di distanza, farai qualcosa di diverso. Quello che facciamo con Plurality University è di provare a cercare le domande, non solo le risposte. Quindi di cambiare lo scenario futuro partendo dalle domande che si pongono oggi.

Per esempio stiamo portando avanti questo tipo di lavoro in partnership con alcune grandi corporation e rilasceremo i risultati al pubblico in modalità open source. Ci sembra interessante anche perché il future thinking è stato sviluppato tanto in questo ambito rispetto al futuro del mercato, poco invece rispetto al futuro dell'organizzazione stessa. Si parla tanto del futuro del lavoro, ma non dell'azienda come entità economica, umana e organizzativa. Vogliamo immaginare cosa potrebbe essere una grande azienda dopo il pensiero di Friedman, dopo il pensiero del driver unico legato al profitto, allo shareholder value. Quali sono gli effetti allargati dell'attività d'impresa? Spesso sembrano del tutto estranei all'ambito dell'impresa, ma stiamo diventando sempre più consapevoli che questo non è del tutto vero. Uno degli effetti che denunciano i nostri partner è che diventa difficile assumere e trattenere i giovani, perché non capiscono il senso personale e complessivo di un'attività poco umana in senso lato. A volte la domanda latente nel settore automotive non è più di un'auto elettrica invece che a benzina: il pensiero inizia a essere l'eventualità che diventi impossibile muoversi molto, a causa del cambiamento climatico e della crisi energetica. A fianco di questo, oltre al pensiero distopico sulla figura della corporation, vediamo tante idee costruttive, fiction di tipo creativo sui possibili assetti futuri dell'attività d'impresa. Questo ha come effetto collaterale di riconnettere il gruppo di lavoro al proprio immaginario, spesso scollegato per colpa di un'idea di efficienza e razionalità molto prevalenti nel mondo dell'attività d'impresa. E, in ultima analisi, da questo lavoro sull'immaginario, discende la capacità di dare un senso alla storia personale e collettiva dell'azienda.

Tornando al tema del metodo, mi raccontavi di come insegni agli studenti di SciencesPo un sistema per restare aggiornati rispetto alla nuova tecnologia.

Il corso si chiama L'innovatore ignorante, è un riferimento molto francese a un volume di filosofia intitolato Il maestro ignorante di Jacques Rancière, Cinque lezioni per l'emancipazione intellettuale (Amazon, Wikipedia). Il libro racconta la storia vera di un insegnante del diciannovesimo secolo, che sosteneva non fosse necessario conoscere a fondo un argomento per insegnarlo. Questo perché ignorare l'argomento significa anche non avere un bagaglio di preconcetti, ma al contrario dover scoprire tutto collaborando tra studenti e insegnanti per trovare un senso ex novo. Il mio corso è parte di un master in Innovazione e Digital transformation. L'idea di base è più modesta, che non sia possibile insegnare le nuove tecnologie, perché per definizione sono destinate a diventare vecchie in brevissimo tempo. Da qui l'esigenza di un metodo per ragionare in autonomia sull'ignoto, in particolare sulle tecnologie emergenti. Per essere in grado di affrontare la novità senza essere scettici o al contrario utopisti, con la capacità di ricercare informazioni per farsi un quadro che pesi la hype che spesso circonda le novità tecnologiche. Per capire argomenti molto tecnici, anche nelle loro implicazioni più late: quali sono le promesse di questa tecnologia? Spesso si finisce per verificare che il portato è molto diverso dalla promessa iniziale. Come possiamo partecipare alle discussioni che ruotano intorno a queste tecnologie emergenti nel contesto dei media?

Per esempio per le tecnologia blockchain, la promessa era di un mondo senza intermediari, finalmente di un sinonimo di una libertà assoluta e possibile. Ancora una volta, ci siamo resi conto che la narrazione del nuovo non era così nuova: le tecnologie blockchain hanno generato idee come la Decentralized autonomous organization che erano già presenti in romanzi di fantascienza precedenti. L'obiettivo quindi è di non finire per esser dominati dalla narrazione corrente della tecnologia, in maniera di evitare di fare esattamente le stesse cose che fanno tutti gli altri. Il riferimento, ormai un po' datato, è per il libro IT doesn't matter di Carr, con la possibilità necessaria di vedere le cose in maniera leggermente diversa, con un nuovo equilibrio più aperto e capace di evitare il groupthink. E' un aspetto essenziale per i miei studenti, che dovranno poi dare un indirizzo ai propri clienti o agli executive in un consiglio di amministrazione. Se ci pensi, questo vale anche per il grande argomento dell'intelligenza artificiale: vedo investimenti estremamente costosi ma privi di un vero differenziale in termini di valore. In linea di principio si tratta spesso di progetti di automazione abbastanza simili a quanto si fa già da decenni con il digitale. Questo approccio aperto alle tecnologie emergenti deve poi sempre integrare un pensiero sulle opportunità e complessità specifiche di un impiego responsabile, sostenibile e possibilmente con effetti sociali ed ecologici positivi accanto a quelli meramente economici del profitto.